Johann Sebastian Bach – Helmut Walcha

19 ottobre 2013 1 commento
Johann Sebastian Bach all'organo
Stampa di Bach seduto all’organo (1725).
British Museum, autore sconosciuto.
Helmut Walcha all'organo
Helmut Walcha all’organo (da 463 712-2).
Foto: Siegfried Lauterwasser.

Il nome di Helmut Walcha è ben noto alla quasi totalità degli appassionati di musica per organo; l’organista tedesco deve la sua fama principalmente alle incisioni di Bach effettuate tra il 1956 e il 1971 per la casa discografica Deutsche Grammophon, o, per essere precisi, per la sua costola Archiv Produktion.
Affetto fin dalla gioventù da una grave malattia della vista, fu praticamente sempre costretto ad imparare a memoria gli spartiti dopo averli faticosamente decifrati; più avanti negli anni sarà la moglie a fornirgli un prezioso supporto eseguendo per lui le partiture di Bach voce per voce in modo che potesse mandarle a memoria più facilmente; ciò implicò uno studio accuratissimo delle partiture stesse.

1947-1952: il primo integrale monofonico

Walcha fu uno dei primi grandi organisti che si pose il problema della filologia esecutiva barocca. Le sue primissime registrazioni risalgono al 1947 e coincidono con la nascita della stessa Archiv. Uno degli obiettivi della neonata era proprio quello di documentare gli strumenti musicali storici sfuggiti alle devastazioni della seconda guerra mondiale; gli organi antichi rientrano a pieno titolo in questa categoria e anzi rappresentano uno dei patrimoni artistici più delicati e difficili da tutelare: dove non arrivavano le bombe, infatti, spesso arrivavano le razzie al fine di recuperare il metallo delle canne per scopi bellici.
Le incisioni del ’47, di seguito elencate, furono effettuate al “piccolo” organo della Jakobi-Kirche a Lubecca, un gioiello a tre manuali e pedaliera che include anche materiale fonico risalente all’epoca rinascimentale. I dettagli di questo e di tutti gli altri strumenti qui trattati sono disponibili più avanti in quest’articolo e sono tratti in gran parte dai libretti allegati ai cofanetti Archiv 474 747-2 e 463 712-2.

  • Sonate a tre voci n. 1 e n. 6, BWV 525, 530
  • Fantasia e fuga in sol minore, BWV 542
  • Preludio e fuga in do maggiore, BWV 547
  • Preludio e fuga in mi bemolle maggiore »St. Anne«, BWV 552
  • Toccata, adagio e fuga in do maggiore, BWV 564
  • Toccata e fuga in re minore, BWV 565
  • Corali di Schübler, BWV 645-650
  • Clavier-Übung III: BWV 669-671, 676, 678, 680, 682, 684, 686, 688 (für große Orgel)
  • Partite diverse sopra »Sei gegrüßet, Jesu gütig«, BWV 768
Cofanetto edizione giapponese Cofanetto edizione internazionale

Integrale 1947-1952: edizione giapponese e internazionale (10 CD).

Le prime registrazioni che furono messe in commercio dalla Archiv furono quelle dei sei corali di Schübler. All’epoca ancora non esisteva il long playing ma c’erano solo i dischi in gommalacca da 78 giri che potevano contenere al massimo cinque minuti di musica per lato, per cui i sei corali richiedevano ben tre dischi che furono catalogati con i numeri 1001-3. Pochi anni dopo, l’LP monofonico fece la sua comparsa e divenne in breve tempo il supporto più conveniente per distribuire la musica grazie alla maggiore durata e al minore rumore di fondo. Proprio quest’ultimo dettaglio fece sorgere un problema: ci si accorse infatti che sul nuovo supporto era chiaramente udibile il rumore del traffico veicolare che era stato registrato, ovviamente senza volerlo, nella Jakobi-Kirche, mentre prima sui 78 giri esso risultava mascherato dal rumore di fondo. Ciò rese necessaria la ricerca di un sito più tranquillo ove registrare il resto delle composizioni di Bach. La scelta ricadde su uno strumento barocco di piccole dimensioni, l’organo Schnitger della chiesa dei Ss. Pietro e Paolo a Cappel, villaggio tedesco sul mare dei Wadden, a metà strada tra Cuxhaven e Bremerhaven. Questo strumento a due manuali e pedaliera, di elevato valore storico e miracolosamente risparmiato dalla guerra, presentava caratteristiche foniche più che adeguate all’esecuzione filologica di Bach. La registrazione dell’integrale fu completata nel 1952, anche se di vero e proprio integrale non si può parlare: Walcha decise infatti di non includere le opere di dubbia attribuzione come i piccoli preludi e fughe BWV 553-560, i concerti per organo BWV 592-597 che in realtà sono trascrizioni di concerti di altri autori, e L’arte della fuga, che Walcha all’epoca non riteneva fosse destinata all’esecuzione organistica. Mancano naturalmente anche i corali Neumeister, scoperti solo negli anni ottanta. I quattro duetti BWV 802-805, tratti dal Clavier-Übung III, sono invece presenti ma eseguiti “a sorpresa” al clavicembalo anziché all’organo (non c’è modo di saperlo se non ascoltando il disco).

L’approccio di Helmut Walcha alle composizioni organistiche del Kantor fu chiaro da subito: fedeltà alla partitura, che comporta il rifiuto quasi totale di ogni licenza interpretativa romantica tanto in voga in quegli anni (si pensi alle incisioni di Albert Schweitzer); tempo scandito in modo quasi metronomico, sobrietà negli abbellimenti, e gestione dei registri indirizzata sia all’ottenimento di sonorità particolari, interessanti e talvolta sorprendenti, sia all’evidenziazione della struttura delle composizioni, elemento fondamentale della musica di Bach e, in generale, della musica contrappuntistica. La spettacolarità è una caratteristica quasi del tutto assente in queste interpretazioni; qui l’organista si mette totalmente a servizio del compositore rispettandone ogni notazione con la precisione che si deve a delle partiture che si fondano su studi che potremmo definire “matematici”.

La qualità tecnica è sorprendentemente elevata se si considera che si tratta di registrazioni dell’immediato dopoguerra; certo, il rumore di fondo è ben presente, ma l’intervallo di frequenze registrato è compreso tra 30 e all’incirca 12.000 Hz. Talvolta si nota un po’ di distorsione quando il livello del suono si avvicina al limite superiore di dinamica.

