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L’organo restaurato della cattedrale di S. Lorenzo a Perugia

22 novembre 2015 2 commenti
Corpo d'organo dell'abside
Corpo d’organo dell’abside (foto tratta dal sito della ditta organaria Pietro Corna).

L’attuale organo Tamburini della cattedrale di Perugia è uno strumento di costruzione relativamente recente: progettato intorno alla metà degli anni sessanta da Fernando Germani, già organista della Basilica di San Pietro in Vaticano, fu da lui stesso inaugurato nel 1967. Gli 87 registri suddivisi in quattro manuali e pedaliera ne palesano la vocazione sinfonica, e consentono di eseguire con buoni risultati un repertorio molto vasto. A differenza di molti strumenti di questo genere, si può apprezzare abbastanza chiaramente il carattere dei vari registri, che si prestano bene anche all’uso solistico. La ditta Pietro Corna, che si è occupata del restauro dello strumento, ha provveduto anche ad aggiungere alcune nuove file di canne: un Open Diapason 8′ al Grand’organo e delle Trombe orizzontali (en chamade) a forte pressione di 16′, 8′ e 4′; queste ultime in particolare arricchiscono la forza espressiva dello strumento, che già disponeva di Cromorno, Oboe, Voci corali e di altri registri di tromba. Le canne sono ripartite in due corpi distanti alcuni metri tra loro, e la consolle è a trasmissione elettrica, risultando così ricollocabile con una certa libertà all’interno della chiesa.

A seguito del restauro, il 21 novembre 2015 (casualmente il giorno di Santa Cecilia) l’organista titolare Adriano Falcioni ha tenuto un concerto di inaugurazione con il seguente programma:

  • J. S. Bach: Passacaglia e thema fugatum, BWV 582
  • J. Jongen: Sonata Eroica, op. 94
  • J. S. Bach: Sicilienne dalla sonata per flauto, BWV 1031 (trascrizione di L. Vierne)
  • L. Vierne: Carillon de Westminster, op. 54 n. 6
  • J. S. Bach: Corale “Nun komm, der Heiden Heiland”, BWV 659
  • M. Duruflé: Suite op. 5 (Prelude, Sicilienne, Toccata)

La Passacaglia, eseguita in crescendo, consente fin da subito di apprezzare la varietà timbrica del Tamburini: dopo l’esposizione iniziale del tema al pedale con soli registri di basso (16′ e 8′), si aggiungono i manuali, prima con bordoni e flauti, e poi gradualmente con i principali e le relative file di ripieno. Non mancano alcune parentesi particolarmente recitative con il registro d’oboe. Man mano che la Passacaglia si sviluppa, fanno il loro ingresso anche le ance, fino ad arrivare alla Bombarda 32′, la cui canna più lunga suona proprio nell’ultimo accordo. Il Thema fugatum presenta una progressione simile e, analogamente alla Passacaglia, culmina con un potentissimo Tutti.

La Sonata Eroica di Joseph Jongen permette anch’essa di esprimere la dinamica dello strumento, anche se in modo totalmente diverso da Bach. Si apprezza in particolare la versatilità delle ance, che si rivelano adatte al repertorio romantico e moderno francese.

L’acustica della cattedrale di Perugia non è tra le più semplici da gestire, sono necessari tempi nell’ordine dei secondi affinché il suono si stabilizzi all’interno dell’edificio; il fatto che le canne siano dislocate in corpi diversi rende ancora più complicato il lavoro dell’organista. La potenza dell’organo consente di riempire la chiesa senza problemi, ma al tempo stesso l’acustica impone dei limiti al virtuosismo dell’esecutore soprattutto quando entrano in gioco molte file di canne. Il rischio è che un’esecuzione troppo veloce produca un suono confuso a causa della sovrapposizione di troppi suoni che insistono a riflettersi tra le pareti della cattedrale.

Il delicato Siciliano di Bach, nella trascrizione per organo di Louis Vierne, evidenzia le potenzialità recitative dell’organo sia con l’ancia Voci corali che con il semplice registro di Principale, il quale presenta una sonorità che si sposa perfettamente anche con la musica romantica francese. Ne è dimostrazione l’opera successiva, Carillon de Westminster, che inaspettatamente attacca alla fine del brano precedente, quasi senza interruzione. L’organista si muove con sicurezza tra le tastiere e i pedali di questo strumento, gestendone anche le numerose combinazioni programmabili; nel caso del Carillon, anche le casse espressive mostrano chiaramente la loro efficacia.

A seguire, nel corale di Bach BWV 659, il canto è affidato ai registri di mutazione e si apprezza in particolare una terza piuttosto forte, ben adatta al repertorio barocco tedesco e francese.

Chiude il programma la Suite di Duruflé che, nella sua complessità, mette alla prova il Tamburini (e ovviamente pure l’organista) su tutti i fronti: dinamico, timbrico e recitativo.

Adriano Falcioni ha dimostrato ottima conoscenza e padronanza dello strumento; ogni partitura è stata preparata nei minimi dettagli anche dal punto di vista della registrazione, un fattore importante quando si parla di organi che dispongono di una tavolozza timbrica così ampia.
Le combinazioni scelte, oltre ad aver messo in evidenza le capacità sinfoniche dell’organo, hanno mantenuto alta l’attenzione del pubblico anche nel caso delle composizioni più complesse in programma come la Sonata Eroica di Jongen, la Suite op. 5 di Duruflé e anche la Passacaglia, in cui ad ogni variazione di Bach, l’organista ha fatto corrispondere una variazione timbrica. Quest’ultimo caso è particolarmente interessante perché attualmente, per motivi legati alla cosiddetta (e supposta) prassi esecutiva autentica, è molto raro poter ascoltare esecuzioni suggestive come quella di Falcioni, vicina, se vogliamo, alle storiche interpretazioni di Karl Richter, Helmut Walcha e Fernando Germani. Sempre più spesso, invece, la Passacaglia viene eseguita con l’organo pleno praticamente dall’inizio alla fine, con minime variazioni di registrazione, producendo un risultato sì interessante ma a mio avviso decisamente meno coinvolgente.

In definitiva, questo Tamburini si rivela uno strumento eclettico che si presta bene all’esecuzione dei capolavori romantici francesi (Franck, Guilmant e anche Vierne e Widor), grazie alle recenti aggiunte nel comparto ance. Le numerose file di ripieno, nonché la presenza del registro di Voce umana, rendono possibile anche l’esecuzione del repertorio italiano. I registri di mutazione, sia semplici che composti come Sesquialtera e Cornetto, insieme con la buona dotazione di flauti, permettono infine di eseguire gran parte della musica tedesca a partire dal periodo barocco.


Organo Tamburini, Cattedrale di S. Lorenzo, Perugia (1967)

Corpo d'organo del transetto
Corpo d’organo del transetto (foto tratta dal sito della ditta organaria Pietro Corna).

Il monumentale organo della cattedrale di S. Lorenzo è stato costruito dalla Pontificia Ditta Cav. Giovanni Tamburini di Crema su progetto di Fernando Germani che lo inaugurò il 14 settembre 1967. Lo strumento è collocato in due distinti corpi sonori: uno nell’abside che comprende il “Positivo”, il “Grand’Organo” e “Pedale”; l’altro nel transetto di sinistra con “Recitativo Espressivo”, il “Solo Espressivo” e un’altra sezione del “Pedale”. Le canne sono in numero 5178 suonanti, facenti capo a 141 placchette di cui 87 registri sonori e un sistema di 8 combinazioni libere per 103 diversi banchi di memoria. L’intervento di restauro, durato più di un anno e affidato alla ditta Pietro Corna, ha riguardato pulitura e manutenzione straordinaria, intonazione e accordatura, miglioramento fonico strutturale con l’aggiunta del nuovo registro di Open Diapason 8′ e delle Trombe ad alta pressione di 16′-8′-4′ su misure Cavaillé-Coll (i nuovi registri sono contrassegnati da un asterisco nella disposizione fonica che segue).

