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L’organo restaurato della cattedrale di S. Lorenzo a Perugia

22 novembre 2015 2 commenti
Corpo d'organo dell'abside
Corpo d’organo dell’abside (foto tratta dal sito della ditta organaria Pietro Corna).

L’attuale organo Tamburini della cattedrale di Perugia è uno strumento di costruzione relativamente recente: progettato intorno alla metà degli anni sessanta da Fernando Germani, già organista della Basilica di San Pietro in Vaticano, fu da lui stesso inaugurato nel 1967. Gli 87 registri suddivisi in quattro manuali e pedaliera ne palesano la vocazione sinfonica, e consentono di eseguire con buoni risultati un repertorio molto vasto. A differenza di molti strumenti di questo genere, si può apprezzare abbastanza chiaramente il carattere dei vari registri, che si prestano bene anche all’uso solistico. La ditta Pietro Corna, che si è occupata del restauro dello strumento, ha provveduto anche ad aggiungere alcune nuove file di canne: un Open Diapason 8′ al Grand’organo e delle Trombe orizzontali (en chamade) a forte pressione di 16′, 8′ e 4′; queste ultime in particolare arricchiscono la forza espressiva dello strumento, che già disponeva di Cromorno, Oboe, Voci corali e di altri registri di tromba. Le canne sono ripartite in due corpi distanti alcuni metri tra loro, e la consolle è a trasmissione elettrica, risultando così ricollocabile con una certa libertà all’interno della chiesa.

A seguito del restauro, il 21 novembre 2015 (casualmente il giorno di Santa Cecilia) l’organista titolare Adriano Falcioni ha tenuto un concerto di inaugurazione con il seguente programma:

  • J. S. Bach: Passacaglia e thema fugatum, BWV 582
  • J. Jongen: Sonata Eroica, op. 94
  • J. S. Bach: Sicilienne dalla sonata per flauto, BWV 1031 (trascrizione di L. Vierne)
  • L. Vierne: Carillon de Westminster, op. 54 n. 6
  • J. S. Bach: Corale “Nun komm, der Heiden Heiland”, BWV 659
  • M. Duruflé: Suite op. 5 (Prelude, Sicilienne, Toccata)

La Passacaglia, eseguita in crescendo, consente fin da subito di apprezzare la varietà timbrica del Tamburini: dopo l’esposizione iniziale del tema al pedale con soli registri di basso (16′ e 8′), si aggiungono i manuali, prima con bordoni e flauti, e poi gradualmente con i principali e le relative file di ripieno. Non mancano alcune parentesi particolarmente recitative con il registro d’oboe. Man mano che la Passacaglia si sviluppa, fanno il loro ingresso anche le ance, fino ad arrivare alla Bombarda 32′, la cui canna più lunga suona proprio nell’ultimo accordo. Il Thema fugatum presenta una progressione simile e, analogamente alla Passacaglia, culmina con un potentissimo Tutti.

La Sonata Eroica di Joseph Jongen permette anch’essa di esprimere la dinamica dello strumento, anche se in modo totalmente diverso da Bach. Si apprezza in particolare la versatilità delle ance, che si rivelano adatte al repertorio romantico e moderno francese.

L’acustica della cattedrale di Perugia non è tra le più semplici da gestire, sono necessari tempi nell’ordine dei secondi affinché il suono si stabilizzi all’interno dell’edificio; il fatto che le canne siano dislocate in corpi diversi rende ancora più complicato il lavoro dell’organista. La potenza dell’organo consente di riempire la chiesa senza problemi, ma al tempo stesso l’acustica impone dei limiti al virtuosismo dell’esecutore soprattutto quando entrano in gioco molte file di canne. Il rischio è che un’esecuzione troppo veloce produca un suono confuso a causa della sovrapposizione di troppi suoni che insistono a riflettersi tra le pareti della cattedrale.

Il delicato Siciliano di Bach, nella trascrizione per organo di Louis Vierne, evidenzia le potenzialità recitative dell’organo sia con l’ancia Voci corali che con il semplice registro di Principale, il quale presenta una sonorità che si sposa perfettamente anche con la musica romantica francese. Ne è dimostrazione l’opera successiva, Carillon de Westminster, che inaspettatamente attacca alla fine del brano precedente, quasi senza interruzione. L’organista si muove con sicurezza tra le tastiere e i pedali di questo strumento, gestendone anche le numerose combinazioni programmabili; nel caso del Carillon, anche le casse espressive mostrano chiaramente la loro efficacia.

A seguire, nel corale di Bach BWV 659, il canto è affidato ai registri di mutazione e si apprezza in particolare una terza piuttosto forte, ben adatta al repertorio barocco tedesco e francese.

Chiude il programma la Suite di Duruflé che, nella sua complessità, mette alla prova il Tamburini (e ovviamente pure l’organista) su tutti i fronti: dinamico, timbrico e recitativo.

