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Le messe di Mozart

27 ottobre 2011 Lascia un commento
Spartito autografo del "Dies irae", dal "Requiem K. 626" di Wolfgang Amadeus Mozart
Spartito autografo del “Dies irae” (Requiem K. 626) – www.mozartforum.com

La maggior parte delle diciotto messe scritte da Mozart risulta sconosciuta ai più. Si tratta spesso di composizioni brevi (meno di mezz’ora) poiché l’arcivescovo di Salisburgo, nonché protettore del compositore, gli imponeva vincoli molto stringenti per quanto riguardava la durata dei riti; lo stesso Mozart si lamentava di questi limiti, dato che lo obbligavano ad essere eccessivamente conciso.
Composizioni minori dunque, ma non tutte: due di esse fanno eccezione, e non parliamo di opere semplicemente degne di nota, ci troviamo piuttosto di fronte a due dei più importanti lavori del compositore austriaco:

Entrambe le messe sono composte in forma di cantata, ciò significa che alcuni riti, specialmente i più lunghi, sono suddivisi in più movimenti. Avendo infatti Mozart interrotto il rapporto di lavoro con l’arcivescovo, era finalmente libero dai quegli stringenti vincoli che l’avevano sempre costretto a comporre messe di sei o sette movimenti al massimo (tipicamente Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Benedictus e Agnus dei).

Requiem

Non v’è appassionato di musica classica che non conosca o che almeno non abbia mai sentito parlare del Requiem di Mozart, sicuramente una delle sue composizioni più notevoli nonostante si tratti di un’opera incompiuta. L’edizione più conosciuta e incisa oggigiorno è quella completata da un allievo di Mozart, Franz Xaver Süssmayr, che fu capace di adottare uno stile molto affine a quello del compositore salisburghese grazie anche alle decine di bozze lasciate dal maestro.

Trattandosi di uno dei capolavori di Mozart, di esso sono disponibili innumerevoli incisioni discografiche. Vi sono interpretazioni per tutti i palati: dalle letture filologiche più accurate fino alle visioni romantiche in stile “vecchia scuola”. L’edizione che voglio consigliare in quest’articolo fa sicuramente parte della vecchia scuola: strumenti moderni, diapason a 440 Hz, orchestra filarmonica, coro numeroso; sto parlando dell’incisione dei Wiener Philharmoniker diretti da Karl Böhm nell’aprile del 1971. Nonostante l’adozione di un organico nutrito, l’esecuzione risulta chiara e brillante, merito sia degli orchestrali, che non hanno bisogno di presentazione, che del direttore tedesco, il quale adotta quasi sempre tempi lenti così che ogni frase risulta scandita accuratamente; l’ascoltatore può quindi cogliere innumerevoli dettagli, anche quelli che inevitabilmente sfuggono ascoltando interpretazioni più spedite come ad esempio quelle di Karajan, volendo rimanere nell’ambito della vecchia scuola. Anche le voci del Konzertvereinigung Wiener Staatsopernchor sono particolarmente brillanti. Ciò detto, è bene precisare che non ci troviamo di fronte ad un’interpretazione perfetta; ad un ascolto attento si può notare qualche asincronia tra coro, orchestra e solisti, qualche attacco poco preciso; talvolta poi i solisti non emergono abbastanza dal suono dell’orchestra nonostante i nomi siano di tutto rispetto. È anche possibile che alcune di queste imperfezioni siano state accentuate da carenze di tipo tecnico, come un microfonaggio poco preciso o insufficiente; in questo caso va detto che un disco di Karajan difficilmente presenta difetti di questo tipo, è noto infatti che Karajan partecipava attivamente alle operazioni di bilanciamento e di masterizzazione delle sue registrazioni. Questi piccoli problemi comunque non scalfiscono la qualità artistica della presente registrazione; Karl Böhm raggiunge vette interpretative notevoli: il Kyrie, il Rex Tremendae e il Lacrimosa sono straordinari, chiari, limpidi, ma anche la parte spuria della messa (dall’Offertorium in poi) merita molto; il Lux aeterna, che ricalca esattamente le note del Kyrie, chiude maestosamente l’opera con le voci squillanti del coro unite ai potenti accordi dell’organo suonato da Hans Haselböck. Lo strumento si ode distintamente anche in molte altre parti del Requiem ma non ruba mai la scena all’orchestra o alle voci.