Disposizione fonica

I. Positivo (61 note)
Abside
Principale 8′
Ottava 4′
XV (Decimaquinta) 2′
Ripieno 4 file 2′
Quintadena 8′
Flauto a camino 4′
Flauto in XII 2 2/3′
Ottavino 2′
Flauto in XVII 1 3/5′
Piccolo 1′
Cromorno 8′
Tromboncino 8′

Tremolo

III. Recitativo espressivo (61 note)
Transetto
Principalino 8′
Ottava 4′
Ripieno 5 file 2′
Bordone 16′
Bordone 8′
Viola dolce 8′
Flauto armonico 4′
Flautino 2′
Sesquialtera 2 file 2 2/3′-1 3/5′
Viola Celeste 2 file 8′
Tromba armonica 8′
Oboe 8′
Voci corali 8′
Tromba chamade 8’*

Tremolo

IV. Solo (61 note)
Transetto
Diapason 8′
Ottava 4′
Ripieno 5 file 2′
Flauto dolce 8′
Quintadena 4′
Cornetto 3 file 2 2/3′-1 3/5′
Fagotto 16′
Tromba dolce 8′
Tromba chamade 16’*
Tromba chamade 8’*
Tromba chamade 4’*

Tremolo

II. Grand’organo (61 note)
Abside
Principale 16′
Open Diapason 8’*
Principale dolce 8′
Ottava 4′
XII (Duodecima) 2 2/3′
XV (Decimaquinta) 2′
XVII (Decimasettima) 1 3/5′
XIX (Decimanona) 1 1/3′
XXII (Vigesimaseconda) 1′
Ripieno grave 5 file 2′
Ripieno acuto 6 file 1 1/3′
Flauto traverso 8′
Corno camoscio 8′
Flauto in VIII 4′
Voce umana 8′
Tromba 8′
Chiarina dolce 8′
Chiarina dolce 4′

Transetto (espressivo)
Diapason 8′
Ottava 4′
Ripieno 5 file 2′
Flauto dolce 8′
Tromba 8′

Pedale (32 note)
Abside
Principale acustico 32′
Principale 16′
Ottava 8′
XV (Decimaquinta) 4′
Ripieno 6 file 2 2/3′
Contrabbasso 16′
Corno di notte 16′
Basso 8′
Corno di notte 8′
Bombarda 32′
Trombone 16′
Tromba forte 8′
Cromorno 8′
Clarone 4′
Claroncino 2′

Transetto
Subbasso 32′
Principale 16′
Subbasso 16′
Bordone amabile 16′
Bordone 8′
Bordone amabile 8′
Flauto tappato 4′
Fagotto 16′
Fagotto 8′
Fagotto 4′

Unioni e accoppiamenti
Unione I-P, Unione II-P, Unione III-P, Unione IV-P, Acuta I-P, Acuta II-P, Acuta III-P, Acuta IV-P;
Unione III-I, Unione IV-I, Grave IV-I, Grave III-I, Grave I, Annullatore Unisono I, Acuta I, Acuta III-I, Acuta IV-I;
Unione I-II, Unione III-II, Unione IV-II, Grave IV-II, Grave III-II, Grave I-II, Grave II, Annullatore Unisono II, Acuta II, Acuta I-II, Acuta III-II, Acuta IV-II;
Unione IV-III, Grave IV-III, Grave III, Annullatore Unisono III, Acuta III, Acuta IV-III;
Unione II-IV, Grave IV, Annullatore Unisono IV, Acuta IV.

Revealing Bach

10 agosto 2014 3 commenti

«Revealing Bach», è questo il titolo del nuovo cofanetto targato Archiv Produktion dedicato a tutti gli amanti dell’accoppiata Johann Sebastian BachKarl Richter e anche, più in generale, agli estimatori della musica del grande compositore tedesco.

La pubblicazione, curata da Universal Music Italia, è prevista per il 2 settembre 2014 e i dettagli sui contenuti dei nuovi 18 dischi sono ancora di difficile reperibilità; sul sito ufficiale non si trova praticamente nulla più dell’immagine di copertina, ciò nondimeno sul sito Tower Records Online è presente un plausibile elenco delle tracce. Ho inoltrato alla casa discografica una richiesta di maggiori dettagli; non appena riceverò risposta provvederò a pubblicare un aggiornamento.

Copertina del cofanetto "Revealing Bach"

Di seguito riporto tutti i dettagli che sono riuscito a recuperare, ma dev’essere chiaro che queste informazioni sono assolutamente provvisorie e possono contenere errori ed omissioni.

482 0959 GB18 ADD CD – EAN-13: 0028948209590 – Data di uscita: 02/09/2014.

  1. CD 1 (77’25”, clavicembalo Neupert “Bach”, da 477 6210, CD 7/8)
    • Variazioni Goldberg, BWV 988
  2. CD 2 (46’16”, clavicembalo Neupert “Bach”, da 477 6210, CD 6/8)
    • Concerto italiano in fa maggiore, BWV 971
    • Fantasia cromatica e fuga in re minore, BWV 903
    • Toccata e fuga in sol minore, BWV 915
    • Pastorale in fa maggiore, BWV 590
    • Fantasia in do minore, BWV 906
  3. CD 3 (49’07”, con Wolfgang Schneiderhan)
    • Sonata per violino e clavicembalo in si bemolle minore, BWV 1014
    • Sonata per violino e clavicembalo in la maggiore, BWV 1015
    • Sonata per violino e clavicembalo in mi maggiore, BWV 1016
  4. CD 4 (55’10”, con Wolfgang Schneiderhan)
    • Sonata per violino e clavicembalo in do minore, BWV 1017
    • Sonata per violino e clavicembalo in fa minore, BWV 1018
    • Sonata per violino e clavicembalo in sol maggiore, BWV 1019
  5. CD 5 (52’30”, con Aurèle Nicolet, da 427 1132)
    • Sonata per flauto e clavicembalo in sol minore, BWV 1020
    • Sonata per flauto e clavicembalo in si minore, BWV 1030
    • Sonata per flauto e clavicembalo in mi bemolle maggiore, BWV 1031
    • Sonata per flauto e clavicembalo in la maggiore, BWV 1032
  6. CD 6 (58’04”, da 427 1432, CD 1/2)
    • Concerto brandeburghese n. 1 in fa maggiore, BWV 1046
    • Concerto brandeburghese n. 2 in fa maggiore, BWV 1047
    • Concerto brandeburghese n. 3 in sol maggiore, BWV 1048
    • Concerto brandeburghese n. 4 in sol maggiore, BWV 1049
  7. CD 7 (67’36”, da 427 1432, CD 2/2)
    • Concerto brandeburghese n. 5 in re maggiore, BWV 1050
    • Concerto brandeburghese n. 6 in si bemolle maggiore, BWV 1051
    • Concerto per oboe d’amore, archi e continuo in la maggiore, BWV 1055 (1980)
    • Concerto per violino, oboe, archi e continuo in re minore, BWV 1060 (1963)
  8. CD 8 (70’48”)
    • Concerto per clavicembalo, archi e continuo in re minore, BWV 1052
    • Concerto per clavicembalo, archi e continuo in mi maggiore, BWV 1053
    • Concerto per clavicembalo, archi e continuo in fa minore, BWV 1056
    • Concerto per clavicembalo, 2 flauti dolci, archi e continuo in fa magg., BWV 1057
  9. CD 9 (44’45”)
    • Concerto per 2 clavicembali, archi e continuo in do maggiore, BWV 1061
    • Concerto per 3 clavicembali, archi e continuo in re minore, BWV 1063
    • Concerto per 4 clavicembali, archi e continuo in la minore, BWV 1065
  10. CD 10 (76’02”)
    • Concerto per clavicembalo, archi e continuo in re maggiore, BWV 1054
    • Concerto per clavicembalo, archi e continuo in la maggiore, BWV 1055 (1971)
    • Concerto per clavicembalo, archi e continuo in sol minore, BWV 1058
    • Concerto per 2 clavicembali, archi e continuo in do minore, BWV 1060 (1972)
    • Concerto per 3 clavicembali, archi e continuo in do maggiore, BWV 1064 (1973)
  11. CD 11 (57’37”)
    • Concerto per 2 clavicembali, archi e continuo in do minore, BWV 1062
    • Concerto per flauto, violino, clavicembalo in la min., BWV 1044 “Triplo concerto”
    • Concerto 3 violini, archi e continuo in do maggiore, BWV 1064 (1981)
  12. CD 12 (78’48”)
    • Concerto per due clavicembali, archi e continuo BWV 1060 (1963)
    • Concerto per 2 violini, archi e continuo in re minore, BWV 1043 “Doppio concerto”
    • Offerta musicale, BWV 1079
  13. CD 13 (59’00”, da 431 1192)
    • Concerto per organo in sol maggiore, BWV 592
    • Concerto per organo in la minore, BWV 593
    • Concerto per organo in do maggiore, BWV 594
    • Concerto per organo in do maggiore, BWV 595
    • Concerto per organo in re minore, BWV 596
    • Concerto per organo in mi bemolle maggiore, BWV 597
  14. CD 14 (78’40”)
    • Toccata e fuga in re minore, BWV 538°
    • Toccata e fuga in re minore, BWV 565†
    • Preludio e fuga in mi bemolle maggiore, BWV 552†
    • Sonata a tre voci n. 5 in do maggiore, BWV 529†
    • Fantasia e fuga in sol minore, BWV 542†
    • Preludio corale «Kommst du nun, Jesus, vom Himmel Herunter», BWV 650†
    • Preludio corale «Wachet auf, ruft uns die Stimme», BWV 645†
  15. CD 15 (67’56”)
  16. CD 16 (70’23”)
    • Suite (overture) per orchestra n. 1 in do maggiore, BWV 1066
    • Suite (overture) per orchestra n. 2 in si minore, BWV 1067
    • Suite (overture) per orchestra n. 4 in re maggiore, BWV 1069
  17. CD 17 (61’59”, da 427 1552, CD 1/2)
    • Messa in si minore, BWV 232: I. Kyrie, II. Gloria
  18. CD 18 (61’01”, da 427 1552, CD 2/2)
    • Messa in si minore, BWV 232: III. Credo, IV. Sanctus, V. Agnus Dei

Stando alle poche informazioni disponibili allo stato attuale, a giudicare dalle durate complessive dei 18 CD, sembrerebbe che una disposizione più attenta delle registrazioni avrebbe potuto permettere di risparmiare uno se non addirittura più dischi, ovvero di includere altro interessante materiale.

