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Karajan e i poemi sinfonici di Richard Strauss

16 febbraio 2013 Lascia un commento

Nel 2010 la Universal Music ha lanciato una nuova serie di cofanetti denominata Collectors Edition (sì, senza il genitivo sassone); in realtà questa serie va a rinfoltire la precedente Collector’s Edition (quella con l’apostrofo) con oltre quaranta box che spaziano da Bach a Messiaen; le registrazioni provengono naturalmente dagli archivi Deutsche Grammophon, Archiv Produktion e Decca.

Caratterizzati da un prezzo conveniente, tipicamente meno di 5 euro a disco, questi cofanetti sono interessanti anche perché spesso ripropongono incisioni che fino a poco tempo fa erano disponibili solo ad alto prezzo, ed è proprio il caso delle registrazioni dei lavori per orchestra di Richard Strauss diretti da Herbert von Karajan.

Copertina del cofanetto: "Richard Strauss: Orchestral Works - Herbert von Karajan"

I cinque dischi contengono i principali poemi sinfonici:

Queste registrazioni risalgono agli anni ’80 e sono tutte digitali; fino a qualche anno fa erano disponibili solo nella serie Karajan Gold:

Nessuna ulteriore rimasterizzazione è stata applicata rispetto alle edizioni Karajan Gold, che già riportavano l’indicazione Original-Image Bit-Processing; da un confronto effettuato tra i file audio estratti dalle vecchie edizioni Karajan Gold e quelli estratti da questo cofanetto si evince infatti che si tratta proprio dello stesso materiale.

Inoltre il cofanetto include:

Risulta in realtà che il quinto disco, contenente i Vier letzte Lieder, Metamorphosen ed estratti da Sechs Lieder e Capriccio, corrisponde esattamente al CD DG 445 600-2, serie Masters, pubblicato nel 1997 e da tempo fuori catalogo ma di cui si riporta la copertina (poco più avanti).

I due poemi sinfonici Così parlò Zarathustra e Sinfonia delle Alpi (di quest’ultimo si è già parlato in un precedente articolo) sono i soli a richiedere l’organo. In entrambi i casi lo strumento è il Karl Schuke della Berlin Philharmonie, sotto le dita dell’organista David Bell.
Il direttore tedesco come sempre cura molto l’equilibrio sonoro, l’organo non copre quasi mai l’orchestra ma riveste fondamentalmente un forte ruolo di sostegno che probabilmente era proprio nelle intenzioni del compositore, se si escludono alcune parti della Sinfonia delle Alpi come per esempio il temporale, e la maestosa e arcinota introduzione di Così parlò Zarathustra, in cui Strauss richiede esplicitamente il volles Werk (Tutti). Quest’ultimo poema sinfonico, liberamente ispirato all’omonima opera di Nietzsche, è forse il più astratto di tutti, più ancora di Vita d’eroe, facendo riferimento unicamente a concetti, pensieri, idee per giunta di stampo filosofico; si potrebbe pensare che non sia di ascolto facile ma in verità riesce a emozionare più degli altri poemi descrittivi perché coinvolge mentalmente l’ascoltatore immergendolo in un mare di immagini e colori per lo più slegati dalla realtà fisica.

Morte e trasfigurazione è invece più descrittivo, anche se è comunque caratterizzato da una sostanziosa dose di trascendenza, del resto il tema ci pone proprio al limite della realtà terrena. Pur trattandosi di un unico grosso movimento di quasi mezz’ora, l’ascolto risulta fluido, l’orecchio si fa curioso, lo sviluppo non è prevedibile tanto che poco dopo la metà del poema pare venir fuori un’apparente risoluzione finale, e proprio quando sembra che i tasselli assumano una forma ordinata, quella soluzione così chiara e semplice non arriva e tutto si disgrega: era solo l’anticamera della trasfigurazione.
Lo stesso compositore citerà questo suo poema in punto di morte; Quirino Principe scrive: «Ai primi di settembre disse ad Alice (sua nuora, N.d.R.): “È come se ascoltassi musica!”. “Vuoi carta da musica?” “L’ho già scritto sessant’anni fa, in Tod und Verklärung. È così, è proprio così…”. Uremia, angina pectoris, maschera d’ossigeno: l’ultima sua maschera. Erano le 14.12 di giovedì 8 settembre 1949, e un nome fu pronto per l’albo dei rimpianti e delle vanità»