Il disco, pubblicato da Deutsche Grammophon, è disponibile in due edizioni: quella internazionale, che risale ormai a 27 anni fa (413 553-2), e quella rimasterizzata nel 2009, serie The Originals, destinata al mercato giapponese e non ancora rilasciata nel resto del mondo (UCCG-4639, con libretto in lingua giapponese e tracklist in inglese e giapponese); è comunque possibile acquistarla online anche da noi. L’edizione rimasterizzata, con procedimento Original-Image Bit-Processing, è caratterizzata da una dinamica più estesa, in particolare i passaggi forti risultano più intensi rispetto all’edizione del 1984, mentre quelli più deboli non risultano più amplificati rispetto alla vecchia edizione.

La qualità tecnica generale di entrambe le edizioni è elevata; è presente solo qualche difetto di entità molto lieve: piccoli e rari drop out (riduzioni dell’intensità del suono di brevissima durata, tipici delle registrazioni analogiche su nastro), un minimo rumore di bassa frequenza (rumble) e un debole ma costante segnale a circa 14680 Hz, una frequenza che non è semplice associare ad un particolare dispositivo disturbatore; comunque, come già detto, l’intensità è minima e quindi il disturbo risulta di fatto impercettibile. Il rumore di fondo è leggerissimo e la risposta in frequenza risulta ottima per entrambe le edizioni, del resto si parla di una registrazione degli anni settanta: l’alta fedeltà era una realtà consolidata.

Dettagli dell’incisione:
Compositore: Wolfgang Amadeus Mozart
Titolo: Requiem d-Moll, K. 626
Soprano: Edith Mathis
Contralto: Julia Hamari
Tenore: Wiesław Ochman
Basso: Karl Ridderbusch
Coro: Konzertvereinigung Wiener Staatsopernchor
Orchestra: Wiener Philharmoniker
Organista: Hans Haselböck
Direttore: Karl Böhm
Casa discografica: Deutsche Grammophon
Data della registrazione: Aprile 1971 ADD

Grande messa in do minore

Anche questa messa, come il Requiem, non è mai stata terminata da Mozart, in particolare l’Agnus dei risulta totalmente assente; tuttavia, anche se parziale, ci troviamo ugualmente di fronte ad un capolavoro. Il solo Kyrie potrebbe valere tutta la messa: un lungo movimento dal carattere meditativo, in cui il doppio coro, quasi mai forte, si alterna con la voce limpida del soprano che dà proprio l’idea della supplica tesa alla purificazione interiore. Per questo e per la maggior parte dei movimenti della messa, Karajan, che dirige i Berliner Philarmoniker e il Wiener Singverein, predilige il legato e adotta un tempo abbastanza rilassato, una scelta niente affatto scontata dato che Karajan non è certo noto per essere un direttore dai tempi lenti. La stessa messa diretta da Bernstein, ad esempio (DG 431 791-2), è quasi sempre più spedita (la prima parte del Credo fa eccezione) e in essa si può apprezzare bene anche il suono dell’organo, che invece rimane piuttosto offuscato nell’edizione di Karajan, sicuramente per via delle combinazioni di registri scelte. Altro brano che merita una menzione speciale è il lungo Qui tollis peccata mundi, a mio avviso il cuore del Gloria di questa messa; qui la tonalità di do minore trova il suo soggetto migliore, contribuendo a rappresentare perfettamente l’implorazione della pietà.

Questa registrazione è disponibile in due diverse edizioni che differiscono tra loro solo per grafica, contenuti del libretto e per la presenza di una traccia in più nell’edizione 2005: l’Adagio e Fuga in do minore K. 546. Entrambi i dischi sono rimasterizzati con il procedimento Original-Image Bit-Processing; questo particolare è messo bene in evidenza sulla copertina dell’edizione Karajan Gold del 1993 (DG 439 012-2), ma non è indicato esplicitamente nell’edizione The Mozart Collection del 2005 (DG 477 5754); tuttavia ad un’analisi accurata le due masterizzazioni risultano perfettamente identiche. Alla fine dei conti, l’edizione del 2005 contiene più musica rispetto a quella del ’93 e costa anche meno.