Si rileva con grande piacere la presenza dell’Offerta musicale, dei 13 concerti per clavicembalo, e delle sonate per violino e clavicembalo (con il solista Wolfgang Schneiderhan al violino), tutte incisioni che mancavano all’appello da molti anni e che finalmente rientrano in catalogo. Ritroviamo anche le opere per clavicembalo solista, incluse le Variazioni Goldberg, che erano uscite dal catalogo qualche anno fa insieme al cofanetto Karl Richter: A Universal Musician (477 6210, 8 CD, 2006) che le conteneva.
Della Messa in si minore contenuta negli ultimi due dischi, è stata inserita l’incisione in studio del 1961 (427 1552, 2 CD, 1989) e non quella live del 1969 in Giappone (contenuta nel cofanetto Sacred Masterpieces, 463 7012, 10 CD, 2000).

Sarebbe auspicabile che queste registrazioni, specialmente quelle che da più tempo mancano dal catalogo, fossero state accuratamente rimasterizzate dagli Emil Berliner Studios a partire dai nastri originali, ma quasi certamente non sarà così. Mentre infatti questo trattamento viene frequentemente riservato alle release internazionali della Deutsche Grammophon/Archiv Produktion, è raro che ciò accada per edizioni locali come questa. Quello che normalmente viene fatto in questi casi è semplicemente attingere a edizioni internazionali già esistenti e magari anche con un bel po’ di anni sulle spalle. Proprio a questo proposito, la disposizione delle opere all’interno di questo nuovo cofanetto lascia supporre che i concerti brandeburghesi (CD 6 e 7) possano essere stati tratti dalla vecchissima, anche se tecnicamente buona, edizione della serie Galleria (427 1432, 2 CD, 1989) e non dalla più recente rimasterizzazione Original-Image Bit-Processing della serie The Originals che include anche le suite per orchestra e il triplo concerto (463 6572, 3 CD, 2002); lo si nota facilmente perché i due dischi dell’album Galleria risultano esattamente identici ai due qui presenti sia per quanto riguarda i contenuti che per la loro disposizione, inclusi i concerti BWV 1055 e 1060 posti a riempimento del secondo disco.

In conclusione, per meno di 40 euro si può acquisire un’opera senz’altro valida, che costituisce soprattutto una buona occasione per chi non si è ancora avvicinato alle interpretazioni di Karl Richter, e che include anche alcune registrazioni difficili da trovare negli ultimi anni. Non resta quindi che attendere l’uscita e sperare che siano state utilizzate le rimasterizzazioni più recenti disponibili.


Aggiornamento del 18/09/2014:

Elenco delle opere contenute nel cofanetto

Esaminando l’elenco aggiornato delle tracce disponibile sul sito tedesco jpc.de, si evince che l’edizione della Messa in si minore è quella del 1961, tratta dal doppio CD Archiv Produktion 427 1552.

Il nuovo elenco contiene anche informazioni sulla durata e sugli artisti di ogni registrazione, e sono disponibili anche le anteprime (un minuto) di tutti i brani; tutte informazioni che dovrebbero essere presenti sul sito ufficiale dell’etichetta e che invece non ci sono.

Johann Sebastian Bach – Helmut Walcha

19 ottobre 2013 1 commento
Johann Sebastian Bach all'organo
Stampa di Bach seduto all’organo (1725).
British Museum, autore sconosciuto.
Helmut Walcha all'organo
Helmut Walcha all’organo (da 463 712-2).
Foto: Siegfried Lauterwasser.

Il nome di Helmut Walcha è ben noto alla quasi totalità degli appassionati di musica per organo; l’organista tedesco deve la sua fama principalmente alle incisioni di Bach effettuate tra il 1956 e il 1971 per la casa discografica Deutsche Grammophon, o, per essere precisi, per la sua costola Archiv Produktion.
Affetto fin dalla gioventù da una grave malattia della vista, fu praticamente sempre costretto ad imparare a memoria gli spartiti dopo averli faticosamente decifrati; più avanti negli anni sarà la moglie a fornirgli un prezioso supporto eseguendo per lui le partiture di Bach voce per voce in modo che potesse mandarle a memoria più facilmente; ciò implicò uno studio accuratissimo delle partiture stesse.

1947-1952: il primo integrale monofonico

Walcha fu uno dei primi grandi organisti che si pose il problema della filologia esecutiva barocca. Le sue primissime registrazioni risalgono al 1947 e coincidono con la nascita della stessa Archiv. Uno degli obiettivi della neonata era proprio quello di documentare gli strumenti musicali storici sfuggiti alle devastazioni della seconda guerra mondiale; gli organi antichi rientrano a pieno titolo in questa categoria e anzi rappresentano uno dei patrimoni artistici più delicati e difficili da tutelare: dove non arrivavano le bombe, infatti, spesso arrivavano le razzie al fine di recuperare il metallo delle canne per scopi bellici.
Le incisioni del ’47, di seguito elencate, furono effettuate al “piccolo” organo della Jakobi-Kirche a Lubecca, un gioiello a tre manuali e pedaliera che include anche materiale fonico risalente all’epoca rinascimentale. I dettagli di questo e di tutti gli altri strumenti qui trattati sono disponibili più avanti in quest’articolo e sono tratti in gran parte dai libretti allegati ai cofanetti Archiv 474 747-2 e 463 712-2.

  • Sonate a tre voci n. 1 e n. 6, BWV 525, 530
  • Fantasia e fuga in sol minore, BWV 542
  • Preludio e fuga in do maggiore, BWV 547
  • Preludio e fuga in mi bemolle maggiore »St. Anne«, BWV 552
  • Toccata, adagio e fuga in do maggiore, BWV 564
  • Toccata e fuga in re minore, BWV 565
  • Corali di Schübler, BWV 645-650
  • Clavier-Übung III: BWV 669-671, 676, 678, 680, 682, 684, 686, 688 (für große Orgel)
  • Partite diverse sopra »Sei gegrüßet, Jesu gütig«, BWV 768
Cofanetto edizione giapponese Cofanetto edizione internazionale

Integrale 1947-1952: edizione giapponese e internazionale (10 CD).

Le prime registrazioni che furono messe in commercio dalla Archiv furono quelle dei sei corali di Schübler. All’epoca ancora non esisteva il long playing ma c’erano solo i dischi in gommalacca da 78 giri che potevano contenere al massimo cinque minuti di musica per lato, per cui i sei corali richiedevano ben tre dischi che furono catalogati con i numeri 1001-3. Pochi anni dopo, l’LP monofonico fece la sua comparsa e divenne in breve tempo il supporto più conveniente per distribuire la musica grazie alla maggiore durata e al minore rumore di fondo. Proprio quest’ultimo dettaglio fece sorgere un problema: ci si accorse infatti che sul nuovo supporto era chiaramente udibile il rumore del traffico veicolare che era stato registrato, ovviamente senza volerlo, nella Jakobi-Kirche, mentre prima sui 78 giri esso risultava mascherato dal rumore di fondo. Ciò rese necessaria la ricerca di un sito più tranquillo ove registrare il resto delle composizioni di Bach. La scelta ricadde su uno strumento barocco di piccole dimensioni, l’organo Schnitger della chiesa dei Ss. Pietro e Paolo a Cappel, villaggio tedesco sul mare dei Wadden, a metà strada tra Cuxhaven e Bremerhaven. Questo strumento a due manuali e pedaliera, di elevato valore storico e miracolosamente risparmiato dalla guerra, presentava caratteristiche foniche più che adeguate all’esecuzione filologica di Bach. La registrazione dell’integrale fu completata nel 1952, anche se di vero e proprio integrale non si può parlare: Walcha decise infatti di non includere le opere di dubbia attribuzione come i piccoli preludi e fughe BWV 553-560, i concerti per organo BWV 592-597 che in realtà sono trascrizioni di concerti di altri autori, e L’arte della fuga, che Walcha all’epoca non riteneva fosse destinata all’esecuzione organistica. Mancano naturalmente anche i corali Neumeister, scoperti solo negli anni ottanta. I quattro duetti BWV 802-805, tratti dal Clavier-Übung III, sono invece presenti ma eseguiti “a sorpresa” al clavicembalo anziché all’organo (non c’è modo di saperlo se non ascoltando il disco).