Gli altri poemi sinfonici risultano un po’ meno profondi rispetto ai tre già citati. La musica diviene estremamente descrittiva, molto più di qualsiasi musica di scena, tanto che non occorre conoscere i sottotitoli dei movimenti per figurarsi personaggi, panorami, azioni, situazioni. Don Quixote è sicuramente la composizione di maggior rilievo in questo senso, essendo caratterizzata da una grande ricchezza di dettagli; seguono Vita d’eroe e Don Giovanni, “ritratti musicali” di tutto rispetto.

445 600-2
Vier letzte Lieder / Metamorphosen
457 725-2
Concerto per corno

Con le Metamorfosi, monumentale studio per ventitré archi solisti (il numero scritto per esteso rende meglio l’idea), Strauss abbandona quasi totalmente il descrittivismo e torna profondo e introspettivo. La composizione è meditativa, tragica e a tratti oscura. Si tratta di una partitura estremamente curata; la sola idea di poter o dover disporre di 23 voci soliste, anche con semplificazioni quali raggruppamenti o raddoppi², può far venire il mal di testa anche a compositori di una certa esperienza; ciò nonostante la composizione ebbe una gestazione abbastanza breve, solo alcune settimane; è evidente che fu scaturita da un animo fortemente provato dall’esito orrendo, e disastroso per la sua Germania, del secondo conflitto mondiale. C’è poco da dilungarsi in chiacchiere; dopo aver ascoltato Metamorphosen risulta chiaro che ogni parola è superflua. Capolavoro.

La qualità tecnica di queste registrazioni è molto buona; si tratta quasi sempre di registrazioni effettuate in digitale, solo i concerti e il movimento estratto da Salome (ultima traccia del primo disco) risultano registrati in analogico. La dinamica è estesissima, Karajan sfrutta tutti i 96 dB messi a disposizione dal compact disc, i quali in realtà non risultano nemmeno sufficienti e infatti talvolta è presente anche una modesta limitazione del segnale (riscontrabile analizzandone l’ampiezza) che consente di estendere virtualmente la dinamica al prezzo di un po’ di distorsione che comunque rimane a livelli accettabili. Spazialità e atmosfera sono eccellenti e l’ascolto in cuffia risulta gradevolissimo, a patto di fare attenzione all’ampia dinamica che costringe a regolare frequentemente il volume se ci si trova in ambienti rumorosi. Unica pecca, sempre dal punto di vista tecnico, è la presenza del solito disturbo costante a frequenza 15 kHz, “solito” perché caratterizza la maggior parte delle registrazioni della serie Karajan Gold; in questo caso si nota particolarmente in Don Juan, Don Quixote, Ein Heldenleben, Tod und Verklärung, Eine Alpensinfonie e Metamorphosen; chi ha buon udito può percepirlo nei passaggi tenui.

Dettaglio del difetto della superficie del compact disc

Una nota dolente di questa nuova serie Collectors Edition pare essere la minore qualità del supporto fisico: ho comprato diversi di questi cofanetti e un paio di volte mi è capitato di trovare un disco difettoso; in un caso il problema era evidente e derivava da piccoli fori presenti nello strato riflettente, chiaramente visibili controluce. Coincidenze? Il consiglio è comunque di provare subito tutti i dischi al computer utilizzando un programma per estrazione audio accurata (ad es. Exact Audio Copy) e di acquistare da venditori che garantiscano la sostituzione in caso di difetti di questo tipo.

