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Pagine per organo

Fotografia del disco "Pagine per organo"

Il mio primo incontro con l’arte di Karl Richter avvenne per puro caso anni fa ascoltando un’antologia di opere per organo su LP dal titolo «Pagine per organo», che perciò merita una menzione speciale in questo spazio. L’esecuzione di Richter della Fantasia e Fuga BWV 542 di Bach, precisa, impeccabile, mi colpì sin dal primo ascolto e da anni rappresenta il mio riferimento. Solo tempo dopo avrei scoperto le capacità di Karl Richter come clavicembalista e direttore d’orchestra.

Il disco, uscito nel 1983 (Deutsche Grammophon, 410 073-1), contiene anche altri brani suonati da Karl Richter; ecco cosa esegue esattamente:

  • Bach: Fantasia e fuga in sol minore, BWV 542
  • Brahms: Preludio al corale "Herzlich tut mich verlangen"
  • Mozart: Fantasia in fa minore, K. 608
  • Liszt: Preludio e fuga sul nome BACH

Fuori catalogo per molti anni, queste registrazioni sono ora tutte fortunatamente disponibili su CD. Bach lo si trova nel box "Organ Works – Karl Richter" della Deutsche Grammophon serie "The Originals" uscito nel 2005 (codice 477 5337), mentre proprio a giugno di quest’anno (2006) è uscito il cofanetto "Karl Richter: A Universal Musician", di 8 CD, sempre Deutsche Grammophon (477 6210) in cui si trovano, tra l’altro, le esecuzioni della Fantasia in fa minore di Mozart, del Preludio e fuga sul nome BACH di Liszt e dei Preludi-Corali di Brahms, tutte esecuzioni ascoltabili, fino a qualche settimana fa, solo da LP come questo.

La Fantasia e fuga BWV 542 di Bach è eseguita all’organo Marcussen della Jægersborg Kirke (disposizione), mentre Mozart, Brahms e Liszt sono eseguiti all’organo Steinmeyer della Herkules-Saal della Residenza di Monaco (disposizione).

Dopo aver ascoltato varie esecuzioni della Fantasia K. 608 di Mozart (Guillou, Haselböck per fare qualche esempio), pur trovandole soddisfacenti non posso nascondere la mia tendenza a tornare ad ascoltare Richter: la scelta delle registrazioni, i tempi e la precisione non hanno pari. Lo strumento, costruito nel 1962 e dotato di 75 registri, ha una sonorità che si addice perfettamente sia a questo pezzo Mozartiano che a Liszt, nonostante l’assenza di registri di 32′.

In definitiva sono tutte registrazioni da ascoltare e difficilmente se ne rimarrà delusi. Un’ultima nota tecnica: le incisioni risalgono al 1964 e la qualità audio (stereo, ovviamente) è molto buona; il rumore di fondo si fa notare solo nei passaggi più tenui.

«Pagine per organo» contiene anche pezzi eseguiti da altri organisti:

  • Anonimo: Branle de Champagne
  • Cabanilles: Toccata n. 4
  • L. Couperin: Fantasia in do maggiore
  • Sweelinck: Variazioni sull’antica canzone inglese "Future, my Foe"
  • Janáček: Solo per organo dalla "Messa glagolitica"
  • Bull: Bull’s Goodnight

In effetti lo scopo del disco non era quello di mettere in evidenza Karl Richter ma piuttosto di dare una panoramica generale sulla musica organistica; obiettivo decisamente ambizioso, specialmente se, come in questo caso, si riduce il tutto a meno di un’ora di musica. Chiaramente, nel voler dare un assaggio di musica organistica eseguita in modo pulito, si dev’essere pensato che Karl Richter fosse uno degli artisti più adatti allo scopo.

Riporto di seguito, tra virgolette, le note presenti sul retro della custodia, scritte da Joachim Dortmüller e tradotte in italiano da Gabriele Cervone. Anche se non si parla degli esecutori, vi sono informazioni interessanti sulle origini e lo sviluppo della musica organistica.