L’approccio di Helmut Walcha alle composizioni organistiche del Kantor fu chiaro da subito: fedeltà alla partitura, che comporta il rifiuto quasi totale di ogni licenza interpretativa romantica tanto in voga in quegli anni (si pensi alle incisioni di Albert Schweitzer); tempo scandito in modo quasi metronomico, sobrietà negli abbellimenti, e gestione dei registri indirizzata sia all’ottenimento di sonorità particolari, interessanti e talvolta sorprendenti, sia all’evidenziazione della struttura delle composizioni, elemento fondamentale della musica di Bach e, in generale, della musica contrappuntistica. La spettacolarità è una caratteristica quasi del tutto assente in queste interpretazioni; qui l’organista si mette totalmente a servizio del compositore rispettandone ogni notazione con la precisione che si deve a delle partiture che si fondano su studi che potremmo definire “matematici”.

La qualità tecnica è sorprendentemente elevata se si considera che si tratta di registrazioni dell’immediato dopoguerra; certo, il rumore di fondo è ben presente, ma l’intervallo di frequenze registrato è compreso tra 30 e all’incirca 12.000 Hz. Talvolta si nota un po’ di distorsione quando il livello del suono si avvicina al limite superiore di dinamica.

Questo ciclo di incisioni monofoniche era stato reso disponibile in compact disc dalla Archiv solo nel 2003 come cofanetto di 10 CD della serie Original Masters (474 747-2), ma attualmente è fuori catalogo. Anni prima, nel 1992, era stata rilasciata un’edizione destinata al mercato giapponese, sempre in CD (POCA-9002/11). Attualmente è possibile acquistarlo in versione download MP3 o FLAC dal sito Deutsche Grammophon oppure, naturalmente, come rimanenza di magazzino (ad esempio sul Marketplace di Amazon). In alternativa è possibile reperirlo in edizioni economiche di altre case discografiche minori (ad esempio Membran), dato che sono trascorsi più di cinquant’anni dalla prima pubblicazione di queste registrazioni e quindi il copyright della Archiv Produktion è decaduto; bisogna però tenere presente che i nastri originali non lasciano mai la casa discografica madre, pertanto le altre case non possono avervi accesso diretto e si devono accontentare di una copia che per forza di cose sarà di qualità inferiore, magari di poco ma comunque inferiore, rispetto all’originale; ciò significa che, a meno di rimasterizzazioni e rimaneggiamenti del segnale, la qualità audio del download FLAC dal sito Deutsche Grammophon (formato di compressione senza perdita di qualità) dovrebbe essere maggiore rispetto a quella dei CD pubblicati da altre case discografiche.


Kleine Stellwagen-Orgel, St. Jakobi-Kirche, Lübeck

Kleine Stellwagen-Orgel - St. Jakobi-Kirche - Lübeck
Foto tratta dal sito www.holbach-foundation.org.

1467/1515 (Hauptwerk) – 1636-37 (Friedrich Stellwagen: Rückpositiv, Brustwerk, Pedal)

Disposizione fonica all’epoca delle registrazioni: 1947

Hauptwerk
Prinzipal 16′
Oktave 8′
Oktave 4′
Oktave 2′
Rauschpfeife 2fach
Mixtur 2-6fach
Spielpfeife 8′
Rohrflöte 4′
Sesquialtera 2fach
Trommet 8′

Brustwerk
Gedackt 8′
Quintatön 4′
Waldflöte 2′
Zimbel 2fach
Regal 8′
Schalmei 4′

Unioni
Rückpositiv-Hauptwerk
Brustwerk-Hauptwerk
Hauptwerk-Pedal

Rückpositiv
Quintatön 8′
Prinzipal 4′
Oktave 2′
Scharf 4fach
Gedackt 8′
Hohlflöte 4′
Quintflöte 1 1/3′
Trechterregal 8′
Krummhorn 8′

Pedal
Prinzipal 16′
Oktave 8′
Mixtur 4fach
Subbaß 16′
Pommer 8′
Bordun 4′
Nachthorn 1′
Posaune 16′
Dulzian 8′
Trommet 4′
Regal 2′

Intonazione: Kammerton (La = 440 Hz). 4 tremoli.

Arp-Schnitger-Orgel, St. Peter und Paul, Cappel

Arp-Schnitger-Orgel - St. Peter und Paul - Cappel
Foto: Beate Ulich (Wikimedia Commons). Licenza Creative Commons.

Disposizione fonica all’epoca delle registrazioni: 1950-52

Hauptwerk
Quintad 16′
Principal 8′
Hollflöit 8′
Octava 4′
Spitzflöit 4′
Nasat 3′ (2 2/3′)
Gemshorn 2′
Rauschpfeife 2fach
Mixtur 5-6fach
Zimbel 3fach
Trompet 8′

Pedal
Untersatz 16′
Octava 8′
Octava 4′
Nachthorn 2′
Rauschpfeife 2fach
Mixtur 4-6fach
Posaune 16′
Trompet 8′
Cornet 2′

Rückpositiv
Quintad 8′
Gedact 8′
Principal 4′
Flöit 4′
Octava 2′
Siffloit 1 1/2′ (1 1/3′)
Sesquialtera 2fach
Tertian 2fach
Scharff 4-6fach
Dulcian 16′

Unioni
Rückpositiv-Hauptwerk

Accessori
Tremulant
Zimbelstern

Intonazione: Chorton (La = 460 Hz).

1956-1971: l’integrale stereofonico

L’avvento della registrazione stereofonica verso la metà degli anni cinquanta minacciava seriamente di rendere ben presto obsoleto l’integrale appena completato, e così nel 1956, la Deutsche Grammophon/Archiv Produktion decise insieme a Walcha di ricominciare a registrare Bach in stereofonia. Il progetto partì il 9 settembre dello stesso anno con la registrazione dell’Arte della fuga: proprio una delle opere che l’organista aveva volutamente escluso nella precedente edizione. Questa fu la prima registrazione stereofonica in assoluto della Deutsche Grammophon; ascoltandola oggi si può notare come il livello tecnico fosse già molto buono e certamente elevatissimo per l’epoca: spazialità eccellente e buona fedeltà (bassi un po’ poveri ma acuti fino ad oltre 15 kHz); il neo principale è il rumore di fondo non trascurabile ma facilmente tollerabile, anzi a questo proposito è un bene che i tecnici non abbiano filtrato il segnale in fase di rimasterizzazione, contribuendo a preservare la timbrica dello strumento che in questo caso è il validissimo organo Van Hagerbeer/Schnitger della Grote St. Laurenskerk di Alkmaar, città dell’Olanda settentrionale ad una quarantina di chilometri da Amsterdam; non fu possibile infatti registrare a Cappel poiché nel frattempo l’organo era stato danneggiato dall’impianto di riscaldamento della chiesa.
Quando, nel 2006, vi fu un grande revival dell’Arte della fuga, sospinto anche dalla pubblicazione di numerose nuove registrazioni (tra cui quella di Ramin Bahrami al pianoforte che riscosse grande successo), la Deutsche Grammophon colse la palla al balzo rilasciando all’inizio del 2007 un doppio CD (477 6508) contenente proprio questa registrazione, che all’epoca era già vecchia di cinquant’anni, mettendo di fatto in concorrenza Walcha con gli aggiornatissimi interpreti contemporanei.

L'arte della fuga CD serie "The Originals"

Le prime incisioni effettuate allo Schnitger di Alkmaar nel 1956.

Insieme all’Arte della fuga, Walcha registrò anche la famosa toccata e fuga in re minore BWV 565 che ancora oggi è una delle più belle interpretazioni mai incise, il preludio e fuga in do maggiore BWV 547, le sonate a tre voci BWV 525 e 530, la toccata adagio e fuga in do maggiore BWV 564, le partite diverse sopra »Sei gegrüßet, Jesu gütig« BWV 768 e i sei corali di Schübler BWV 645-650 (tre dei quali però in mono); a ben vedere, queste composizioni sono proprio le stesse che erano state registrate per prime a Lubecca nel ’47, incisioni tecnicamente obsolete che urgeva rinnovare.
Successivamente, nel 1962 Walcha integrò le registrazioni con le toccate e fughe BWV 538 »Dorische« e 540, le fantasie e fughe BWV 537 e 542, le fantasie BWV 562 e 572, i preludi e fughe BWV 534, 541, 543, 544, 546, 548 e 552 »St. Anne«, e la passacaglia e fuga BWV 582.