(¹) Tod und Verklärung – Guida all’ascolto a cura di Oreste Bossini (www.flaminioonline.it)
(²) Sergio Sablich: Programma di sala “Richard Strauss – Metamorphosen, studio per 23 archi solisti (versione per sestetto d’archi e contrabbasso)”, 28 Febbraio 1997

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Richard Strauss: Eine Alpensinfonie

26 febbraio 2007 4 commenti
Copertina del CD "Strauss: Eine Alpensinfonie" diretta da Herbert von Karajan

Nonostante la Sinfonia delle Alpi sia una delle più belle composizioni musicali in generale e di Richard Strauss in particolare, risulta in realtà poco conosciuta. È vero, Strauss non sarà stato un grande innovatore nella scrittura musicale, anche se in realtà quest’affermazione non gli rende per niente giustizia; rimase sempre legato all’armonia, ma oserei dire che è stata una fortuna visto che ci saremmo potuti scordare lavori come quello qui trattato. Inizialmente il suo stile era molto vicino a quello romantico di Brahms e Schumann, ma in seguito Strauss sviluppò il suo inconfondibile linguaggio e questa sinfonia, completata nel 1915, è rappresentativa di quest’ultimo periodo.
L’opera, definita poema sinfonico piuttosto che sinfonia, è molto descrittiva; racconta un’intera escursione in montagna dall’alba al tramonto, soffermandosi su tutti i momenti più importanti. L’amore per la montagna è un tratto distintivo di tutta l’esistenza di Strauss, il quale, vale la pena di ricordarlo, trascorse i suoi ultimi anni di vita proprio sulle Alpi, a Garmisch-Partenkirchen.
Si tratta di circa 50 minuti di musica senza sosta; è come se fosse un unico grande movimento, ma l’autore ha indicato i vari momenti (senza numerarli) come segue:

  1. Nacht (Notte)
  2. Sonnenaufgang (Il sorger del sole)
  3. Der Aufstieg (Ascensione in montagna)
  4. Eintritt in den Wald (Si entra nei boschi)
  5. Wanderung neben dem Bache (Vagando lungo il ruscello)
  6. Am Wasserfall (Le cascate)
  7. Erscheinung (Apparizione)
  8. Auf blumigen Wiesen (Prati fioriti)
  9. Auf der Alm (Sui pascoli)
  10. Durch Dickicht und Gestrüpp auf Irrwegen (Perduto nel folto)
  11. Auf dem Gletscher (Sul ghiacciaio)
  12. Gefahrvolle Augenblicke (Momenti pericolosi)
  13. Auf dem Gipfel (In vetta)
  14. Vision (La visione)
  15. Nebel steigen auf (Sale la nebbia)
  16. Die Sonne verdüstert sich allmählich (Il sole fra le nubi)
  17. Elegie (Elegia)
  18. Stille vor dem Sturm (Calma prima del temporale)
  19. Gewitter und Sturm, Abstieg (Temporale e discesa)
  20. Sonnenuntergang (Tramonto)
  21. Ausklang (Epilogo)
  22. Nacht (Notte)

Questa indicazione è soprendentemente superflua: la capacità descrittiva della sinfonia è tale che ci si accorge facilmente di “dove si sta passando”. Proporre una sorta di paragone con la sinfonia “Pastorale” di Beethoven non sarebbe fuori luogo, anche se la distanza di tempo tra le due composizioni è di circa un secolo. Se già Beethoven era descrittivo, qui siamo all’apice. Per raggiungere questo risultato Strauss è ricorso a un organico ampio, introducendo pure strumenti come la macchina del vento (detta anche eolifono) e la macchina del tuono, laddove Beethoven si arrangiava già bene con l’orchestra classica. L’organo riveste spesso un ruolo di sostegno, ma in alcuni casi come ad esempio il temporale (19), emerge nettamente ed è forse l’unico strumento in grado rappresentare le dimensioni in gioco, che sono quelle proprie della natura; in un’escursione di questo tipo, tutto è più grande dell’uomo, dalle stesse Alpi, immense, fino, addentrandosi, all’oscurità dei boschi o al sole che più avanti accompagna la salita.