Tecnicamente la registrazione è di buona qualità; la dinamica è ottima e il rumore di fondo praticamente inesistente. È presente il solito disturbo a circa 15,6 kHz che purtroppo caratterizza un po’ tutta la serie Karajan Gold; in questo caso comunque la sua intensità non è particolarmente elevata e quindi di fatto non crea problemi; gli unici che potrebbero forse notarlo, sotto forma di un sibilo acuto simile a quello prodotto dai vecchi televisori a tubo catodico, sono i più giovani durante l’ascolto dei pianissimo.

Dettagli dell’incisione:
Compositore: Wolfgang Amadeus Mozart
Titolo: Große Messe c-Moll, K. 427 (417a)
Soprano I: Barbara Hendricks
Soprano II: Janet Perry
Tenore: Peter Schreier
Basso: Benjamin Luxon
Coro: Wiener Singverein
Orchestra: Berliner Philharmoniker
Organista: David Bell
Direttore: Herbert von Karajan
Casa discografica: Deutsche Grammophon
Data della registrazione: Febbraio 1981 DDD

4135532 028941355324 4390122 028943901222 4775754 028947757542

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L’organo meccanico

7 settembre 2006 6 commenti
Poco si sa di questo strumento automatico in voga al tempo di Mozart e oggi quasi completamente dimenticato. Proprio Mozart ci ha lasciato le tre composizioni più note per lo strumento in questione:

  • Fantasia in fa minore K. 608 (Allegro – Andante – Allegro)
  • Fantasia in fa minore K. 594 (Adagio – Allegro)
  • Andante in fa maggiore K. 616

Grazie al contributo di Enrico, sappiamo qualcosa di più a proposito di questo "cugino" dell’organo che tutti conosciamo. Riporto qui di seguito il suo intervento:

«Questo organo meccanico o "orologio meccanico" era una sorta di orologio musicale ideato dal conte Deym (conosciuto col nome borghese di Müller), un bizzarro personaggio viennese che in onore del Feld-maresciallo barone von Laudon – scomparso nel luglio 1790 – aveva inaugurato un mausoleo aperto al pubblico dove aveva esposto la sua collezione di orologi rari e statue di cera da lui stesso create. In mezzo al mausoleo riposava in una bara di cristallo il maresciallo di cera, capolavoro di Deym. Proprio per un orologio meccanico di Deym fu richiesto a Mozart di comporre queste Fantasie (K. 594, K. 608 e Andante K. 616). Dopo la morte del costruttore, tutti gli orologi di Deym andarono dispersi ma l’orologio delle nostre Fantasie doveva essere formato così, da una descrizione di Giovanni Carli Ballola e Roberto Parenti [link]: "una sorta di organo provvisto di due registri di flauto e di mantice, e collegato ad un meccanismo ad orologeria: ad un’ora prestabilita tale meccanismo entrava in funzione collegando le canne dell’organo ad un rullo dentato sul quale era stato preparato il brano musicale da eseguire. Scorrendo, il rullo apriva le valvole delle canne corrispondenti alle note che si volevano ottenere, nei rispettivi parametri di altezza e durata".»

A proposito della presenza di soli due registri, lo stesso Mozart, giudicando evidentemente il suono dell’organo meccanico, fu impietoso; trattando infatti della fantasia K. 594 in una sua lettera, ebbe a scrivere:

«Sarei felice se fosse destinata ad un grande strumento e suonasse come un’opera per organo, ma il meccanismo consiste in nient’altro che piccole canne dal suono troppo acuto e, secondo me, troppo infantile.». Mozart, lett. 3-ott-1790.

Riascoltando le sue fantasie oggi, eseguite con organi veri e propri, si può constatarne l’effettiva valenza compositiva.

Altre informazioni sull’argomento si possono trovare alla seguente pagina:
Mozart’s Fantasias K.594 and K.608 for mechanical organ

Qualche fotografia di organi meccanici moderni:
David R. Leach – Mechanical Organ Maker
Johann Georg Strasser’s "Mechanical Orchestra"

Karl Richter: A Universal Musician

28 luglio 2006 6 commenti
Copertina dell'album Karl Richter: A Universal Musician

Finalmente il cofanetto è arrivato. Può non essere facile trovarlo nei negozi, forse perché uscito solo da un mese.