Sei anni dopo, nel 1968, si decise di completare l’integrale iniziato nel ’56 anche se non all’organo di Alkmaar, che tra l’altro iniziava ad accusare seri problemi di funzionamento, ma all’organo Johann Andreas Silbermann (nipote di Gottfried Silbermann) della chiesa di Saint-Pierre-le-Jeune, a Strasburgo, il quale, secondo l’organista, si prestava meglio all’esecuzione delle composizioni sacre grazie alla più ampia disponibilità di registri di flauto opportunamente distribuiti sui i suoi tre manuali e pedaliera. Con l’occasione, si decise di reincidere anche alcuni lavori precedentemente registrati ad Alkmaar, in particolare il preludio e fuga BWV 552 »St. Anne«, i sei corali di Schübler (stavolta tutti in stereo) e le partite diverse sopra »Sei gegrüßet, Jesu gütig«, incisioni, queste, che saranno poi inserite nell’integrale definitivo. Le registrazioni “scartate” sono comunque disponibili come CD separato Archiv 457 704-2, serie The Originals.

Cofanetto prima edizione Cofanetto seconda edizione

Integrale 1956-1971: prima e seconda edizione (12 CD).

Le ultime registrazioni ebbero luogo nel maggio del 1971, portando a completamento un integrale organistico che riscosse e continua a riscuotere grande successo in tutto il mondo, tanto che ne sono state già rilasciate due edizioni internazionali in CD (419 904-2 e 463 712-2, identiche nei contenuti). L’integrale monofonico rimase invece piuttosto in ombra e ancora oggi, come già detto, risulta di non facile reperibilità. Il minore successo è imputabile fondamentalmente alla qualità tecnica delle registrazioni, dato che, con l’avvento della stereofonia, le vecchie incisioni monofoniche vennero irrimediabilmente bollate come imperfette, a prescindere dalla qualità artistica che invece era già di altissimo livello. Nel secondo integrale, Walcha si rivela più rigoroso e misurato rispetto al primo, gestisce ancor più sapientemente i timbri dei suoi strumenti, sia quelli meravigliosamente pieni ed austeri, quasi aspri, dello Schnitger, che quelli più delicati, rotondi e rifiniti dell’organo Silbermann, sperimentando combinazioni di registri che a volte risultano veramente straordinarie come quelle del preludio BWV 535 e delle partite BWV 768, senza contare quelle dell’Orgelbüchlein e degli altri preludi corali.

Negli ultimi decenni lo studio della filologia e della prassi esecutiva barocca ha fatto passi da gigante e di certo le registrazioni di Walcha sono rimaste indietro da questo punto di vista e non sono oggi considerate di riferimento, nemmeno quelle più recenti degli anni settanta; ciò non sminuisce tuttavia il loro indiscutibile valore artistico e storico; proprio a quest’ultimo riguardo è interessante notare che la prima traccia del primo dei dieci dischi presenti nel cofanetto delle incisioni ’47-’52 non è una composizione di Bach ma una serie di improvvisazioni di Walcha all’organo di Cappel, con diverse combinazioni di registri enunciate a voce di volta in volta; impossibile non cogliere il valore documentale di questo quarto d’ora di registrazione, soprattutto a distanza di sessant’anni e dopo un profondo restauro dello strumento.


Frans-Caspar-Schnitger-Orgel, St. Laurenskerk, Alkmaar

Organo Frans Caspar Schnitger della St. Laurenskerk, Alkmaar

Disposizione fonica all’epoca delle registrazioni: 1956-62

Hauptwerk
Praestant 16′
Praestant 8′
Praestantquinte 6′ (5 1/3′)
Octav 4′
Quinte 3′ (2 2/3′)
Octav 2′
Flachflöte 2′
Terzian 2fach
Rauschpfeife 2fach
Mixtur 6fach
Trompete 16′
Viola da gamba 8′
Trompete 4′

Oberwerk
Praestant 8′
Bärpfeife 8′
Rohrflöte 8′
Quintadena 8′
Octav 4′
Floit dous 4′
Spitzflöte 3′ (2 2/3′)
Superoctav 2′
Spielflöte 2′
Sesquialtera 2fach
Scharf 4fach
Zimbel 3fach
Trompete 8′
Oboe 8′
Vox humana 8′

Rückpositiv
Praestant 8′
Quintadena 8′
Hohlflöte 8′
Octav 4′
Flöte 4′
Nasat 3′ (2 2/3′)
Superoctav 2′
Waldflöte 2′
Quinte 1 1/2′ (1 1/3′)
Sesquialtera 2fach
Mixtur 6fach
Zimbel 3fach
Trompete 8′
Fagott 8′
Vox humana 8′

Pedal
Prinzipal 22′ (32′) “extra usum”
Praestant 16′
Rohrquinte 12′ (10 2/3′)
Octav 8′
Quinte 6′ (5 1/3′)
Octav 4′
Nachthorn 2′
Rauschpfeife 3fach
Mixtur 6fach
Posaune 16′
Trompete 8′
Trompete 4′
Cornet 2′

Intonazione: Kammerton (La = 435 Hz).

Johann-Andreas-Silbermann-Orgel, Saint-Pierre-le-Jeune, Strasbourg

Johann-Andreas-Silbermann-Orgel, Saint-Pierre-le-Jeune, Strasbourg
Foto: Ralph Hammann (Wikimedia Commons). Licenza Creative Commons.

Disposizione fonica:

Grand-Orgue (56 note)
Bourdon 16′
Montre 8′
Bourdon 8′
Prestant 4′
Flûte à cheminée 4′
Quinte 2 2/3′
Quarte de Nazard 2′
Cornet 5 rangs (dal c’)
Sifflet 1′
Fourniture 4 rangs (1 1/3′)
Cymbale 3 rangs
Trompette 8′
Clairon 4′

Récit expressif (56 note)
Bourdon 8′
Prestant 4′
Flûte 4′
Sesquialtera 2 rangs
Doublette 2′
Larigot 1 1/3′
Cymbale 3 rangs (1/2′)
Trompette 8′
Voix humaine 8′

Positif de dos (56 note)
Bourdon 8′
Prestant 4′
Nazard 2 2/3′
Doublette 2′
Tierce 1 3/5′
Fourniture 3 rangs (1′)
Cromhorne 8′

Pédale (30 note)
Flûte 16′
Soubasse 16′
Bourdon 16′ (G.O.)
Montre 8′
Flûte 8′
Prestant 4′
Quarte de Nazard 2′
Fourniture 4 rangs (2 2/3′)
Cymbale 2 rangs (2/3′)
Bombarde 16′
Trompette 8′
Clairon 4′

Intonazione: Kammerton (La = 435 Hz).

Siti correlati: Deutsche GrammophonYoungrok LeeAlkmaar OrgelstadBach secondo Walcha (Musicalia-Organalia)

Johannes-Ernst Köhler esegue l’Arte della Fuga di Bach all’organo

15 agosto 2011 4 commenti

Souvenir, forse un po’ inusuale, della vacanza berlinese di quest’estate è questo doppio CD della Berlin Classics (Edel) contenente L’Arte della Fuga di Johann Sebastian Bach eseguita all’organo da Johannes-Ernst Köhler.
Ho notato che sono in commercio due diverse edizioni in CD della stessa registrazione: una datata 1996 con confezione jewel case doppia, e un’altra datata 2008 con la confezione in formato digipak. Non so se ci siano differenze tra le due rimasterizzazioni, nel dubbio ho pensato fosse meglio prendere l’edizione più recente.

Köhler è una mia vecchia conoscenza risalente agli anni novanta, quando ascoltai un doppio LP in cui eseguiva i Concerti per organo op. 4 di Handel sotto la direzione di Kurt Thomas, oggi disponibili in un CD singolo pubblicato sempre da Berlin Classics (0030172BC). L’approccio non certo filologico ma comunque chiaro e preciso, con una predilezione per i tempi lenti, ha reso quei dischi di Handel le mie incisioni di riferimento, persino dopo aver ascoltato diverse altre interpretazioni più o meno filologiche; a questo proposito apro una piccola parentesi Handeliana indicandovi come particolarmente meritevoli anche le incisioni di Neville Marriner con George Malcolm all’organo (Decca) e di Karl Richter che dirige dall’organo (cofanetto Teldec purtroppo fuori catalogo).

Copertina del CD "Handel: Organ Concertos Op. 4 - Johannes-Ernst Köhler / Kurt Thomas" Copertina del CD "Handel: Organ Concertos Op. 4 & 7 - George Malcolm / Neville Marriner" Copertina dell'album "Handel: Organ Concertos Op. 4 & 7 - Karl Richter"

Handel: Concerti per organo – Köhler (Berlin), Malcolm (Decca) e Richter (Teldec)

Tornando a Bach, ho deciso di prendere a scatola chiusa quest’edizione dell’Arte della fuga a seguito di poche semplici considerazioni. La prima, banalmente, riguardava il prezzo: 8,50 euro; per una cifra così irrisoria vale comunque la pena di tentare. In secondo luogo, il fatto che l’Arte della fuga richiedesse non uno ma due CD significava che la durata complessiva doveva superare gli 80 minuti e quindi che i tempi di esecuzione dovevano essere abbastanza rilassati. Poi conoscevo già l’organista e il suo stile, e non è cosa di poco conto. Infine il fatto che l’incisione risalisse agli anni settanta, periodo in cui la prassi filologica – che intendevo rifuggire – non aveva ancora preso piede, mi ha ulteriormente invogliato all’acquisto che si è poi rivelato un’ottima scelta.