Questo ciclo di incisioni monofoniche era stato reso disponibile in compact disc dalla Archiv solo nel 2003 come cofanetto di 10 CD della serie Original Masters (474 747-2), ma attualmente è fuori catalogo. Anni prima, nel 1992, era stata rilasciata un’edizione destinata al mercato giapponese, sempre in CD (POCA-9002/11). Attualmente è possibile acquistarlo in versione download MP3 o FLAC dal sito Deutsche Grammophon oppure, naturalmente, come rimanenza di magazzino (ad esempio sul Marketplace di Amazon). In alternativa è possibile reperirlo in edizioni economiche di altre case discografiche minori (ad esempio Membran), dato che sono trascorsi più di cinquant’anni dalla prima pubblicazione di queste registrazioni e quindi il copyright della Archiv Produktion è decaduto; bisogna però tenere presente che i nastri originali non lasciano mai la casa discografica madre, pertanto le altre case non possono avervi accesso diretto e si devono accontentare di una copia che per forza di cose sarà di qualità inferiore, magari di poco ma comunque inferiore, rispetto all’originale; ciò significa che, a meno di rimasterizzazioni e rimaneggiamenti del segnale, la qualità audio del download FLAC dal sito Deutsche Grammophon (formato di compressione senza perdita di qualità) dovrebbe essere maggiore rispetto a quella dei CD pubblicati da altre case discografiche.


Kleine Stellwagen-Orgel, St. Jakobi-Kirche, Lübeck

Kleine Stellwagen-Orgel - St. Jakobi-Kirche - Lübeck
Foto tratta dal sito www.holbach-foundation.org.

1467/1515 (Hauptwerk) – 1636-37 (Friedrich Stellwagen: Rückpositiv, Brustwerk, Pedal)

Disposizione fonica all’epoca delle registrazioni: 1947

Hauptwerk
Prinzipal 16′
Oktave 8′
Oktave 4′
Oktave 2′
Rauschpfeife 2fach
Mixtur 2-6fach
Spielpfeife 8′
Rohrflöte 4′
Sesquialtera 2fach
Trommet 8′

Brustwerk
Gedackt 8′
Quintatön 4′
Waldflöte 2′
Zimbel 2fach
Regal 8′
Schalmei 4′

Unioni
Rückpositiv-Hauptwerk
Brustwerk-Hauptwerk
Hauptwerk-Pedal

Rückpositiv
Quintatön 8′
Prinzipal 4′
Oktave 2′
Scharf 4fach
Gedackt 8′
Hohlflöte 4′
Quintflöte 1 1/3′
Trechterregal 8′
Krummhorn 8′

Pedal
Prinzipal 16′
Oktave 8′
Mixtur 4fach
Subbaß 16′
Pommer 8′
Bordun 4′
Nachthorn 1′
Posaune 16′
Dulzian 8′
Trommet 4′
Regal 2′

Intonazione: Kammerton (La = 440 Hz). 4 tremoli.

Arp-Schnitger-Orgel, St. Peter und Paul, Cappel

Arp-Schnitger-Orgel - St. Peter und Paul - Cappel
Foto: Beate Ulich (Wikimedia Commons). Licenza Creative Commons.

Disposizione fonica all’epoca delle registrazioni: 1950-52

Hauptwerk
Quintad 16′
Principal 8′
Hollflöit 8′
Octava 4′
Spitzflöit 4′
Nasat 3′ (2 2/3′)
Gemshorn 2′
Rauschpfeife 2fach
Mixtur 5-6fach
Zimbel 3fach
Trompet 8′

Pedal
Untersatz 16′
Octava 8′
Octava 4′
Nachthorn 2′
Rauschpfeife 2fach
Mixtur 4-6fach
Posaune 16′
Trompet 8′
Cornet 2′

Rückpositiv
Quintad 8′
Gedact 8′
Principal 4′
Flöit 4′
Octava 2′
Siffloit 1 1/2′ (1 1/3′)
Sesquialtera 2fach
Tertian 2fach
Scharff 4-6fach
Dulcian 16′

Unioni
Rückpositiv-Hauptwerk

Accessori
Tremulant
Zimbelstern

Intonazione: Chorton (La = 460 Hz).

1956-1971: l’integrale stereofonico

L’avvento della registrazione stereofonica verso la metà degli anni cinquanta minacciava seriamente di rendere ben presto obsoleto l’integrale appena completato, e così nel 1956, la Deutsche Grammophon/Archiv Produktion decise insieme a Walcha di ricominciare a registrare Bach in stereofonia. Il progetto partì il 9 settembre dello stesso anno con la registrazione dell’Arte della fuga: proprio una delle opere che l’organista aveva volutamente escluso nella precedente edizione. Questa fu la prima registrazione stereofonica in assoluto della Deutsche Grammophon; ascoltandola oggi si può notare come il livello tecnico fosse già molto buono e certamente elevatissimo per l’epoca: spazialità eccellente e buona fedeltà (bassi un po’ poveri ma acuti fino ad oltre 15 kHz); il neo principale è il rumore di fondo non trascurabile ma facilmente tollerabile, anzi a questo proposito è un bene che i tecnici non abbiano filtrato il segnale in fase di rimasterizzazione, contribuendo a preservare la timbrica dello strumento che in questo caso è il validissimo organo Van Hagerbeer/Schnitger della Grote St. Laurenskerk di Alkmaar, città dell’Olanda settentrionale ad una quarantina di chilometri da Amsterdam; non fu possibile infatti registrare a Cappel poiché nel frattempo l’organo era stato danneggiato dall’impianto di riscaldamento della chiesa.
Quando, nel 2006, vi fu un grande revival dell’Arte della fuga, sospinto anche dalla pubblicazione di numerose nuove registrazioni (tra cui quella di Ramin Bahrami al pianoforte che riscosse grande successo), la Deutsche Grammophon colse la palla al balzo rilasciando all’inizio del 2007 un doppio CD (477 6508) contenente proprio questa registrazione, che all’epoca era già vecchia di cinquant’anni, mettendo di fatto in concorrenza Walcha con gli aggiornatissimi interpreti contemporanei.

L'arte della fuga CD serie "The Originals"

Le prime incisioni effettuate allo Schnitger di Alkmaar nel 1956.

Insieme all’Arte della fuga, Walcha registrò anche la famosa toccata e fuga in re minore BWV 565 che ancora oggi è una delle più belle interpretazioni mai incise, il preludio e fuga in do maggiore BWV 547, le sonate a tre voci BWV 525 e 530, la toccata adagio e fuga in do maggiore BWV 564, le partite diverse sopra »Sei gegrüßet, Jesu gütig« BWV 768 e i sei corali di Schübler BWV 645-650 (tre dei quali però in mono); a ben vedere, queste composizioni sono proprio le stesse che erano state registrate per prime a Lubecca nel ’47, incisioni tecnicamente obsolete che urgeva rinnovare.
Successivamente, nel 1962 Walcha integrò le registrazioni con le toccate e fughe BWV 538 »Dorische« e 540, le fantasie e fughe BWV 537 e 542, le fantasie BWV 562 e 572, i preludi e fughe BWV 534, 541, 543, 544, 546, 548 e 552 »St. Anne«, e la passacaglia e fuga BWV 582.