«Si deve risalire fino al secolo VIII per poter cogliere gli inizi della musica per organo: nel 757 Pipino III, padre di Carlo Magno e soprannominato impropriamente anche "il breve", ricevette in dono un organo dall’imperatore di Bisanzio Costantino V. Ma dovettero trascorrere quasi 70 anni perché questo strumento potesse avere una sua funzione nelle celebrazioni liturgiche; infatti solo nel 824 la Cattedrale di Aquisgrana fu dotata di un organo.
A quei tempi non si poteva parlare in alcun modo di letteratura specificamente organistica. Bisogna attendere quasi 500 anni per trovare musiche di questo tipo: si tratta di preludi (detti "preamboli"), di adattamenti di canti, ma anche di danze, spesso trascritte da composizioni vocali. Si trattava comunque di opere destinate all’organo, come indicano inequivocabilmente i frontespizi di queste raccolte di musiche. I loro autori sono rimasti spesso anonimi, così anche il compositore della Branle, un’antica danza francese di gruppo, che si può ascoltare in questa registrazione – un tipo di musica che nei secoli XVI e XVII era assai popolare.
Nell’era prebachiana quattro maestri – ognuno dei quali è un insigne rappresentante del proprio paese – caratterizzano poi il successivo iter dell’organo nella storia della musica. Sono quasi coetanei l’olandese Jan Pieterszoon Sweelinck e l’inglese John Bull. Sweelinck, che fu organista a partire dal 1580 nella Oude Kerk di Amsterdam, viene a ragione chiamato "il creatore di organisti": per le sue straordinarie doti pedagogiche godette ai suoi tempi di grande fama. Ma ebbe alti riconoscimenti anche come compositore e a questo avranno certo contribuito le sue variazioni, come ad esempio quelle su "Future, my Foe" (Dalla Fortuna son sospinto). Un momento caratteristico dello stile di Sweelinck è dato dalla fusione di influssi inglesi e italiani. Anche Bull fu organista (da ultimo nella Cattedrale di Anversa) e al tempo stesso compositore. Scrisse cicli di variazioni, fantasie e dei pezzi sul tipo del ricercare. Può valere come esempio della sua arte il brano "Goodnight" (Buona notte). Louis Couperin è il capostipite di una famiglia che ha dato alla storia tanti musicisti in un ampio arco di tempo, dal secolo XVII fino al XIX, come indicano i reperti documentari. Fu zio del famoso François Couperin, che portò l’arte clavicembalistica francese ai suoi più alti fastigi. Lo stesso Louis Couperin, organista nella Chiesa di St. Gervais a Parigi e alla corte del Re Sole, scrisse diverse composizioni dal titolo "Fantasia", nelle quali è documentata la sua predilezione per i registri bassi – e a quei tempi nuovi – della tromba e cornetta. Più a sud ed esattamente a Valencia, in Spagna, operò Juan Bautista Cabanilles, organista e sacerdote nella Cattedrale della sua città natale. Compì probabilmente un viaggio di studi alla corte del Re Sole e là ebbe modo di conoscere Louis Couperin. Inoltre assimilò le conquiste stilistiche di Girolamo Frescobaldi, organista in S. Pietro a Roma. Di Cabanilles sono rimaste passacaglie, tientos e toccate, e la Toccata n. 4 riflette i tratti caratteristici dell’antica musica spagnola.
In un excursus documentario di composizioni organistiche non può mancare la musica di Johann Sebastian Bach, il più famoso Cantor di S. Tommaso di tutti i tempi. Nella sua produzione organistica – solo per fare un esempio – giungevano a pieno compimento la ricchezza formale e la forza espressiva dell’età barocca, e si compiva la maestria artistica di quei compositori che prima di lui operarono particolarmente nell’Europa centrale. Le esecuzioni e le improvvisazioni di Bach all’organo furono ammirate sempre e ovunque. Sembra che per lui non siano mai esistiti problemi tecnici, sia nell’atto di comporre che nel suonare lo strumento. Ne offre un esempio la Fantasia e Fuga in sol minore qui registrata. La prima parte di questa composizione, scritta nel 1720 a Cöthen, percorre armonicamente il linguaggio dei decenni successivi; la Fuga è da un punto di vista tecnico-interpretativo uno dei più ardui brani per organo che Bach abbia mai scritto. A queste vette assolute rappresentate dalla musica bachiana seguì un periodo di stasi. I grandi Classici si dedicarono appena alla musica organistica. Fu più di tutti Wolfgang Amadeus Mozart a lasciare agli organisti dei brani di rilievo, anche se scritti in realtà per organo meccanico (uno strumento automatico allora assai in voga) – è questo appunto il caso della Fantasia in fa minore qui registrata. Se la forma di rondò è classica, i passaggi fugati – realizzati con grande maestria contrappuntistica – rimandano invece allo stile barocco. Qui Mozart fa il suo atto di riverenza nei confronti di Bach – un atteggiamento che contraddistingue anche il Preludio e Fuga sul nome BACH di Franz Liszt, la prima composizione organistica concepita in una dimensione di virtuosismo pianistico, che sia stata scritta sulle note si bemolle (B) – la (A) – do (C) – si (H), una sigla da allora in poi sempre prediletta dai compositori di musica organistica. È invece concepito come una meditazione il Preludio a "Herzlich tut mich verlangen" di Johannes Brahms, una musica legata al contenuto testuale e che dà espressione all’anelito di morte e al desiderio di liberazione dai dolori terreni. L’ultima composizione di questa serie di registrazioni è di Leos Janáček, che ancor prima di Bartók acquisì alla musica d’arte l’elemento folcloristico (quello della Moravia, sua terra natale). La "Messa glagolitica" è una delle sue opere più significative nel genere sacro; questa messa si conclude con un Solo per organo, veramente insolito per una composizione vocale, e tuttavia comprensibile in un compositore che non solo fondò una scuola organistica ma che la diresse anche per quasi un trentennio.»

Joachim Dortmüller (Traduzione: Gabriele Cervone).

Collegamenti utili: Jægersborg KirkeDisposizione dell’organo MarcussenDisposizione dell’organo SteinmeyerDeutsche Grammophon.

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  1. Giuseppe
    17 luglio 2006 alle 18:33

    Carissimo Alberto,
     
    grazie per il prezioso consiglio: non sapevo che Richter avesse inciso questo pezzi!!! Mi hai fatto venire la curiosità: spero domani stesso di cercare i CD in un negozio da noi famosissimo, specializzato nella vendita delle "chicche"!!!!!
     
    Buone vacanze
     
    Giuseppe Raccuglia Organarius

  1. 12 ottobre 2010 alle 10:44
  2. 12 ottobre 2010 alle 14:46

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