L’organo utilizzato è l’Hildebrandt-Orgel della Wenzelskirche di Naumburg, prima del suo completo restauro eseguito tra il 1992 e il 2000. Si tratta di uno strumento veramente speciale in quanto fu testato e infine accettato sia da Johann Sebastian Bach che da Gottfried Silbermann, uno dei maggiori costruttori di organi d’Europa nell’epoca barocca. L’esecuzione è caratterizzata effettivamente da tempi rilassati; questo, unitamente all’assenza di variazioni repentine di velocità e ad un’opportuna scelta dei registri, lascia all’ascoltatore il gusto di seguire mentalmente l’intreccio delle voci delle fughe, che in fondo costituiscono il cuore dell’Arte della fuga.

Tra tutti i brani che costituiscono l’opera, meritano una menzione speciale per bellezza interpretativa (e ovviamente compositiva) i Contrapuncti X, XI e XVIII, da ascoltare e riascoltare per scoprire tutti i segreti della loro eleganza, volendo anche con l’ausilio della partitura stampata; in effetti l’Arte della fuga è considerata anche una significativa opera teorica e sperimentale, e il fatto che suoni magnificamente con qualsiasi strumento o quartetto o orchestra si desideri adottare la rende eccezionale.

L’organista dimostra di saper gestire abilmente la ricca tavolozza timbrica dell’organo, variando non di rado la registrazione anche nel mezzo dei singoli Contrapuncti e utilizzando tutte le famiglie di registri a disposizione.
L’unico caso in cui i registri potevano a mio avviso essere scelti diversamente è nel Contrapunctus VI, a 4, in stile francese, che, come dice anche il titolo, dovrebbe essere in stile francese, peccato che la registrazione scelta da Köhler non abbia pressoché nulla di francese. Wolfgang Rübsam, nella sua incisione dell’Arte della fuga (Naxos 8.5507034, 2 CD separati, 1992), non inserisce (purtroppo) quasi mai ance, men che meno il forte Bazuin 16′ (Trombone); l’unica eccezione è il Contrapunctus in stile francese, nel quale sfodera buona parte delle trombe del suo organo Flentrop (che riprende i canoni fonici dei rinomati organi barocchi olandesi), evidentemente da buon conoscitore dello stile organistico barocco francese nel quale le ance ricoprono un ruolo di primo piano.

CD Naxos 8.550703 CD Naxos 8.550704

Bach: L’Arte della Fuga Voll. 1 & 2 – Wolfgang Rübsam (Naxos, 1992)

A riempimento del secondo CD sono presenti quattro dei sei Concerti per organo di Bach; a mio avviso si tratta di quelli migliori e probabilmente i soli ad essere stati attribuiti effettivamente a Bach. Anche questo apparente riempitivo è di ottima qualità. L’organo in questo caso è un altro: il Silbermann della Katholische Hofkirche (Cattedrale) di Dresda, e Köhler adotta registrazioni molto gradevoli e ricercate; non ho dubbi nell’affermare che queste interpretazioni, datate 1973, tengono bene testa a quelle altrettanto interessanti di Karl Richter (Archiv Produktion 431 119-2, 1 CD, 1973) e di Fernando Germani (EMI 5 69328 2, fuori catalogo).

CD Archiv 431 119-2 CD EMI 5 69328 2

Bach: Concerti per organo – Karl Richter (Archiv) e Fernando Germani (EMI)

Dal punto di vista tecnico l’incisione è senza dubbio di qualità. Per quanto riguarda l’Arte della fuga, registrata nel 1970, la risposta in frequenza è grosso modo 35-19.500 Hz, quindi si ha una minima attenuazione delle più basse fondamentali dei registri di 16′ e una certa attenuazione delle fondamentali del Posaune 32′ che comunque non risultano mai tagliate del tutto. Questo piccolo difetto, in ogni caso, non pregiudica per nulla l’ascolto e l’alta fedeltà di questa registrazione; del resto una simile risposta è perfettamente in linea con quella delle incisioni dell’epoca. Per quanto riguarda i Concerti per organo, registrati solo 3 anni dopo, la risposta in frequenza migliora e si attesta su 25-19.500 Hz, permettendo di ascoltare chiaramente anche buona parte delle fondamentali del Großer Untersatz 32′ del Silbermann di Dresda; tutto ciò, naturalmente, altoparlanti permettendo.

Seguono le disposizioni dei due strumenti utilizzati; queste informazioni, non presenti nell’edizione del 2008 che non contiene alcun libretto, sono tratte dall’Archivio Osiris.


Organo Hildebrandt della Wenzelskirche di Naumburg

Organo Hildebrandt della Wenzelskirche di Naumburg
Foto tratta dal sito hussitenstaedte.net.
(Altre foto: die-orgelseite.de)

Disposizione fonica prima del restauro degli anni ’90

II. Hauptwerk
Prinzipal 16′
Quintadena 16′
Oktav 8′
Spillflöte 8′
Gedackt 8′
Oktav 4′
Spillflöte 4′
Quinte 2 2/3′
Oktav 2′
Weitpfeife 2′
Sesquialtera II
Kornett IV
Mixtur VIII
Bombarde 16′
Trompete 8′

Zymbelstern

I. Rückpositiv
Prinzipal 8′
Viola da Gamba 8′
Quintadena 8′
Rohrflöte 8′
Praestant 4′
Fugara 4′
Rohrflöte 4′
Nasat 2 2/3′
Oktav 2′
Rauschpfeife II
Zimbel V
Fagott 16′
Tremulant

III. Oberwerk
Bordun 16′
Prinzipal 8′
Hohlflöte 8′
Unda maris 8′
Praestant 4′
Gemshorn 4′
Quinte 2 2/3′
Oktav 2′
Waldflöte 2′
Terz 1 3/5′
Quinte 1 1/3′
Sifflöte 1′
Scharff V
Vox humana 8′

Pedal
Prinzipal 16′
Violon 16′
Subbass 16′
Oktav 8′
Violon 8′
Oktav 4′
Nachthorn 2′
Mixtur VII
Posaune 32′
Posaune 16′
Trompete 8′
Klarine 4′

Koppeln: HW/P, RP/P, OW/P, OW/HW, RP/HW.


Organo Silbermann della Katholische Hofkirche di Dresda

Organo Silbermann della Katholische Hofkirche di Dresda

Disposizione fonica

II. Hauptwerk (C,D-d”’)
Principal 16′
Bordun 16′
Octav-Principal 8′
Viol’ da gamba 8′
Rohrflöte 8′
Octave 4′
Spitzflöte 4′
Quinta 3′ (2 2/3′)
Octava 2′
Tertia 1 3/5′
Mixtur IV 2′
Cymbel III 1 1/3′
Cornet V (c’-d”’)
Fagott 16′
Trompete 8′

I. Brustwerk (C,D-d”’)
Gedackt 8′
Principal 4′
Rohrflöte 4′
Nasat 3′ (2 2/3′)
Octava 2′
Sesquialtera II 4/5′-1 3/5′
Quinta 1 1/2′ (1 1/3′)
Sifflet 1′
Mixtur III 1′
Chalumeau 8′ (G-d”’)

III. Oberwerk (C,D-d”’)
Quintaden 16′
Principal 8′
Unda maris 8′ (A-d”’)
Gedackt 8′
Quintaden 8′
Octave 4′
Rohrflöte 4′
Nasat 3′ (2 2/3′)
Octava 2′
Tertia 1 3/5′
Flageolet 1′
Mixtur IV 1 1/3′
Echo Cornet V (c’-d”’)
Vox humana 8′
Tremulant

Pedal (C,D-c’)
Großer Untersatz 32′
Principalbaß 16′
Octavbaß 8′
Octavbaß 4′
Mixtur VI 2 2/3′
Posaunenbaß 16′
Trompetenbaß 8′
Clarinbaß 4′

Johann Sebastian Bach Die Kunst der Fuge The Art of Fugue BWV 1080 organ orgel orgue varhany disposition specification specifications stoplist stop list stops

L’opera omnia per organo di Bach eseguita da Hans Fagius

15 ottobre 2010 1 commento

La registrazione integrale di Hans Fagius del repertorio organistico Bachiano, risalente agli anni ’80, ha conosciuto negli ultimi anni una grande diffusione grazie ai cofanetti Brilliant Classics dal prezzo estremamente invitante. Negli anni scorsi infatti questi 17 CD, che includono anche i Preludi-corali Neumeister ritrovati in America nel 1985, erano pubblicati solo dalla casa discografica svedese BIS e a prezzo pieno.