Sei anni dopo, nel 1968, si decise di completare l’integrale iniziato nel ’56 anche se non all’organo di Alkmaar, che tra l’altro iniziava ad accusare seri problemi di funzionamento, ma all’organo Johann Andreas Silbermann (nipote di Gottfried Silbermann) della chiesa di Saint-Pierre-le-Jeune, a Strasburgo, il quale, secondo l’organista, si prestava meglio all’esecuzione delle composizioni sacre grazie alla più ampia disponibilità di registri di flauto opportunamente distribuiti sui i suoi tre manuali e pedaliera. Con l’occasione, si decise di reincidere anche alcuni lavori precedentemente registrati ad Alkmaar, in particolare il preludio e fuga BWV 552 »St. Anne«, i sei corali di Schübler (stavolta tutti in stereo) e le partite diverse sopra »Sei gegrüßet, Jesu gütig«, incisioni, queste, che saranno poi inserite nell’integrale definitivo. Le registrazioni “scartate” sono comunque disponibili come CD separato Archiv 457 704-2, serie The Originals.

Cofanetto prima edizione Cofanetto seconda edizione

Integrale 1956-1971: prima e seconda edizione (12 CD).

Le ultime registrazioni ebbero luogo nel maggio del 1971, portando a completamento un integrale organistico che riscosse e continua a riscuotere grande successo in tutto il mondo, tanto che ne sono state già rilasciate due edizioni internazionali in CD (419 904-2 e 463 712-2, identiche nei contenuti). L’integrale monofonico rimase invece piuttosto in ombra e ancora oggi, come già detto, risulta di non facile reperibilità. Il minore successo è imputabile fondamentalmente alla qualità tecnica delle registrazioni, dato che, con l’avvento della stereofonia, le vecchie incisioni monofoniche vennero irrimediabilmente bollate come imperfette, a prescindere dalla qualità artistica che invece era già di altissimo livello. Nel secondo integrale, Walcha si rivela più rigoroso e misurato rispetto al primo, gestisce ancor più sapientemente i timbri dei suoi strumenti, sia quelli meravigliosamente pieni ed austeri, quasi aspri, dello Schnitger, che quelli più delicati, rotondi e rifiniti dell’organo Silbermann, sperimentando combinazioni di registri che a volte risultano veramente straordinarie come quelle del preludio BWV 535 e delle partite BWV 768, senza contare quelle dell’Orgelbüchlein e degli altri preludi corali.

Negli ultimi decenni lo studio della filologia e della prassi esecutiva barocca ha fatto passi da gigante e di certo le registrazioni di Walcha sono rimaste indietro da questo punto di vista e non sono oggi considerate di riferimento, nemmeno quelle più recenti degli anni settanta; ciò non sminuisce tuttavia il loro indiscutibile valore artistico e storico; proprio a quest’ultimo riguardo è interessante notare che la prima traccia del primo dei dieci dischi presenti nel cofanetto delle incisioni ’47-’52 non è una composizione di Bach ma una serie di improvvisazioni di Walcha all’organo di Cappel, con diverse combinazioni di registri enunciate a voce di volta in volta; impossibile non cogliere il valore documentale di questo quarto d’ora di registrazione, soprattutto a distanza di sessant’anni e dopo un profondo restauro dello strumento.


Frans-Caspar-Schnitger-Orgel, St. Laurenskerk, Alkmaar

Organo Frans Caspar Schnitger della St. Laurenskerk, Alkmaar

Disposizione fonica all’epoca delle registrazioni: 1956-62

Hauptwerk
Praestant 16′
Praestant 8′
Praestantquinte 6′ (5 1/3′)
Octav 4′
Quinte 3′ (2 2/3′)
Octav 2′
Flachflöte 2′
Terzian 2fach
Rauschpfeife 2fach
Mixtur 6fach
Trompete 16′
Viola da gamba 8′
Trompete 4′

Oberwerk
Praestant 8′
Bärpfeife 8′
Rohrflöte 8′
Quintadena 8′
Octav 4′
Floit dous 4′
Spitzflöte 3′ (2 2/3′)
Superoctav 2′
Spielflöte 2′
Sesquialtera 2fach
Scharf 4fach
Zimbel 3fach
Trompete 8′
Oboe 8′
Vox humana 8′

Rückpositiv
Praestant 8′
Quintadena 8′
Hohlflöte 8′
Octav 4′
Flöte 4′
Nasat 3′ (2 2/3′)
Superoctav 2′
Waldflöte 2′
Quinte 1 1/2′ (1 1/3′)
Sesquialtera 2fach
Mixtur 6fach
Zimbel 3fach
Trompete 8′
Fagott 8′
Vox humana 8′

Pedal
Prinzipal 22′ (32′) “extra usum”
Praestant 16′
Rohrquinte 12′ (10 2/3′)
Octav 8′
Quinte 6′ (5 1/3′)
Octav 4′
Nachthorn 2′
Rauschpfeife 3fach
Mixtur 6fach
Posaune 16′
Trompete 8′
Trompete 4′
Cornet 2′

Intonazione: Kammerton (La = 435 Hz).

Johann-Andreas-Silbermann-Orgel, Saint-Pierre-le-Jeune, Strasbourg

Johann-Andreas-Silbermann-Orgel, Saint-Pierre-le-Jeune, Strasbourg
Foto: Ralph Hammann (Wikimedia Commons). Licenza Creative Commons.

Disposizione fonica:

Grand-Orgue (56 note)
Bourdon 16′
Montre 8′
Bourdon 8′
Prestant 4′
Flûte à cheminée 4′
Quinte 2 2/3′
Quarte de Nazard 2′
Cornet 5 rangs (dal c’)
Sifflet 1′
Fourniture 4 rangs (1 1/3′)
Cymbale 3 rangs
Trompette 8′
Clairon 4′

Récit expressif (56 note)
Bourdon 8′
Prestant 4′
Flûte 4′
Sesquialtera 2 rangs
Doublette 2′
Larigot 1 1/3′
Cymbale 3 rangs (1/2′)
Trompette 8′
Voix humaine 8′

Positif de dos (56 note)
Bourdon 8′
Prestant 4′
Nazard 2 2/3′
Doublette 2′
Tierce 1 3/5′
Fourniture 3 rangs (1′)
Cromhorne 8′

Pédale (30 note)
Flûte 16′
Soubasse 16′
Bourdon 16′ (G.O.)
Montre 8′
Flûte 8′
Prestant 4′
Quarte de Nazard 2′
Fourniture 4 rangs (2 2/3′)
Cymbale 2 rangs (2/3′)
Bombarde 16′
Trompette 8′
Clairon 4′

Intonazione: Kammerton (La = 435 Hz).