Titolo: Karl Richter – A Universal Musician
Casa discografica: Deutsche Grammophon
Serie: Original Masters
Anno: 2006
Formato: Box da 8 CD (foderine interne di carta con finestrella di plastica)

Adesivo incollato sul cofanetto

Otto dischi pieni di ottima musica; in particolare:

CD 1 (soli/coro & orchestra): Schütz: Musikalische Exequien SWV 279-281 [mono] – Händel: estratti da opere liriche.
CD 2 (soli/coro & orchestra): A. Scarlatti: Su le sponde del Tebro – Bach: estratti dalle passioni – Händel, Haydn & Mendelssohn: estratti da oratori.
CD 3 (orchestra): Bach: Concerti BWV 1044 & 1055 – C. P. E. Bach: Sinfonie n. 1-4.
CD 4 (orchestra): Haydn: Sinfonie n. 94 & 101.
CD 5 (organo): Mozart: Fantasia K. 608 – Brahms: 11 Chorale Preludes, Op. 122 – Liszt: Preludio e fuga sul nome BACH, S. 260.
CD 6 (clavicembalo): Händel: Suite in mi maggiore, Ciaccona in sol maggiore [mono]; Bach: Concerto italiano BWV 971, Fantasia cromatica e fuga BWV 903, Toccata e fuga in sol minore BWV 915, Pastorale in fa maggiore BWV 590, Fantasia in do minore BWV 906.
CD 7 (clavicembalo): Bach: Variazioni Goldberg BWV 988.
CD 8 (tenore solo & organo): Bach: Schemelli Songbook.

I primi quattro dischi mettono in evidenza le qualità di Karl Richter come direttore d’orchestra, mentre dal quinto CD in poi si possono apprezzare le sue capacità di organista (CD 5), clavicembalista (CD 6 e 7) e accompagnatore (CD 8).

Frontespizio delle Musikalische Exequien

CD 1 – Sulle Musikalische Exequien c’è da dire che, nonostante siano registrate in mono, la fedeltà del suono è molto buona, sicuramente ottima per l’epoca (1953). Altre case discografiche incidevano già in stereo in quegli anni; la Deutsche Grammophon in effetti non fu tra le prime case ad adottare il nuovo metodo di registrazione, uno dei primi esempi è infatti la Passione secondo Matteo BWV 244 diretta da Richter nel 1958. Tuttavia, come detto, ascoltare Schütz in questa rara e storica registrazione risulta molto piacevole, le voci sono brillanti come nelle registrazioni stereo degli anni sessanta e gli strumenti, l’organo in particolare, emergono con una naturalezza tale che quasi ci si dimentica di stare ascoltando un’incisione monofonica (a meno di non ascoltarla in cuffia) grazie anche all’acustica dell’ambiente in cui si riproduce il disco. Si ravvedono già le caratteristiche vocali che determineranno, qualche anno dopo, il grande successo del coro che prenderà il nome di Münchener Bach-Chor. Nel libretto manca stranamente il testo, dimenticanza imperdonabile visto il prezzo del cofanetto. Fortunatamente in Internet non è difficile reperirlo: Parte I (SWV 279)Parte II (SWV 280)Parte III (SWV 281).

CD 2 – I solisti di Su le sponde del Tebro sono Maria Stader (soprano) e Willy Bauer (tromba). Questa cantata da camera di Scarlatti per soprano, tromba, archi e continuo, si ascolta piacevolmente e dura meno di un quarto d’ora. La qualità della registrazione, inoltre, è molto buona. Oltre a Scarlatti, questo disco contiene un assaggio di alcune composizioni vocali di Bach, Händel, Haydn e Mendelssohn, delle quali si possono ascoltare al massimo un paio di arie ciascuna. È dunque quasi certamente il CD che verrà ascoltato meno di tutti.