Hans Fagius: Bach Organ Works Vol. 1 Hans Fagius: Bach Organ Works Vol. 2
Hans Fagius: Bach Organ Works Vol. I (8 CD) & Vol. II (9 CD)

Si tratta di registrazioni che si possono porre a metà strada tra la prassi esecutiva filologica e l’interpretazione tradizionale più romantica; un equilibrio che garantisce una buona affidabilità dal punto di vista storico senza però ricadere nell’esagerazione e salvando l’ascoltatore da gare di velocità d’esecuzione e monotonia timbrica. Hans Fagius ha distribuito le incisioni su cinque diversi organi, tutti svedesi:

  • Cahman (1724) della Kristine kyrka a Falun, ricostruito da Magnusson nel 1982 (CD 1, 2, 13, 14, 17)
  • Cahman (1728) della chiesa di Lövstabruk, Uppsala (CD 3, 4, 9, 10)
  • Mats Arvidsson (1982) della chiesa di Mariefred (CD 5, 6)
  • Nils-Olof Berg (1985) della Missionskyrka a Uppsala (CD 7, 8)
  • Wahlberg (1764) della Fredrikskyrkan a Karlskrona, ricostruito da Grönlund nel 1987 (CD 11, 12, 15, 16)

Tutti gli strumenti sono d’epoca barocca o di tale ispirazione, e sono dotati di due manuali e pedialiera; potranno forse sembrare troppo piccoli, ma si prestano bene all’esecuzione di Bach grazie anche alla presenza di un’ancia di 16′ al pedale e di un’ancia dolce sul positivo che permette all’organista di rendere intelligibili le varie voci con un buon fraseggio, evitando di produrre un minestrone acustico assolutamente intollerabile per le fughe Bachiane. Le disposizioni foniche di questi strumenti, tutti a trasmissione meccanica, sono disponibili in fondo a quest’articolo.

I grandi Preludi e fughe sono eseguiti generalmente con registrazioni ricche e con un sapiente uso dei registri ad ancia sia ai manuali che al pedale; i cambi di registrazione (e di manuale) non sono frequenti, spesso Fagius varia solo tra i due tempi, tranne alcune eccezioni come ad esempio la Fantasia in sol minore BWV 542, il Preludio in la minore BWV 551, la Fuga in sol maggiore BWV 541 e la Fantasia in fa maggiore BWV 540. Ciò nonostante l’ascolto non annoia anche perché l’uso dello staccato è abbastanza moderato e limitato; tra i pezzi più staccati troviamo la Sonata a tre voci nº 5 e il Preludio in re maggiore BWV 532, che comunque non mancano di sentimento.

Discorso a parte merita la stupenda interpretazione della Toccata, adagio e fuga in do maggiore, BWV 564 all’organo Nils-Olof Berg, le cui ance si distinguono non poco da quelle degli altri organi protagonisti di quest’integrale per via della loro sonorità che ricorda più quella delle ance francesi, dal timbro chiaro e squillante; e così la Toccata, suonata col pedale unito al grand’organo e le ance di 16′ e 8′, si avvicina ad un’esecuzione alla Cochereau, sebbene sia più spedita e, ovviamente, senza la Controbombarda 32′, ma con un Fagotto 16′ dal carattere simile a quello della Bombarda.

Peccato invece per la Passacaglia e fuga in do minore BWV 582, bellissima pagina organistica vittima di un’esecuzione veramente piatta e rapida, suonata da capo al fine con l’organo pleno, come da prassi filologica in voga al tempo e talvolta anche tuttora.

Tornando alle 6 Sonate a tre voci BWV 525-530, va detto che sono molto valide; la scelta del timbro terso del Principale nei movimenti primo e terzo, con eventualmente l’aggiunta di un ottava o di una decimaquinta, si rivela felice data anche la sonorità decisa ma al tempo stesso equilibrata di questi registri maschili. Questa caratteristica si nota con piacere anche ascoltando l’Orgelbüchlein, eseguito interamente all’organo Mats Arvidsson di Mariefred, il cui Principale è particolarmente ricco di carattere; il risultato è una meravigliosa e, se vogliamo, un po’ romantica incisione del corale «O Mensch, bewein dein Sünde groß» BWV 622: quasi sette minuti da ascoltare ad occhi chiusi, lasciando scorrere dentro di sé il timbro tanto semplice quanto fondamentale del Principale che recita il corale. L’ascolto mi ha riportato alla mente vecchie e indimenticabili incisioni di Albert Schweitzer dello stesso corale. Per il resto dell’Orgelbüchlein le registrazioni sono scelte con attenzione per ciascun corale, come pure per quanto riguarda tutti i corali in generale, recitati solitamente con la sesqualtera o con l’ancia del positivo. Notevole la raccolta dei Corali di Lipsia BWV 651-668; meno brillanti invece le interpretazioni dei Corali di Schübler BWV 645-650, che non reggono il confronto, estetico, si intende, con le ormai storiche incisioni di Helmut Walcha e Karl Richter (è anche vero che i due suonavano organi abbastanza diversi da questi strumenti svedesi), anche se la scelta dei registri anche in questi casi risulta molto ricercata. Da non perdere assolutamente è invece il corale «Vom Himmel hoch, da komm ich her» BWV 700 suonato interamente con il bel registro di Tromba dell’organo Nils-Olof Berg; un’interpretazione tanto insolita quanto magnifica.

Molto validi anche i 6 Concerti per organo BWV 592-597 e le Partite BWV 766-770, specialmente le Partite diverse sopra «Christ, der du bist der helle Tag» BWV 766, eseguite all’organo Cahman di Lövstabruk, caratterizzato, come quello di Falun, da ance dal timbro tipicamente tedesco(*). Il principale risulta equilibrato, come si può apprezzare ascoltando il corale «Liebster Jesu, wir sind hier» BWV 730 mentre il ripieno è molto forte e brillante, tanto da risultare talvolta stridente.

Opera omnia di Bach della Brilliant Classics, 157 CD, 2010Un’edizione validissima, dunque, distribuita sotto forma di due cofanetti Brilliant Classics: Volume I da 8 CD e Volume II da 9 CD. Da alcuni anni quest’integrale fa anche parte della Bach Edition, sempre della Brilliant Classics: un maxi-cofanetto da quasi 160 CD contenente l’opera omnia del Kantor di Lipsia a prezzo scontatissimo, tipicamente intorno ai 100 €. Proprio il 6 luglio scorso la Brilliant ha rilasciato un’edizione aggiornata di questo cofanetto, aggiungendovi la Passione secondo Marco BWV 247. Non ho dubbi nell’affermare che il solo integrale organistico di Hans Fagius vale il prezzo dell’intera opera omnia.

Dal punto di vista tecnico, le incisioni sono digitali e di alta qualità; la spazialità del suono è ottima, tanto da poter apprezzare molto chiaramente l’effetto delle canne pari e dispari sul bilanciamento. All’analizzatore di spettro si riscontra qualche segnale indesiderato nei dischi 14 e 17 al di sopra dei 17 kHz ma di ampiezza tanto ridotta da non poter essere praticamente rilevato dall’orecchio umano.

Una nota importante per chi intendesse convertire questi CD in MP3: tutti i dischi sono masterizzati con la pre-emphasis, ossia una particolare equalizzazione che dovrebbe ridurre il rumore di quantizzazione e che deve essere compensata nel momento in cui si estrae il contenuto del CD nel computer; in caso contrario si otterrebbero MP3 con i toni acuti enfatizzati. Per maggiori dettagli rimando a un mio precedente articolo.


(*) Con riferimento alle disposizioni foniche di questi organi, si noti che lo svedese Basun o Bassun identifica il Trombone e non il Fagotto come si potrebbe erroneamente intuire dalla radice simile all’inglese Bassoon; un falso amico analogo è l’olandese Bazuin, che, ancora una volta, identifica il Trombone.


Organo della Kristine kyrka a Falun
Johan Niclas Cahman (1724) – A. Magnusson (1982)

Organo Cahman della Kristine kyrka a Falun
Foto: © Göran Bength. Tutti i diritti riservati.

Huvudverk
Qvintadena 16′
Principal 8′
Spitzfleut 8′
Salzinal 8′
Octava 4′
Rohrfleut 4′
Qvinta 3′
Octava 2′
Mixtur 4 ch
Scharf 3 ch
Trompett 8′

Pedal
Untersatz 16′
Principal 8′
Gedact 8′
Qvinta 6′
Octava 4′
Rauschqvint-mixtur 5 ch
Bassun 16′
Trompett 8′
Trompett 4′

Öververk
Gedact 8′
Qvintadena 8′
Principal 4′
Fleut 4′
Qvinta 3′
Octava 2′
Gemshorn 2′
Sexqvialtera 2 ch
Scharf 3 ch
Vox Humana 8′
Tremulant


Organo Johan Niclas Cahman (1728) della chiesa di Lövstabruk, Uppsala

Organo Cahman della chiesa di Lövstabruk
Foto: © Manualman, 2008. Tutti i diritti riservati.