Siti correlati: Deutsche GrammophonYoungrok LeeAlkmaar OrgelstadBach secondo Walcha (Musicalia-Organalia)

Annunci

Disturbi ad alta frequenza nelle incisioni discografiche

Leggendo le recensioni presenti su questo blog, probabilmente avrete notato che spesso e volentieri le registrazioni trattate, soprattutto quelle effettuate tra gli anni settanta e novanta e indipendentemente dalla casa discografica, sono disturbate dalla presenza di un sibilo ad alta frequenza, circa 15 kHz. Tale segnale acuto e persistente è ben dentro la gamma di frequenze udibili dall’orecchio umano (16-20.000 Hz) e normalmente più si è giovani, più si è in grado di distinguerlo chiaramente. Le cause del disturbo possono essere diverse, tuttavia la frequenza che spesso si rileva è 15.625 Hz e corrisponde alla frequenza di scansione orizzontale del sistema televisivo PAL; è quindi probabile che il problema sia da imputarsi alla presenza di schermi a tubo catodico in sede di registrazione, magari usati come monitor. Chi ha avuto modo di usarli ricorderà sicuramente che i vecchi televisori a tubo emettevano un sibilo mentre erano accesi (a causa di risonanze nei componenti elettrici), ebbene si tratta proprio di quel disturbo lì, che però in una registrazione di alta fedeltà non dovrebbe esistere.

Esaminando le registrazioni con un analizzatore di spettro si è in grado di rilevare con precisione ampiezza e frequenza del disturbo, come mostrano le due animazioni che seguono, relative in questo caso al Largo (traccia 2) dell’album Dvořák: Symphonie No. 9 »Aus der Neuen Welt« – Karajan, 1985, serie Karajan Gold.

Analizzatore di spettro
Dvořák: Largo – Karajan, 1985 (0-20 kHz)
Analizzatore di spettro
Dvořák: Largo – Karajan, 1985 (15-20 kHz)

Come si può notare, è presente un picco intorno ai 15 kHz, visibile sulla destra nella prima animazione che mostra tutto lo spettro, e sulla sinistra nella seconda animazione che non è altro che un ingrandimento della gamma compresa tra 15 e 20 kHz.

Un problema legato al sibilo, che va oltre la questione della fedeltà che comunque non è di poco conto, è che potrebbe stancare l’ascoltatore soprattutto se utilizza gli auricolari, causando cefalea o ad accentuandone l’entità qualora fosse già presente; un effetto simile può verificarsi anche in presenza di un persistente rombo di sottofondo a bassissima frequenza (rumble), ma trattasi di una problematica diversa da quella che stiamo esaminando adesso.

Talvolta gli ingegneri del suono provvedono a sopprimere questo genere di disturbo in fase di masterizzazione adoperando un filtro arresta-banda (notch in inglese) a banda strettissima, centrato sulla frequenza del disturbo al fine di tagliar via solo quella; probabilmente lo fanno nei casi in cui è più evidente, ossia tipicamente quando il livello medio della registrazione è basso e quindi è più facile che il sibilo si noti, oppure quando il sibilo è troppo forte in assoluto. Anche questo intervento di rimozione è rilevabile usando l’analizzatore di spettro, il che significa che introduce una seppur minima dose di distorsione. Un esempio di registrazione in cui è stata apportata questa correzione è il Boléro di Ravel diretto da Karajan nel 1985 (DG 439 013-2, Karajan Gold). Osservando le due animazioni seguenti, si nota che in quella di sinistra non sono visibili anomalie, mentre nell’ingrandimento di destra si vede una valle intorno a 15.600 Hz, indice che è stato applicato il filtro notch.

Analizzatore di spettro
Ravel: Boléro – Karajan, 1985 (0-20 kHz)
Analizzatore di spettro
Ravel: Boléro – Karajan, 1985 (15-20 kHz)

Come detto, comunque, tendenzialmente i tecnici adottano un approccio prudente, evitando di maneggiare la registrazione (applicando filtri) più di quanto non sia strettamente necessario, proprio al fine di alterare il meno possibile il suono originale; la soglia oltre la quale intervenire è il vero nocciolo della questione e sicuramente qui entra in gioco non solo la competenza tecnica dell’ingegnere del suono ma anche la sua sensibilità personale che, per dirla tutta, è ciò che fa veramente la differenza. In generale comunque il principio di limitare gli interventi è assolutamente apprezzabile. Con riferimento alla registrazione di Dvořák precedentemente esaminata, personalmente avrei auspicato l’applicazione di un opportuno filtro arresta-banda limitatamente al Largo, che è il movimento caratterizzato dal livello medio più basso, e di conseguenza quello in cui il disturbo risulta più evidente e fastidioso.

Soluzioni

Risolvere questo problema per conto proprio è possibile, e si possono seguire fondamentalmente due strade: la prima consiste nell’estrarre il contenuto del CD nel computer, aprire il file audio con un’applicazione per l’editing audio, determinare l’esatta frequenza del disturbo utilizzando l’analizzatore di spettro (normalmente incluso nell’editor) e applicare un filtro notch per rimuovere la frequenza indesiderata. È evidente che questo procedimento richiede una certa dimestichezza con l’elaborazione dei segnali audio e non è quindi alla portata di tutti.

Una strada molto più percorribile è invece la seguente: considerando che ormai spessissimo si converte la musica in formato compresso (generalmente MP3) per poterla avere sempre con sé, è possibile sfruttare una caratteristica di un codificatore MP3 molto conosciuto, gratuito e di buona qualità, LAME, in modo che provveda a tagliare la frequenza indesiderata. In realtà l’intervento è abbastanza drastico in quanto taglia tutte le frequenze maggiori di 15.300 Hz, tuttavia il vantaggio di sbarazzarsi del fastidioso sibilo spesso compensa lo svantaggio di perdere le altissime frequenze al di sopra di detta soglia, le quali spesso sono già abbastanza deboli e vengono scartate automaticamente dal codificatore, che però normalmente si preoccupa di conservare il picco relativo al disturbo che vogliamo eliminare (proprio perché essendo un picco, il codificatore lo interpreta come un segnale da conservare). Per attivare il filtro descritto, che di fatto è un passa-basso, occorre aggiungere l’opzione --lowpass 15600 alla riga di comando del codificatore LAME (sì, il parametro è 15600 ma in realtà il filtro taglia a circa 15.300 Hz).
Chi utilizza Exact Audio Copy per estrarre e comprimere l’audio dei CD, può utilizzare la seguente stringa di parametri:

--preset standard -q 1 %islow%--lowpass 15600%islow% %crcenabled%-p%crcenabled% %source% %dest%

da inserire nel campo Additional command-line options (menù EAC > Compression Options…). Con questa stringa è possibile attivare facilmente il filtraggio impostando Low quality, oppure escluderlo selezionando High quality, come mostra la figura seguente.