Copertina dell'LP delle sinfonie di Carl Philipp Emanuel Bach

CD 3 – Il disco si apre con il celebre Triploconcerto BWV 1044 eseguito dai solisti Aurèle Nicolet, Gerhart Hetzel e lo stesso Karl Richter rispettivamente al flauto, al violino e al cembalo. L’esecuzione è di una trasparenza cristallina, si potrebbe riscrivere lo spartito a orecchio, tuttavia nell’insieme sonoro il clavicembalo emerge poco, specie nel secondo movimento, dove la parola è lasciata unicamente ai tre solisti: mentre flauto e violino s’avvicendano e si intrecciano tra loro, il clavicembalo sembra restarsene in disparte, relegato quasi ad un ruolo di accompagnamento; eppure il due manuali suonato da Richter non avrebbe avuto difficoltà ad imporsi con un timbro forte, in modo da incorniciare e solidificare quest’adagio che invece rimane poco definito soprattutto nel registro basso. A seguire troviamo il Concerto per oboe BWV 1055, nella ricostruzione curata da Christopher Hogwood a partire dalla trascrizione per clavicembalo, unica versione autentica pervenutaci. L’esecuzione, risalente al 1980, non risente assolutamente del problema appena esposto, in quanto il clavicembalo si occupa qui unicamente del basso continuo insieme con il contrabbasso. La parte solistica è affidata all’oboista Manfred Clement.
Le pionieristiche sinfonie di Carl Philipp Emanuel Bach, sicuramente poco conosciute, gettano in realtà le basi per quella che sarà la grande stagione sinfonica classica che esploderà con Haydn e Mozart e poi sarà portata ai massimi livelli da Beethoven. I richiami al concerto barocco sono numerosi, l’onnipresente clavicembalo ne è segno lampante, ma la gestione dell’organico inizia ad essere molto più articolata e dinamica, e si possono già scorgere diverse trovate geniali che divergono nettamente dal modo di comporre secentesco, e che saranno proprio il sale delle successive sinfonie classiche. La Münchener Bach-Orchester si dimostra perfettamente in grado di eseguire questo repertorio con la dinamica che si conviene a lavori sinfonici a tutti gli effetti. Per quel che riguarda l’aspetto tecnico, la qualità sonora del disco è molto buona, nessun particolare da rilevare.

CD 4 – È un dato di fatto che Karl Richter sia noto principalmente per le sue interpretazioni della musica barocca, tuttavia non sono state rare, nella sua vita artistica, le digressioni verso correnti musicali meno antiche, basti pensare a Brahms, presente in questo stesso cofanetto (CD 5), o anche a Max Reger. La registrazione di queste due sinfonie di Franz Joseph Haydn risale al 1961 con l’orchestra dei Berliner Philharmoniker. La direzione è caratterizzata dalla precisione dei tempi tipica del direttore sassone; non sono presenti brusche variazioni del tempo, che invece sono caratteristiche delle letture più romantiche. La dinamica dell’orchestra è ben curata, i piano, i forte e i crescendo si apprezzano bene; del resto l’intensità e la precisione dei Berliner Philharmoniker erano qualità ampiamente dimostrate già all’epoca di queste registrazioni; nel 1955, infatti, il direttore Herbert von Karajan aveva iniziato il lungo lavoro di perfezionamento di quella che nel corso degli anni sessanta diventerà una delle più rinomate orchestre del mondo.

Copertina dell'LP delle composizioni per organo di Mozart, Brahms e Liszt

CD 5 – Come già anticipato nel precedente articolo “Pagine per organo”, qui troviamo due eccellenti e fino ad oggi rarissime esecuzioni: la Fantasia in fa minore K. 608 (per organo meccanico) di Mozart e il Preludio e fuga sul nome BACH di Liszt. Sono inoltre presenti gli 11 Chorale-Preludes (Preludi corali) op. 122 di Brahms che nulla hanno a che vedere con la magnificenza dei due lavori citati in precedenza, ma nei quali Karl Richter cura particolarmente la scelta dei registri; non vi sono due corali che siano eseguiti con la stessa combinazione, senza considerare i cambi di manuale. Si tratta dunque di interpretazioni da non perdere. L’anno è il 1964 e l’organo è lo Steinmeyer della Herkules-saal (sala di Ercole) a Monaco di Baviera (come si può leggere sulla copertina dell’LP originale che trovate in fondo a questo articolo), inaugurato pochi anni prima e del quale il nostro organista sfodera l’intera tavolozza timbrica e le ampie potenzialità espressive. A breve dovrebbero pervenire maggiori informazioni su questo strumento grazie alla gentile collaborazione della stessa fabbrica di organi tedeschi (aggiornamento del 7/8/2006: è disponibile la disposizione fonica dell’organo). Unico neo di queste registrazioni è l’immagine stereofonica un po’ più stretta del normale (cioè i canali sinistro e destro si assomigliano molto) il che può essere imputabile alla disposizione dei microfoni; bisogna inoltre ricordarsi che ci si trova in una sala, la quale presenta quindi un’acustica diversa da quella di una chiesa. In compenso il riverbero risulta piuttosto ridotto, il che conferisce maggiore chiarezza e brillantezza al suono, caratteristiche difficili da riscontrare nelle incisioni organistiche sinfoniche. In conclusione si tratta senz’altro di interpretazioni eccellenti e raccomandabili.