Huvudverk (C-c3, 49)
Kvintadena 16′
Principal 8′
Rörflöjt 8′
Kvintadena 8′
Oktava 4′
Spetsflöjt 4′
Kvinta 2 2/3′
Superoktava 2′
Mixtur V
Trumpet 8′

Ryggpositiv (C-c3, 49)
Gedackt 8′
Kvintadena 8′
Principal 4′
Flöjt 4′
Kvinta 2 2/3′
Oktava 2′
Mixtur IV
Vox Humana 8′

Pedal (C-d1, 27)
Öppen Subbas 16′
Principal 8′
Gedackt 8′
Kvinta 5 1/3′
Oktava 4′
Rauschkvint II
Mixtur IV
Basun 16′
Trumpet 8′
Trumpet 4′


Organo Mats Arvidsson (1982) della chiesa di Mariefred

Organo Mats Arvidsson (1982) della chiesa di Mariefred
Foto: © RH Bild, 2009. Tutti i diritti riservati.

Huvudverk
Principal 8′
Gedacht 8′
Principal 4′
Fleut 4′
Qvinta 3′ (eg. 2 2/3′)
Octava 2′
Scharf III-IV ch. 1 1/3′
Trumpet 8′

Pedalverk
Subbas 16′
Violon 8′
Octava 4′
Basun 16′
Trompet 8′
Trompet 4′

Svällverk
Rörfleut 8′
Fugara 8′
Spetsfleut 4′
Nasat 3′ (eg. 2 2/3′)
Borfleut 2′
Ters 1 3/5′
Vox virginea 8′
Tremulant

Koppel
I/P
II/P
II/I


Organo Nils-Olof Berg (1985) della Missionskyrka a Uppsala

Organo Nils-Olof Berg (1985) della Missionskyrka a Uppsala
Foto: © Manualman, 2008. Tutti i diritti riservati.

Huvudverk
Principal 8′
Blockflöjt 8′
Oktava 4′
Italiensk flöjt 4′
Waldflöjt 2′
Cornettino II chor.
Mixtur V chor.
Trumpet 8′
Tremulant

Pedal
Subbass 16′
Principal 8′
Gedackt 8′
Fagott 16′

Öververk
Gedacktbas 8′
Bourdon 8′
Salicional 8′
Principal 4′
Traversflöjt 4′
Svegel 2′
Ters 1 3/5′
Kvint 1 1/3′
Oboe 8′
Tremulant

Koppel
I/P
II/P
II/I
4′ II/P


Organo della Fredrikskyrkan a Karlskrona
Wahlberg (1764) – Grönlund (1987)

Huvudverk
Quintadena 16′
Principal 8′
Gedackt 8′
Octava 4′
Kortfleut 4′
Salicional 4′
Superoctava 2′
Rauschkvint 2 ch
Mixtur 4ch
Trumpet 8′
Vox virginea 8′
Trumpet 4′

Öververk
Eng gedackt 8′
Quintadena 8′
Principal 4′
Rörfleut 4′
Quinte 3′
Octava 2′
Gemshor 2′
Scharff 3 ch
Fagott 8′
Vox Humana 8′

Pedal
Subbas 16′
Principal 16′
Violoncell 8′
Octava 4′
Quinta 3′
Superoctava 2′
Scharff 2 ch
Basun 16′
Trumpet 8′
Trumpet 4′
Corno 2′

Leufsta Bruk Loefsta Bruk orgel organ orgelbouw orgelbau orgelbyggare orgelbyggeri organ orgel orgue varhany disposition specification specifications stoplist stop list stops

Karl Richter dirige Bach

Richter dirige Bach

Informazioni tratte dal blog Karl Richter in München.

È uscito da pochi giorni un nuovo cofanetto Deutsche Grammophon dedicato a Karl Richter e a Bach. 10 CD in cui il maestro dirige le Passioni, la Messa in si minore e 11 cantate di Pasqua. Le incisioni sono state rimasterizzate appositamente per questa edizione limitata della serie Eloquence, la serie economica di Universal Classics.

Ecco i contenuti in dettaglio:

Codice a barre (EAN): 0028948035328.

AMSI La rimasterizzazione AMSI (Ambient Sourround Imaging) adottata per questa edizione tende a generare un’immagine stereofonica più ampia rispetto a quella tipica dei dischi stereofonici Deutsche Grammophon/Universal; a seconda dell’ambiente di ascolto e del gusto personale l’effetto può risultare piacevole o meno. È questo un particolare di cui pochi si interessano nelle recensioni, quindi tenevo a sottolinearlo, e vale per la maggior parte dei dischi della serie Eloquence.

Non è possibile acquistare questo cofanetto direttamente dal sito ufficiale della Deutsche Grammophon in quanto il DG Web Shop non tratta la serie Eloquence, tuttavia si può trovare su Amazon e altri negozi online. Il prezzo, data la serie economica, è molto conveniente.

Link utili:

L’ispirazione divina

24 settembre 2009 Lascia un commento
Recensione dell’incisione della Messa in si minore BWV 232
di Johann Sebastian Bach diretta da Karl Richter nel 1961
2 CD, Archiv Production (Universal) 427 155-2.
Copertina del CD Archiv 427 155-2
Tratta da KlassikAkzente [Testo originale in tedesco]
Traduzione a cura di Lidia [The Wedge Blog]

Gli studiosi hanno a lungo discusso su cosa abbia rappresentato la Messa in si minore di Bach, se un’incursione nelle forme musicali cattoliche, se un grande lavoro al di sopra di ogni confessione o se uno dei punti più alti della cultura protestante. In ogni caso, concordano nella scelta dell’interpretazione che emerge nella storia delle incisioni: quella diretta da Richter nella primavera del 1961, per una serie di fortunate circostanze e la congeniale forza creativa.

Dove c’è Bach c’è Richter. Per un quarto di secolo è stato in voga questo slogan ed era come un marchio di qualità musicale. Richter aveva raggiunto una sensibilità tale, specialmente nei lavori sacri del Kantor della chiesa di San Tommaso, che gli permetteva di lavorare ai più alti livelli. Nato nel 1926 nel vicariato di Plauen, figlio di un pastore protestante, è entrato in contatto con la musica sacra bachiana sin dall’infanzia. Prima studente a Dresda, poi allievo di musica sacra a Lipsia con Karl Straube e Günther Ramin, venne a conoscenza di diverse tradizioni interpretative ed iniziò presto a lavorare per un anno come organista nella chiesa di San Tommaso, nella scia dei grandi maestri barocchi. Nel 1951 si trasferì a Monaco di Baviera ed iniziò progressivamente, prima come Kantor nella chiesa di San Marco e poi anche come docente alla facoltà di musica, a raccogliere attorno a sé un gruppo di appassionati di Bach. Fondò il Coro Bach (nel 1951) e l’Orchestra Bach (1953) e con tale compagine raggiunse rapidamente la fama di uno dei migliori interpreti bachiani. Richter riunì talenti e stelle come l’organista Hedwig Bilgram ed il baritono Dietrich Fischer-Dieskau, grazie ai quali poteva garantire un livello internazionale delle sue esecuzioni ed incisioni.

Così accadde anche nel febbraio e nell’aprile del 1961, quando in un momento musicale insolito, Richter e il suo ensemble fecero la loro apparizione nella facoltà di Musica di Monaco proponendo la Messa in si minore di Bach. Il pubblico si avvicinò a quest’opera d’arte caratterizzata da una grande stabilità del tempo che garantiva l’equilibrio tra l’importanza spirituale e l’arte astratta profana. L’esperimento di Bach con l’uso delle voci, che nel Kyrie iniziale o anche nel Symbolum Nicenum supera i limiti dell’espressione formale della tradizione musicale barocca, viene riprodotto dai solisti come anche da entrambi i gruppi Bach con una sicurezza ed una determinazione che possono venire solamente da una simbiotica interpretazione dell’opera. Tale incisione eccelle assolutamente, anche dopo quattro decenni, grazie alla sua chiarezza, che resiste ad ogni tentazione puramente manieristica. Sotto la direzione di Richter, Bach appare come un alchimista dei mattoni della musica, che, in un laboratorio della Storia della Musica, con l’aiuto di Dio combina gli ingredienti disponibili nel miglior composto possibile.

“Nonostante l’interpretazione di Richter risalga ai primi anni ’60 del XX secolo, è ancora considerevole per la parte del coro sempre a tempo, forte e chiara” (Guida Penguin).