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Ascolti un po’ meno recenti: Janáček

Copertina CD: "Janáček Messa Glagolitica" diretta da Rafael Kubelik (Deutsche Grammophon)

Uno dei capolavori di Leóš Janáček, compositore a cavallo tra diciannovesimo e ventesimo secolo, è la "Messa Glagolitica". Il nome deriva dalla lingua del testo, il glagolitico appunto, che è la più antica lingua slava conosciuta. È noto il forte legame tra questo compositore e le tradizioni della sua terra, la Moravia; terra che, nonostante non abbia nulla di così speciale, si è sempre dimostrata particolarmente fertile, artisticamente parlando.

Vicino a compositori romantici come Dvořák e Smetana, non ne condivideva però lo stile compositivo; in effetti egli compose "con un linguaggio anticonvenzionale e antiromantico, nemico della bella frase e degli sviluppi logici, anzi operando a scatti, per giustapposizioni e contrasti, con cambi di rotta improvvisi e collegamenti audaci, con certe uniformità vocali e asperità strumentali di somma efficacia" (da Piero Mioli, Dizionario di musica classica, BUR) dunque gli amanti di romanticismo e classicismo sono avvertiti: abituare l’orecchio a Janáček non sempre si rivela semplice e veloce e non è raro che all’inizio si abbia l’impressione di trovarsi di fronte ad autentica spazzatura, ma col tempo le cose cambiano e Janáček può dare grandi soddisfazioni, come per me è stato nel caso di questa composizione.

Ho tradotto qualche nota più dettagliata dal libretto annesso al CD, che poi avrò modo di citare puntualmente. Le note originali sono a cura di Teresa Pieschacón Raphael (Deutsche Grammophon) e naturalmente erano state tradotte in tutte le lingue tranne che in italiano.

«Janáček abbozzò la Messa Glagolitica nell’arco di sole tre settimane del 1926 mentre si trovava alle terme morave di Luhacovice. L’opera mirava a segnare il decimo anniversario dell’indipendenza della cecoslovacchia e a celebrare i missionari slavi Cirillo e Metodio che, nel nono secolo, portarono in Moravia il cristianesimo dall’est. Furono loro a tradurre i testi biblici in slavo antico, usando la scrittura "Glagolitica" da loro stessi ideata.
Gli esecutori di questa registrazione si sono trovati di fronte ad una vera e propria sfida: non solo hanno dovuto apprendere suoni inusuali ma, rispettando il volere del compositore stesso, hanno dovuto porre la massima attenzione al dettaglio linguistico e all’intonazione. L’ascoltatore cercherà invano la solennità che per tradizione si associa ai componimenti sacri. Janáček rifiutò l’introversione e la pietà addolorata propria della cristianità del diciannovesimo secolo; per Janáček le chiese erano come "morte concentrata". Le sue credenze religiose affondavano le radici in una visione panteistica della natura, che volle esprimere con forza. La sua messa doveva essere "priva dell’oscurità delle celle dei monasteri medievali, senza l’eco delle strade già percorse dell’imitazione, senza l’eco delle fughe ingarbugliate alla Bach, senza l’emotività di Beethoven, senza l’allegria di Haydn". Voleva dimostrare "come si dovrebbe parlare al caro Signore" e sperò che, nello scrivere l’opera, riuscisse a "manifestare la fede nella certezza della patria".»
(note originali di Teresa Pieschacón Raphael – Deutsche Grammophon)

La messa si divide in otto movimenti, avvicinandosi alla consueta organizzazione liturgica:

  1. Uvod (Introduzione)
  2. Gospodi pomiluj (Kyrie)
  3. Slava (Gloria)
  4. Veruju (Credo)
  5. Svet (Sanctus)
  6. Agnece Bozij (Agnus Dei)
  7. Varhany solo (Solo per organo)
  8. Intrada

Di questa composizione conoscevo fino a qualche tempo fa solamente il settimo movimento "solo per organo" perché incluso nella raccolta "Pagine per organo" (di cui ho già parlato qui alcuni mesi fa). In effetti l’organo gioca un ruolo fondamentale nella composizione, sebbene gli siano riservati solo due assoli: uno a metà del Credo e l’altro, appunto, nel settimo movimento.
La composizione si apre con l’Introduzione, dove trombe e timpani in tono trionfale sono seguite dagli archi, quindi prosegue con un’alternanza tra archi e fiati.
Con il Kyrie si cambia drasticamente atmosfera, la quale diviene molto più tetra e significa bene l’idea delle colpe commesse dai mortali, che implorano il perdono divino, e termina rimanendo quasi in sospeso, come nell’attesa del responso celeste.
L’attacco del Gloria è delicatissimo e la voce del soprano irrompe quasi subito in modo deciso e maestoso, dando vita a un movimento vivace che giunge all’apice con l’amen finale dove si odono insieme gli ottoni, la voce brillante dell’organo, e i timpani.
Il Credo è molto elaborato, ogni verso è rappresentato con la propria atmosfera e intensità, ricco di quei "cambi di rotta improvvisi" già menzionati; in particolare il breve assolo d’organo che introduce il drammatico passo della crocefissione giunge inaspettato ed è seguito dal violento attacco del coro.
Il Sanctus è uno dei pezzi più belli tutta la messa, comincia con una melodia dolcissima affidata agli archi, dopodiché il ritmo cambia decisamente ed emerge un tratto caratteristico di Janáček: la ripetizione insistente dello stesso motivo, cambiato magari di tono e modo.
L’Agnus Dei dà proprio l’idea di una supplica, si avvia oscuro con flauti e archi, poi attacca il coro, quindi intervengono i solisti a partire da basso, poi il tenore e così via; dopodiché di nuovo il coro, l’apice con gli ottoni e la conclusione, oscura come l’inizio. A questo punto nessuna tregua, si parte con il Solo per organo. La sua presenza potrebbe apparire inconsueta, in effetti esce dagli schemi tradizionali della messa, ma l’organo ha sempre rivestito un ruolo particolare per Janáček, avendo egli fondato e diretto per molti anni proprio una scuola organistica.
A concludere l’opera, l’Intrada: un breve pezzo maestoso e trionfale dove archi e ottoni si alternano più volte fino a unirsi nel finale in cui archi e trombe sembrano impazzire di esultanza insieme ai timpani, mentre i tromboni affiorano con gli accordi.