Impostazioni di Exact Audio Copy

Domanda: ma senza un analizzatore di spettro, come si fa a capire se il disturbo è presente oppure no? Il metodo più semplice ed efficace è ascoltare: se il disturbo c’è ed è rilevante, si sentirà. Ovviamente ne sarà fatta sempre menzione nelle recensioni di questo blog; in più nella collezione è presente l’indicazione HFN (High Frequency Noise – disturbo ad alta frequenza) accanto agli album che presentano questo difetto.

“Orgel-Symphonie”: la terza sinfonia di Saint-Saëns a Berlino

A la Mémoire de Franz Liszt - Troisième Symphonie en ut mineur par Camille Saint-Saëns, Op. 78

Le sinfonie francesi sono cosa rara; basta ripercorrere la storia della musica degli ultimi due o tre secoli per notare che i più grandi e prolifici compositori del genere sinfonico furono tedeschi, slavi, russi, non certo francesi. Camille Saint-Saëns è stato uno dei pochi contributori del sinfonismo tardo-romantico francese insieme a César Franck (che poi a dirla tutta non era nemmeno francese ma belga); la sua terza e ultima sinfonia è sicuramente uno dei componimenti più conosciuti e l’unica a vantare numerose incisioni discografiche. Espressione del sinfonismo classico alla Mendelssohn e Beethoven più che di quello romantico, l’opera è caratterizzata da scelte compositive interessanti, e al suo finale spettacolare in stile fuochi d’artificio spetta senza dubbio un posto importante tra tutte le sinfonie; in generale comunque si pone un gradino più in basso rispetto alle grandi sinfonie beethoveniane; a mio avviso questo paragone non solo è lecito, ma dimostra che anche a distanza di secoli, nel frangente della sinfonia classica, il compositore tedesco non teme confronti.

Componimento piuttosto singolare, questa sinfonia sfugge alla canonica suddivisione in quattro movimenti in uso fino ad allora, puntando su una nuova struttura basata su due soli tempi; in realtà ognuno di questi due movimenti presenta un notevole cambio di direzione esplicitamente indicato in partitura, pertanto in definitiva si ravvisa una ripartizione in quattro movimenti che possono essere considerati legati due a due. Altra particolarità è l’organico, arricchito rispetto a quello classico e che include anche un pianoforte e ovviamente un organo, da cui la denominazione “avec orgue” (con organo) apposta dal compositore.

400 063-2
Cochereau/Karajan (1982)
439 014-2
Cochereau/Karajan (1993)

Le due edizioni di cui si tratterà sono abbastanza vicine nel tempo e in fondo non sono tanto distanti nemmeno dal punto di vista interpretativo. La prima, e più vecchia, è quella diretta da Herbert von Karajan nel 1981, con Pierre Cochereau all’organo; l’altra è diretta da James Levine e all’organo troviamo Simon Preston; è il 1986. In entrambi i casi l’orchestra è la Filarmonica di Berlino; visto il breve lasso di tempo che separa le due incisioni, soli cinque anni, è plausibile che anche gli strumentisti siano in buona parte gli stessi.
Per ciascuna delle incisioni riportiamo qui due copertine in quanto negli anni sono state pubblicate diverse edizioni dello stesso materiale.

Ciò che fa veramente la differenza, oltre naturalmente agli interpreti, sono gli organi protagonisti delle registrazioni. Il grande Pierre Cochereau suona il Cavaillé-Coll di Notre-Dame de Paris, mentre l’organo di Simon Preston è quello della Berlin Philharmonie (per informazioni sullo strumento si rimanda ad un predecente articolo).
A proposito delle parti organistiche, è interessante notare un altro punto in comune tra queste due registrazioni. Sul BBC Music Magazine si menziona il fatto che la registrazione della parte di organo eseguita da Preston è stata effettuata separatamente da quella del resto dell’orchestra¹ e ci si potrebbe domandare il perché di questa scelta visto che l’organo era nello stesso posto dell’orchestra.
C’è di più: nel caso di Karajan e Cochereau la registrazione delle due parti è stata effettuata non solo in tempi diversi ma anche in luoghi diversi; i Berliner infatti non si sono mai mossi dalla capitale tedesca e hanno eseguito la sinfonia senza l’organo, e Pierre Cochereau ha inciso la parte organistica a mille chilometri di distanza.
La scelta di registrare in sessioni diverse, che demanda ad una successiva fase di missaggio l’onere di rimettere insieme i pezzi ed è quindi appannaggio esclusivo delle produzioni discografiche, può infastidire l’ascoltatore in quanto il risultato è inevitabilmente qualcosa di artefatto. Anche se tecnicamente ineccepibile, questo approccio priva gli orchestrali di sensazioni e riferimenti che invece avrebbero in un’esecuzione effettuata nella maniera tradizionale e che potrebbero condizionarne lo sviluppo, per non parlare di chi deve incidere “per secondo”, il quale è totalmente vincolato alla registrazione che dovrà integrare. Detto questo, il risultato finale in questi due casi è comunque di qualità, anzi, se non si fosse a conoscenza di tutta la verità, difficilmente si sospetterebbe il sotterfugio.