Le Alpi in inverno viste da Garmisch-Partenkirchen. Foto: © Markt Garmisch-Partenkirchen Le Alpi in estate viste da Garmisch-Partenkirchen. Foto: © Markt Garmisch-Partenkirchen
Le Alpi viste da Garmisch-Partenkirchen. Foto: © Markt Garmisch-Partenkirchen.

La citata descrittività non è limitata a ciò che si vede o che comunque si percepisce coi sensi, ma riguarda anche le sensazioni; quando, ad esempio, si entra nei boschi (4) non ci sono dubbi: mentre prima si procedeva sotto il sole, adesso è tutto più freddo e oscuro e i timpani seguiti dagli ottoni rappresentano anche lo smarrimento interiore. Anche la meditativa elegia (17) è del tutto scorrelata dai cinque sensi e rappresenta quella sensazione che si prova quando, dopo aver raggiunto l’ambito obiettivo, si percepisce che l’esperienza volge inevitabilmente al termine; la soddisfazione della vetta (13) inizia a cedere il posto alla malinconia di dover dare l’ultimo sguardo al panorama, di dover prendere gli ultimi freschi respiri prima di iniziare la discesa (19). Ma il momento più alto della Sinfonia è a mio avviso l’epilogo (21). Qui la descrizione è totalmente interiore. Dopo il tramonto non c’è più nulla da vedere, non c’è più nulla di materiale; è il crepuscolo, l’escursione è finita. Di essa rimane il ricordo: l’epilogo è una meditazione, l’espressione della soddisfazione che imprese di questo tipo regalano, come accade dopo un lungo giro in bicicletta o una corsa tra le campagne. Se dovessi abbinare delle immagini a questa sinfonia, esse terminerebbero esattamente all’inizio dell’epilogo; c’è allora anche una componente malinconica: è tutto finito troppo presto, si vorrebbe continuare, nonostante Strauss cerchi di condurre per gradi alla conclusione. Tale elemento nostalgico è messo in evidenza dal breve assolo di organo all’inizio dell’epilogo (senza ripieno, solo fondi e niente ance) organo che, dopo, continua ad accompagnare i fiati, in particolare col pedale, fino a quando non attaccheranno gli archi. È in questa conclusione, dunque, che emerge la genialità di Strauss.

E dunque, dopo questa breve e frammentaria descrizione, non posso che consigliarne l’ascolto. L’esecuzione su cui mi sono basato è della Berliner Philharmoniker, diretta da Herbert von Karajan nel 1981 e incisa in digitale dalla Deutsche Grammophon, serie Karajan Gold (439 017-2). All’organo: David Bell. Dell’organo non si sa praticamente nulla; è quello della Berlin Philharmonie ma non si trovano informazioni in rete. Quello che è certo è che il pedale dispone di almeno un registro di 32′ (reale, non acustico) ad anima, che viene spesso utilizzato proprio in questa incisione, in particolare in temporale, epilogo e notte (quella conclusiva). Se avrò altre informazioni, sarò lieto di pubblicarle (aggiornamento del 12/09/2008: è disponibile la disposizione fonica dell’organo).

La qualità tecnica dell’incisione è molto buona, a parte il solito disturbo, debole ma permanente, a 15 kHz, tipico di molte registrazioni digitali. Risulta comunque più che tollerabile, sempre che lo si riesca a sentire, ed è dovuto probabilmente all’uso di schermi analogici in sede di registrazione.

Ringrazio ancora una volta Giada che, con la sua competenza, ha contribuito all’analisi dell’opera.

Un’ultima nota su Richard Strauss per fugare eventuali dubbi: egli non ha nessun legame di parentela con i due Johann Strauss, compositori di valzer viennesi.


Movimenti della sinfonia

organ orgel orgue varhany