Copertina dell'LP delle incisioni clavicembalistiche di Bach

CD 6 – Händel è stato registrato nel 1954 in mono e la qualità del suono purtroppo ne risente più delle Musikalische Exequien di Schütz, anche se l’anno e il luogo delle incisioni (Herkules-Saal, Monaco) sono gli stessi; in pratica i toni acuti sono troppo evidenti e i toni medi risultano troppo deboli, tuttavia un’equalizzazione più attenta avrebbe portato a un migliore risultato sonoro, come ho potuto constatare personalmente. Bach invece è tutto in stereo e di buona qualità sonora, e tutto suonato con precisione e senza troppi abbellimenti, come sempre quando si parla di Karl Richter. Una menzione speciale la merita la Pastorale in fa maggiore BWV 590, opera eseguita tipicamente all’organo e qui invece suonata al clavicembalo. Richter scelse uno strumento moderno per le sue registrazioni: costruito da Neupert, si tratta di uno strumento un po’ speciale poiché dispone di un forte registro basso di 16′.

CD 7 – Per le Variazioni Goldberg vale quanto scritto poco fa. Il clavicembalo è sempre lo stesso, come pure la pulizia dell’esecuzione. Interessante il gioco dei registri che sottolinea i passaggi di una certa importanza e abbellisce i ritornelli che altrimenti si ridurrebbero davvero a una semplice ripetizione dello stesso pezzo. A proposito dei ritornelli, questa è una delle poche esecuzioni in cui vengono eseguiti tutti, tanto che il disco dura oltre 77 minuti. Buona la qualità del suono.

CD 8 – Queste composizioni di Bach per tenore (Peter Schreier) e organo (Karl Richter) sono poco eseguite e gradirle o meno è questione di gusti, alcuni potrebbero trovarle noiose ma Richter cerca sempre di movimentare l’accompagnamento scegliendo le registrazioni in modo vario, supportato dall’organo Silbermann della cattedrale di Freiberg, autore, tra l’altro, della esemplare registrazione di Richter della Passacaglia in do minore di Bach. Qualità audio molto buona (dopotutto siamo nel 1978).

Disposizione dell'organo Silbermann del Duomo di Freiberg

Potete trovare un altro interessante articolo su questo cofanetto nel blog “Musicalia-Organalia” [Link al post].

Collegamenti utili:
Deutsche GrammophonSteinmeyer OrgelbauResidenz München – Libretto delle Musikalische Exequien: IIIIII.

Pagine per organo

17 luglio 2006 3 commenti
Fotografia del disco "Pagine per organo"

Il mio primo incontro con l’arte di Karl Richter avvenne per puro caso anni fa ascoltando un’antologia di opere per organo su LP dal titolo «Pagine per organo», che perciò merita una menzione speciale in questo spazio. L’esecuzione di Richter della Fantasia e Fuga BWV 542 di Bach, precisa, impeccabile, mi colpì sin dal primo ascolto e da anni rappresenta il mio riferimento. Solo tempo dopo avrei scoperto le capacità di Karl Richter come clavicembalista e direttore d’orchestra.

Il disco, uscito nel 1983 (Deutsche Grammophon, 410 073-1), contiene anche altri brani suonati da Karl Richter; ecco cosa esegue esattamente:

  • Bach: Fantasia e fuga in sol minore, BWV 542
  • Brahms: Preludio al corale "Herzlich tut mich verlangen"
  • Mozart: Fantasia in fa minore, K. 608
  • Liszt: Preludio e fuga sul nome BACH

Fuori catalogo per molti anni, queste registrazioni sono ora tutte fortunatamente disponibili su CD. Bach lo si trova nel box "Organ Works – Karl Richter" della Deutsche Grammophon serie "The Originals" uscito nel 2005 (codice 477 5337), mentre proprio a giugno di quest’anno (2006) è uscito il cofanetto "Karl Richter: A Universal Musician", di 8 CD, sempre Deutsche Grammophon (477 6210) in cui si trovano, tra l’altro, le esecuzioni della Fantasia in fa minore di Mozart, del Preludio e fuga sul nome BACH di Liszt e dei Preludi-Corali di Brahms, tutte esecuzioni ascoltabili, fino a qualche settimana fa, solo da LP come questo.