Entrambe le interpretazioni sono caratterizzate da tempi abbastanza rilassati. James Levine tira fuori dai Berliner un suono straordinario passando dalla delicatezza del secondo movimento (considerando l’opera divisa in quattro movimenti) alla maestosità dell’ultimo. La voce degli ottoni, più numerosi rispetto alla composizione tipica dell’orchestra sinfonica, risulta nitida e potente. L’organo, dal suono pieno e cristallino, si integra sempre perfettamente con l’orchestra mantenendo comunque una sua autonomia; nel Maestoso finale Preston adotta una registrazione imponente ma grazie ad un buon bilanciamento non ruba la scena all’orchestra e al pianoforte. Le battute conclusive della sinfonia sono dirette un po’ più lentamente di quanto ci si possa aspettare e questa è una delle differenze più apprezzabili tra questa incisione e quella di Karajan, che mediamente è leggermente più lenta di quella di Levine ma nel finale si mantiene piuttosto allegra. Dal punto di vista tecnico la registrazione è eccellente e vanta una dinamica molto estesa; il missaggio tra la registrazione dell’organo e quella dell’orchestra è perfetto. Un’incisione sicuramente raccomandabile e adatta anche a chi è alla ricerca di un punto di partenza per l’ascolto di questa sinfonia. Le due edizioni, di cui si riportano le copertine, sono entrambe in catalogo, tuttavia non c’è ragione di scegliere l’edizione del 1987 in quanto contiene meno materiale di quella del 2012 e viene proposta ad un prezzo maggiore; da un confronto effettuato bit per bit tra le due edizioni risulta che l’audio è perfettamente identico, ad eccezione ovviamente delle Overture di Berlioz non presenti nel disco dell’87, dunque nessuna rimasterizzazione è stata applicata.

Anche la registrazione di Karajan, risalente ai primordi dell’era digitale, è caratterizzata da un’orchestra dal suono eccellente. Nel secondo movimento, Poco adagio sulla carta ma quasi un Largo per Karajan, il suono chiaro e soave dell’organo francese sotto le dita esperte di Pierre Cochereau ci regala dieci minuti profondissimi dimostrando il livello dello strumento; i problemi arrivano invece nel quarto e ultimo movimento: qui l’organo attacca fortissimo, come è giusto, ma il suo suono purtroppo sembra finto, artefatto, pur rimanendo ben sincronizzato e bilanciato con quello dell’orchestra: i toni bassi dello strumento, al quale non mancano registri gravissimi, sono quasi del tutto assenti, forse per via del gran numero di ance che, pur splendide e caratteristiche, sovrastano ogni altro suono. Sicuramente si sarebbe potuto fare di meglio in fase di registrazione e missaggio; un disco che in definitiva non rende giustizia al Cavaillé-Coll parigino, ma che comunque documenta la collaborazione tra due grandissimi artisti, Karajan e Cochereau, che già all’epoca dei fatti erano entrati di diritto nella storia della musica del novecento.

Non si può però concludere un articolo sulle registrazioni della terza di Saint-Saëns senza spendere due parole su quella diretta da Charles Munch nel 1959 con un poco conosciuto Berj Zamkochian all’organo Aeolian-Skinner della Boston Symphony Hall; si tratta di un’interpretazione universalmente riconosciuta come una delle migliori in assoluto. Come è facile immaginare, la registrazione è stata effettuata in un’unica ripresa, evitando operazioni di montaggio sicuramente complicate per l’epoca; la cosa interessante è che i tecnici della RCA hanno pensato di utilizzare tre microfoni e non due come normalmente si faceva (e talvolta si fa ancora oggi) per registrare in stereofonia, ciò ha permesso il rilascio, nel 2004, di un’edizione in Super Audio CD che sfrutta tutti i vantaggi della registrazione a tre canali (sinistro, centrale e destro); trattandosi di un SACD ibrido, è sempre possibile riprodurlo anche con un normale lettore CD, ovviamente come downmix a due canali stereo. Quest’edizione risulta di buona qualità tecnica, ai limiti di quanto era possibile negli anni 50: la risposta in frequenza è compresa grosso modo tra 16 e 20.000 Hz, il bilanciamento tra le varie sezioni dell’orchestra non è proprio perfetto (talvolta gli ottoni risultano un po’ più forti del dovuto), lo è invece quello tra organo e archi. Il rumore di fondo è presente e si nota specialmente nel Poco adagio, dovrebbe comunque risultare sopportabile e non sembra sia stato ridotto artificiosamente. In generale il suono è naturale; se sono stati applicati filtri o equalizzazioni in fase di rimasterizzazione, la cosa è stata fatta in modo molto discreto.
Assolutamente da evitare è invece la precedente edizione del 1993, pubblicata in CD sempre da RCA e caratterizzata da un suono cupo e spesso fortemente distorto, basta ascoltare l’incipit del Maestoso per rendersene immediatamente conto. È probabile che in questo caso la rimasterizzazione (se così la si può definire) non sia stata effettuata a partire dai nastri originali ma da una copia di minore qualità, dato che anche i toni acuti risultano nettamente attenuati a parità di rumore di fondo.

(¹) BBC Music Magazine, marzo 2008. Estratto disponibile sul sito Presto Classical.

Triste febbraio

28 febbraio 2013 Lascia un commento

Un febbraio che, purtroppo, gli amanti della musica non dimenticheranno. In meno di una settimana se n’è andata buona parte di una gloriosa generazione di musicisti di grandissimo spessore:

Wolfgang Sawallisch
Wolfgang Sawallisch
Marie-Claire Alain
Marie-Claire Alain
Van Cliburn
Van Cliburn

Karajan e i poemi sinfonici di Richard Strauss

16 febbraio 2013 Lascia un commento

Nel 2010 la Universal Music ha lanciato una nuova serie di cofanetti denominata Collectors Edition (sì, senza il genitivo sassone); in realtà questa serie va a rinfoltire la precedente Collector’s Edition (quella con l’apostrofo) con oltre quaranta box che spaziano da Bach a Messiaen; le registrazioni provengono naturalmente dagli archivi Deutsche Grammophon, Archiv Produktion e Decca.

Caratterizzati da un prezzo conveniente, tipicamente meno di 5 euro a disco, questi cofanetti sono interessanti anche perché spesso ripropongono incisioni che fino a poco tempo fa erano disponibili solo ad alto prezzo, ed è proprio il caso delle registrazioni dei lavori per orchestra di Richard Strauss diretti da Herbert von Karajan.

Copertina del cofanetto: "Richard Strauss: Orchestral Works - Herbert von Karajan"

I cinque dischi contengono i principali poemi sinfonici:

Queste registrazioni risalgono agli anni ’80 e sono tutte digitali; fino a qualche anno fa erano disponibili solo nella serie Karajan Gold:

Nessuna ulteriore rimasterizzazione è stata applicata rispetto alle edizioni Karajan Gold, che già riportavano l’indicazione Original-Image Bit-Processing; da un confronto effettuato tra i file audio estratti dalle vecchie edizioni Karajan Gold e quelli estratti da questo cofanetto si evince infatti che si tratta proprio dello stesso materiale.

Inoltre il cofanetto include:

Risulta in realtà che il quinto disco, contenente i Vier letzte Lieder, Metamorphosen ed estratti da Sechs Lieder e Capriccio, corrisponde esattamente al CD DG 445 600-2, serie Masters, pubblicato nel 1997 e da tempo fuori catalogo ma di cui si riporta la copertina (poco più avanti).