L’esecuzione analizzata risale al 1964; coro e orchestra della radio bavarese di Monaco, diretti da Rafael Kubelik, conterraneo ed estimatore di Janáček. L’organo è lo Steinmeyer della sala di Ercole della residenza di monaco, in cui è stata ovviamente registrata l’esecuzione; alla consolle troviamo Bedrich Janáček. Quest’organo è già stato trattato in un precedente articolo a cui si rimanda. Il CD è della Deutsche Grammophon, serie The Originals (463 672-2), e include anche il "Diario di uno scomparso", sempre di Janáček. La qualità tecnica è molto buona, non ci sono difetti da segnalare.

Un ringraziamento infine va a Giada, che mi ha incoraggiato ad analizzare l’opera di questo compositore in verità poco conosciuto.

Msa Glagolskaja organ orgel orgue varhany

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  1. p.
    10 gennaio 2007 alle 11:15

    Ciao! Ero di passaggio e ho notato il tuo blog..
     
    COMPLIMENTI DAVVERO!! Quando sento parlare di musica classica mi illumino, è un mondo talmente vasto che vale la pena di essere esplorato.. Mi fa piacere vedere che in mezzo al popolo di internet non sono poi così pochi quelli che coltivano la passione per la musica!
    Tornerò spesso a trovarti e con calma leggerò tutte le recensioni e commenti.. (non ho molto tempo ma lo faccio davvero volentieri).
    Tu se vuoi puoi passare a trovarmi, io sono geometra che coltiva sottobanco la passione per l’organo, (sono all’ VIII anno al conserv di Bologna).
    Ti chiedo scusa se il mio modestissimo blog non sarà alla pari del tuo ma a dire il vero non ho molti tempo libero per dedicarmici e per giunta non sono molto ferrato in materia informatica!
     
    spero di risentirti.
     
    -Paolo-

  2. Giuseppe
    10 gennaio 2007 alle 13:31

    Ecco un altro saggio consiglio da…ascoltare!!! Provvedere al più presto ad acquistare il CD.
     
    Grazie per le tue recensioni.
     
    Giuseppe

  3. Stefano
    11 gennaio 2007 alle 14:47

     
    Grazie per la visita!
     
    Noto che il tuo blog è davvero ricco di notizie organistiche.
    Quando vuoi, passa a farmi visita.
     
    Un cordiale saluto
     
    Stefano Patricelli

  4. Giada
    27 gennaio 2007 alle 19:32

    ciao!! addirittura i ringraziamenti… nono, sono io che devo ringraziare te per avermi stimolato la curiosità di conoscere quest’opera stupenda (ovviamente ci sono un sacco di altre cose per cui dovrei ringraziarti, ma dal momento che non c’entrano col tuo intervento penso che sia meglio non scriverle, almeno non qui!). è stata una vera rivelazione sai? non sai quante volte l’ho ascoltata…il solo per organo poi lo so a memoria! comunque è vero: non ha nulla della messa tradizionale (a dir la verità tutto ciò che ha fatto Janacek non è tradizionale :D) e forse è per questo che mi ha sempre attirato molto fin da quando hai iniziato a parlarmene… ho pensato a lungo su cosa il genio di Janacek potesse avere escogitato e su dove si fosse stavolta incentrata la rivoluzione :p. a parte questo complimenti davvero per l’intervento; è precisissimo e completo come sempre…spero ne farai tanti altri! a proposito fai un salto sul mio blog? ho appena caricato l’intervento nuovo :Dun abbraccio, Giada

  5. Marco
    5 febbraio 2007 alle 23:25

    Ciao Alb, si nn ci sentiamo da un pezzo…intanto complimenti per la recensione..nn appena ci bekkiamo ho 10.000 cose arretrate da raccontarti…vabè non proprio 10.000 ma quasi…ehehe
    a presto bye bye.

  6. anita
    7 febbraio 2007 alle 12:12

    tz ma ke zokko e zokko…te dico solo ke cha akkompagnati la dibellonia..e ke è rimasta kiusa 6giorni in grapperia:°Dcmq folgaria,in trentino:Dmai visto il trentino senza neve:°°°°

  7. Roberta
    19 febbraio 2007 alle 19:53

    Ciao! Da quanto tempo non ci si sentiva…
    Bèh…col mio strumento neanche posso  lamentarmi, tutto sommato procede bene, auguriamoci che continui così!
    A te tutto ok?
    A presto, Roby

  8. mika
    19 febbraio 2007 alle 20:05

    VOTAMI!!

  9. Rosalva
    19 febbraio 2007 alle 20:46

    beh ……….complimenti per il tuo blog…………devo dire che è molto interessante …..buona serata

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