La Fantasia e fuga BWV 542 di Bach è eseguita all’organo Marcussen della Jægersborg Kirke (disposizione), mentre Mozart, Brahms e Liszt sono eseguiti all’organo Steinmeyer della Herkules-Saal della Residenza di Monaco (disposizione).

Dopo aver ascoltato varie esecuzioni della Fantasia K. 608 di Mozart (Guillou, Haselböck per fare qualche esempio), pur trovandole soddisfacenti non posso nascondere la mia tendenza a tornare ad ascoltare Richter: la scelta delle registrazioni, i tempi e la precisione non hanno pari. Lo strumento, costruito nel 1962 e dotato di 75 registri, ha una sonorità che si addice perfettamente sia a questo pezzo Mozartiano che a Liszt, nonostante l’assenza di registri di 32′.

In definitiva sono tutte registrazioni da ascoltare e difficilmente se ne rimarrà delusi. Un’ultima nota tecnica: le incisioni risalgono al 1964 e la qualità audio (stereo, ovviamente) è molto buona; il rumore di fondo si fa notare solo nei passaggi più tenui.

«Pagine per organo» contiene anche pezzi eseguiti da altri organisti:

  • Anonimo: Branle de Champagne
  • Cabanilles: Toccata n. 4
  • L. Couperin: Fantasia in do maggiore
  • Sweelinck: Variazioni sull’antica canzone inglese "Future, my Foe"
  • Janáček: Solo per organo dalla "Messa glagolitica"
  • Bull: Bull’s Goodnight

In effetti lo scopo del disco non era quello di mettere in evidenza Karl Richter ma piuttosto di dare una panoramica generale sulla musica organistica; obiettivo decisamente ambizioso, specialmente se, come in questo caso, si riduce il tutto a meno di un’ora di musica. Chiaramente, nel voler dare un assaggio di musica organistica eseguita in modo pulito, si dev’essere pensato che Karl Richter fosse uno degli artisti più adatti allo scopo.

Riporto di seguito, tra virgolette, le note presenti sul retro della custodia, scritte da Joachim Dortmüller e tradotte in italiano da Gabriele Cervone. Anche se non si parla degli esecutori, vi sono informazioni interessanti sulle origini e lo sviluppo della musica organistica.