I due poemi sinfonici Così parlò Zarathustra e Sinfonia delle Alpi (di quest’ultimo si è già parlato in un precedente articolo) sono i soli a richiedere l’organo. In entrambi i casi lo strumento è il Karl Schuke della Berlin Philharmonie, sotto le dita dell’organista David Bell.
Il direttore tedesco come sempre cura molto l’equilibrio sonoro, l’organo non copre quasi mai l’orchestra ma riveste fondamentalmente un forte ruolo di sostegno che probabilmente era proprio nelle intenzioni del compositore, se si escludono alcune parti della Sinfonia delle Alpi come per esempio il temporale, e la maestosa e arcinota introduzione di Così parlò Zarathustra, in cui Strauss richiede esplicitamente il volles Werk (Tutti). Quest’ultimo poema sinfonico, liberamente ispirato all’omonima opera di Nietzsche, è forse il più astratto di tutti, più ancora di Vita d’eroe, facendo riferimento unicamente a concetti, pensieri, idee per giunta di stampo filosofico; si potrebbe pensare che non sia di ascolto facile ma in verità riesce a emozionare più degli altri poemi descrittivi perché coinvolge mentalmente l’ascoltatore immergendolo in un mare di immagini e colori per lo più slegati dalla realtà fisica.

Morte e trasfigurazione è invece più descrittivo, anche se è comunque caratterizzato da una sostanziosa dose di trascendenza, del resto il tema ci pone proprio al limite della realtà terrena. Pur trattandosi di un unico grosso movimento di quasi mezz’ora, l’ascolto risulta fluido, l’orecchio si fa curioso, lo sviluppo non è prevedibile tanto che poco dopo la metà del poema pare venir fuori un’apparente risoluzione finale, e proprio quando sembra che i tasselli assumano una forma ordinata, quella soluzione così chiara e semplice non arriva e tutto si disgrega: era solo l’anticamera della trasfigurazione.
Lo stesso compositore citerà questo suo poema in punto di morte; Quirino Principe scrive: «Ai primi di settembre disse ad Alice (sua nuora, N.d.R.): “È come se ascoltassi musica!”. “Vuoi carta da musica?” “L’ho già scritto sessant’anni fa, in Tod und Verklärung. È così, è proprio così…”. Uremia, angina pectoris, maschera d’ossigeno: l’ultima sua maschera. Erano le 14.12 di giovedì 8 settembre 1949, e un nome fu pronto per l’albo dei rimpianti e delle vanità»

Gli altri poemi sinfonici risultano un po’ meno profondi rispetto ai tre già citati. La musica diviene estremamente descrittiva, molto più di qualsiasi musica di scena, tanto che non occorre conoscere i sottotitoli dei movimenti per figurarsi personaggi, panorami, azioni, situazioni. Don Quixote è sicuramente la composizione di maggior rilievo in questo senso, essendo caratterizzata da una grande ricchezza di dettagli; seguono Vita d’eroe e Don Giovanni, “ritratti musicali” di tutto rispetto.

445 600-2
Vier letzte Lieder / Metamorphosen
457 725-2
Concerto per corno

Con le Metamorfosi, monumentale studio per ventitré archi solisti (il numero scritto per esteso rende meglio l’idea), Strauss abbandona quasi totalmente il descrittivismo e torna profondo e introspettivo. La composizione è meditativa, tragica e a tratti oscura. Si tratta di una partitura estremamente curata; la sola idea di poter o dover disporre di 23 voci soliste, anche con semplificazioni quali raggruppamenti o raddoppi², può far venire il mal di testa anche a compositori di una certa esperienza; ciò nonostante la composizione ebbe una gestazione abbastanza breve, solo alcune settimane; è evidente che fu scaturita da un animo fortemente provato dall’esito orrendo, e disastroso per la sua Germania, del secondo conflitto mondiale. C’è poco da dilungarsi in chiacchiere; dopo aver ascoltato Metamorphosen risulta chiaro che ogni parola è superflua. Capolavoro.

La qualità tecnica di queste registrazioni è molto buona; si tratta quasi sempre di registrazioni effettuate in digitale, solo i concerti e il movimento estratto da Salome (ultima traccia del primo disco) risultano registrati in analogico. La dinamica è estesissima, Karajan sfrutta tutti i 96 dB messi a disposizione dal compact disc, i quali in realtà non risultano nemmeno sufficienti e infatti talvolta è presente anche una modesta limitazione del segnale (riscontrabile analizzandone l’ampiezza) che consente di estendere virtualmente la dinamica al prezzo di un po’ di distorsione che comunque rimane a livelli accettabili. Spazialità e atmosfera sono eccellenti e l’ascolto in cuffia risulta gradevolissimo, a patto di fare attenzione all’ampia dinamica che costringe a regolare frequentemente il volume se ci si trova in ambienti rumorosi. Unica pecca, sempre dal punto di vista tecnico, è la presenza del solito disturbo costante a frequenza 15 kHz, “solito” perché caratterizza la maggior parte delle registrazioni della serie Karajan Gold; in questo caso si nota particolarmente in Don Juan, Don Quixote, Ein Heldenleben, Tod und Verklärung, Eine Alpensinfonie e Metamorphosen; chi ha buon udito può percepirlo nei passaggi tenui.

Dettaglio del difetto della superficie del compact disc

Una nota dolente di questa nuova serie Collectors Edition pare essere la minore qualità del supporto fisico: ho comprato diversi di questi cofanetti e un paio di volte mi è capitato di trovare un disco difettoso; in un caso il problema era evidente e derivava da piccoli fori presenti nello strato riflettente, chiaramente visibili controluce. Coincidenze? Il consiglio è comunque di provare subito tutti i dischi al computer utilizzando un programma per estrazione audio accurata (ad es. Exact Audio Copy) e di acquistare da venditori che garantiscano la sostituzione in caso di difetti di questo tipo.