«Si deve risalire fino al secolo VIII per poter cogliere gli inizi della musica per organo: nel 757 Pipino III, padre di Carlo Magno e soprannominato impropriamente anche "il breve", ricevette in dono un organo dall’imperatore di Bisanzio Costantino V. Ma dovettero trascorrere quasi 70 anni perché questo strumento potesse avere una sua funzione nelle celebrazioni liturgiche; infatti solo nel 824 la Cattedrale di Aquisgrana fu dotata di un organo.
A quei tempi non si poteva parlare in alcun modo di letteratura specificamente organistica. Bisogna attendere quasi 500 anni per trovare musiche di questo tipo: si tratta di preludi (detti "preamboli"), di adattamenti di canti, ma anche di danze, spesso trascritte da composizioni vocali. Si trattava comunque di opere destinate all’organo, come indicano inequivocabilmente i frontespizi di queste raccolte di musiche. I loro autori sono rimasti spesso anonimi, così anche il compositore della Branle, un’antica danza francese di gruppo, che si può ascoltare in questa registrazione – un tipo di musica che nei secoli XVI e XVII era assai popolare.
Nell’era prebachiana quattro maestri – ognuno dei quali è un insigne rappresentante del proprio paese – caratterizzano poi il successivo iter dell’organo nella storia della musica. Sono quasi coetanei l’olandese Jan Pieterszoon Sweelinck e l’inglese John Bull. Sweelinck, che fu organista a partire dal 1580 nella Oude Kerk di Amsterdam, viene a ragione chiamato "il creatore di organisti": per le sue straordinarie doti pedagogiche godette ai suoi tempi di grande fama. Ma ebbe alti riconoscimenti anche come compositore e a questo avranno certo contribuito le sue variazioni, come ad esempio quelle su "Future, my Foe" (Dalla Fortuna son sospinto). Un momento caratteristico dello stile di Sweelinck è dato dalla fusione di influssi inglesi e italiani. Anche Bull fu organista (da ultimo nella Cattedrale di Anversa) e al tempo stesso compositore. Scrisse cicli di variazioni, fantasie e dei pezzi sul tipo del ricercare. Può valere come esempio della sua arte il brano "Goodnight" (Buona notte). Louis Couperin è il capostipite di una famiglia che ha dato alla storia tanti musicisti in un ampio arco di tempo, dal secolo XVII fino al XIX, come indicano i reperti documentari. Fu zio del famoso François Couperin, che portò l’arte clavicembalistica francese ai suoi più alti fastigi. Lo stesso Louis Couperin, organista nella Chiesa di St. Gervais a Parigi e alla corte del Re Sole, scrisse diverse composizioni dal titolo "Fantasia", nelle quali è documentata la sua predilezione per i registri bassi – e a quei tempi nuovi – della tromba e cornetta. Più a sud ed esattamente a Valencia, in Spagna, operò Juan Bautista Cabanilles, organista e sacerdote nella Cattedrale della sua città natale. Compì probabilmente un viaggio di studi alla corte del Re Sole e là ebbe modo di conoscere Louis Couperin. Inoltre assimilò le conquiste stilistiche di Girolamo Frescobaldi, organista in S. Pietro a Roma. Di Cabanilles sono rimaste passacaglie, tientos e toccate, e la Toccata n. 4 riflette i tratti caratteristici dell’antica musica spagnola.
In un excursus documentario di composizioni organistiche non può mancare la musica di Johann Sebastian Bach, il più famoso Cantor di S. Tommaso di tutti i tempi. Nella sua produzione organistica – solo per fare un esempio – giungevano a pieno compimento la ricchezza formale e la forza espressiva dell’età barocca, e si compiva la maestria artistica di quei compositori che prima di lui operarono particolarmente nell’Europa centrale. Le esecuzioni e le improvvisazioni di Bach all’organo furono ammirate sempre e ovunque. Sembra che per lui non siano mai esistiti problemi tecnici, sia nell’atto di comporre che nel suonare lo strumento. Ne offre un esempio la Fantasia e Fuga in sol minore qui registrata. La prima parte di questa composizione, scritta nel 1720 a Cöthen, percorre armonicamente il linguaggio dei decenni successivi; la Fuga è da un punto di vista tecnico-interpretativo uno dei più ardui brani per organo che Bach abbia mai scritto. A queste vette assolute rappresentate dalla musica bachiana seguì un periodo di stasi. I grandi Classici si dedicarono appena alla musica organistica. Fu più di tutti Wolfgang Amadeus Mozart a lasciare agli organisti dei brani di rilievo, anche se scritti in realtà per organo meccanico (uno strumento automatico allora assai in voga) – è questo appunto il caso della Fantasia in fa minore qui registrata. Se la forma di rondò è classica, i passaggi fugati – realizzati con grande maestria contrappuntistica – rimandano invece allo stile barocco. Qui Mozart fa il suo atto di riverenza nei confronti di Bach – un atteggiamento che contraddistingue anche il Preludio e Fuga sul nome BACH di Franz Liszt, la prima composizione organistica concepita in una dimensione di virtuosismo pianistico, che sia stata scritta sulle note si bemolle (B) – la (A) – do (C) – si (H), una sigla da allora in poi sempre prediletta dai compositori di musica organistica. È invece concepito come una meditazione il Preludio a "Herzlich tut mich verlangen" di Johannes Brahms, una musica legata al contenuto testuale e che dà espressione all’anelito di morte e al desiderio di liberazione dai dolori terreni. L’ultima composizione di questa serie di registrazioni è di Leos Janáček, che ancor prima di Bartók acquisì alla musica d’arte l’elemento folcloristico (quello della Moravia, sua terra natale). La "Messa glagolitica" è una delle sue opere più significative nel genere sacro; questa messa si conclude con un Solo per organo, veramente insolito per una composizione vocale, e tuttavia comprensibile in un compositore che non solo fondò una scuola organistica ma che la diresse anche per quasi un trentennio.»

Joachim Dortmüller (Traduzione: Gabriele Cervone).

Collegamenti utili: Jægersborg KirkeDisposizione dell’organo MarcussenDisposizione dell’organo SteinmeyerDeutsche Grammophon.