(¹) Tod und Verklärung – Guida all’ascolto a cura di Oreste Bossini (www.flaminioonline.it)
(²) Sergio Sablich: Programma di sala “Richard Strauss – Metamorphosen, studio per 23 archi solisti (versione per sestetto d’archi e contrabbasso)”, 28 Febbraio 1997

4779814 4390162 4390172 4390272 4390392 4108922 4742812 4238882 4577252 4456002

Le messe di Couperin: Peter Hurford

26 gennaio 2013 1 commento
Copertina dell'album

Pubblicato da Decca nel 1997, il doppio CD con le messe per organo di François Couperin eseguite da Peter Hurford è fuori catalogo da ormai quasi un decennio, un vero peccato in quanto, oltre a costituire un’interessante digressione dell’organista inglese dal repertorio bachiano e romantico per il quale è molto conosciuto, è testimonianza della prassi esecutiva dell’epoca in cui è stato inciso, ossia all’inizio degli anni ’80 (1983-1984 per l’esattezza), in cui già si nota un particolare interesse nel ricercare l’esecuzione autentica o “storicamente informata”, definizione a mio parere orribile e non a caso posta tra virgolette. A questo proposito si noti che la presente incisione è completa anche delle parti gregoriane, come quella di Adriano Falcioni (Brilliant, 2012) esaminata il mese scorso in un precedente articolo.

Lo strumento scelto è l’organo barocco francese della chiesa di Saint-Pierre des Chartreux di Tolosa, realizzato da Robert Delaunay nel 1683, ampliato da Jean-Baptiste Micot e Joseph Isnard nel ‘700 e, dopo ulteriori modifiche, restaurato da Gerhard Grenzing nel 1983 con l’intento di ripristinarne le caratteristiche foniche originarie. Uteriori informazioni sullo strumento sono disponibili sul sito del festival Toulouse les Orgues.
Il temperamento, definito genericamente inégal nelle specifiche dell’organo, sembra essere un qualche genere di mesotonico modificato e con tutta probabilità non corrisponde a quello originario. Le terze risultano temperate, non pure come ad esempio quelle del Clicquot di Poitiers (la differenza tra i due strumenti in questo senso risulta tangibile); inoltre non sembrano essere presenti intervalli particolarmente dissonanti, il che alimenta l’idea che sia stato adottato un buon temperamento. Tutto questo naturalmente si riferisce alla presente registrazione, nulla esclude che negli anni l’organo sia stato riaccordato secondo un temperamento diverso, come sembrerebbe ascoltando una registrazione del 2010 disponibile su YouTube e curata da Pipedreams.
Dal punto di vista timbrico, lo strumento dispone di tutto quanto occorre per eseguire queste messe alla maniera filologica: tutti i registri specificati dal compositore stesso, una grande disponibilità di mutazioni, ripieni acuti e gravi, e ance; queste ultime risultano leggermente stridule se confrontate con quelle di altri organi classici francesi, specialmente nel registro acuto.

Hurford, come anticipato, evita registri che all’epoca di Couperin non erano ancora presenti negli organi francesi, come ad esempio la Bombarda 16′. Se da un lato ciò ci regala un’esecuzione più vicina a quella autentica, dall’altro non viene sfruttata tutta la tavolozza timbrica e la dinamica dello strumento. Rimanendo in tema di prassi esecutiva, Peter Hurford, così come Gillian Weir, non adotta la pratica delle notes inégales; mentre invece Adriano Falcioni e Jean-Baptiste Robin abbracciano questo ben noto stile interpretativo francese (cfr. Weir, Robin e Falcioni).
I tempi sono un po’ dilatati rispetto alla media, in effetti questa incisione è la più lunga tra quelle che ho avuto modo di ascoltare, appena citate; ciò permette di apprezzare i dettagli della partitura senza sconfinare nel noioso; l’acustica inoltre aggiunge un modesto riverbero senza danneggiare la chiarezza dell’esecuzione.
Tra i brani più interessanti vi sono i Dialogues che mettono in evidenza i bei timbri dello strumento seicentesco, insieme con gli Offertoires che possono essere considerati veri e propri componimenti a sé stanti. In definitiva l’esecuzione è precisa, lineare, sobria, “inglese”.

In festis primae classis

La direzione di Edward Higginbottom delle parti cantate è abbastanza lenta e talvolta può risultare noiosa, specie per un orecchio poco allenato a questo genere di musica; per il resto non si eccepisce nulla di particolare.
Nel caso della Messe pour les paroisses, il cantus planus è affidato alle voci maschili del Choir of New College Oxford ed è costituito dal Cunctipotens genitor Deus per scelta dello stesso Couperin.
Per la Messe pour les Couvents, che non prevede un canto specifico, Higginbottom adotta un cantus planus molto in uso all’epoca di Couperin: In festis primae classis, dal Graduale romano-monasticum di Guillaume-Gabriel Nivers (da pag. 377), eseguito dalle voci femminili dell’Oxford Chamber Choir.

Entrambe le messe sono registrate in digitale. La qualità tecnica è discreta anche se un cattivo bilanciamento dei toni medio-bassi nella registrazione della Messe pour les paroisses (CD 1) rende quasi inascoltabile la Tierce en taille (Gloria VI) e piuttosto fastidioso il meditativo Chromhorne en Taille (Benedictus); in particolare alcune note del pedale¹ coprono praticamente tutto il resto, mentre altre note sempre al pedale si odono appena. È presente anche un difetto all’inizio del Dialogue sur les Trompettes (Gloria IV)², una breve interruzione forse dovuta ad un problema con il registratore o ad un taglio fatto male. Migliore risulta invece la registrazione della Messe pour les couvents (CD 2), sia sul piano del bilanciamento che per quanto riguarda la spazialità.

L’album include un libretto con interessanti note su Couperin redatte da Higginbottom (manca la lingua italiana), informazioni storiche sull’organo a cura del suo ultimo restauratore Gerhard Grenzing, e la disposizione fonica, riportata anche in fondo a quest’articolo.

Anche se fuori catalogo, questo doppio CD può essere reperito sul Marketplace di Amazon oppure presso altri negozi online; personalmente sono riuscito a trovarne una copia nuova sul sito greco Studio 52 semplicemente cercando con Google il codice a barre del prodotto (028945502625). ArkivMusic, negozio online specializzato in dischi di classica di difficile reperibilità, ha licenza di “ristampare” e vendere quest’album così come tanti altri dischi fuori catalogo, è però bene sapere che si tratta di copie masterizzate su CD-R (da loro chiamati ArkivCD) e non stampate come i dischi originali. Notare che ArkivMusic vende questi ArkivCD anche sul Marketplace di Amazon nella sezione del nuovo.

(¹) in particolare il re2 alla frequenza di 139 Hz.
(²) CD 1, traccia 9, minuto 0’35”.


Organo Delaunay / Micot di Saint-Pierre des Chartreux, Tolosa (1683)

Organo Delaunay/Micot di Saint-Pierre des Chartreux, Tolosa (1683)
Foto: BastienM, 2008. Licenza Creative Commons.

Disposizione fonica dell'organo Delaunay/Micot di Saint-Pierre des Chartreux, Tolosa (1683)

orgel orgue varhany organ disposition stop list specification specifications stoplist stops