Adriano Falcioni ha dimostrato ottima conoscenza e padronanza dello strumento; ogni partitura è stata preparata nei minimi dettagli anche dal punto di vista della registrazione, un fattore importante quando si parla di organi che dispongono di una tavolozza timbrica così ampia.
Le combinazioni scelte, oltre ad aver messo in evidenza le capacità sinfoniche dell’organo, hanno mantenuto alta l’attenzione del pubblico anche nel caso delle composizioni più complesse in programma come la Sonata Eroica di Jongen, la Suite op. 5 di Duruflé e anche la Passacaglia, in cui ad ogni variazione di Bach, l’organista ha fatto corrispondere una variazione timbrica. Quest’ultimo caso è particolarmente interessante perché attualmente, per motivi legati alla cosiddetta (e supposta) prassi esecutiva autentica, è molto raro poter ascoltare esecuzioni suggestive come quella di Falcioni, vicina, se vogliamo, alle storiche interpretazioni di Karl Richter, Helmut Walcha e Fernando Germani. Sempre più spesso, invece, la Passacaglia viene eseguita con l’organo pleno praticamente dall’inizio alla fine, con minime variazioni di registrazione, producendo un risultato sì interessante ma a mio avviso decisamente meno coinvolgente.

In definitiva, questo Tamburini si rivela uno strumento eclettico che si presta bene all’esecuzione dei capolavori romantici francesi (Franck, Guilmant e anche Vierne e Widor), grazie alle recenti aggiunte nel comparto ance. Le numerose file di ripieno, nonché la presenza del registro di Voce umana, rendono possibile anche l’esecuzione del repertorio italiano. I registri di mutazione, sia semplici che composti come Sesquialtera e Cornetto, insieme con la buona dotazione di flauti, permettono infine di eseguire gran parte della musica tedesca a partire dal periodo barocco.


Organo Tamburini, Cattedrale di S. Lorenzo, Perugia (1967)

Corpo d'organo del transetto
Corpo d’organo del transetto (foto tratta dal sito della ditta organaria Pietro Corna).

Il monumentale organo della cattedrale di S. Lorenzo è stato costruito dalla Pontificia Ditta Cav. Giovanni Tamburini di Crema su progetto di Fernando Germani che lo inaugurò il 14 settembre 1967. Lo strumento è collocato in due distinti corpi sonori: uno nell’abside che comprende il “Positivo”, il “Grand’Organo” e “Pedale”; l’altro nel transetto di sinistra con “Recitativo Espressivo”, il “Solo Espressivo” e un’altra sezione del “Pedale”. Le canne sono in numero 5178 suonanti, facenti capo a 141 placchette di cui 87 registri sonori e un sistema di 8 combinazioni libere per 103 diversi banchi di memoria. L’intervento di restauro, durato più di un anno e affidato alla ditta Pietro Corna, ha riguardato pulitura e manutenzione straordinaria, intonazione e accordatura, miglioramento fonico strutturale con l’aggiunta del nuovo registro di Open Diapason 8′ e delle Trombe ad alta pressione di 16′-8′-4′ su misure Cavaillé-Coll (i nuovi registri sono contrassegnati da un asterisco nella disposizione fonica che segue).

Disposizione fonica

I. Positivo (61 note)
Abside
Principale 8′
Ottava 4′
XV (Decimaquinta) 2′
Ripieno 4 file 2′
Quintadena 8′
Flauto a camino 4′
Flauto in XII 2 2/3′
Ottavino 2′
Flauto in XVII 1 3/5′
Piccolo 1′
Cromorno 8′
Tromboncino 8′

Tremolo

III. Recitativo espressivo (61 note)
Transetto
Principalino 8′
Ottava 4′
Ripieno 5 file 2′
Bordone 16′
Bordone 8′
Viola dolce 8′
Flauto armonico 4′
Flautino 2′
Sesquialtera 2 file 2 2/3′-1 3/5′
Viola Celeste 2 file 8′
Tromba armonica 8′
Oboe 8′
Voci corali 8′
Tromba chamade 8’*

Tremolo

IV. Solo (61 note)
Transetto
Diapason 8′
Ottava 4′
Ripieno 5 file 2′
Flauto dolce 8′
Quintadena 4′
Cornetto 3 file 2 2/3′-1 3/5′
Fagotto 16′
Tromba dolce 8′
Tromba chamade 16’*
Tromba chamade 8’*
Tromba chamade 4’*

Tremolo

II. Grand’organo (61 note)
Abside
Principale 16′
Open Diapason 8’*
Principale dolce 8′
Ottava 4′
XII (Duodecima) 2 2/3′
XV (Decimaquinta) 2′
XVII (Decimasettima) 1 3/5′
XIX (Decimanona) 1 1/3′
XXII (Vigesimaseconda) 1′
Ripieno grave 5 file 2′
Ripieno acuto 6 file 1 1/3′
Flauto traverso 8′
Corno camoscio 8′
Flauto in VIII 4′
Voce umana 8′
Tromba 8′
Chiarina dolce 8′
Chiarina dolce 4′

Transetto (espressivo)
Diapason 8′
Ottava 4′
Ripieno 5 file 2′
Flauto dolce 8′
Tromba 8′

Pedale (32 note)
Abside
Principale acustico 32′
Principale 16′
Ottava 8′
XV (Decimaquinta) 4′
Ripieno 6 file 2 2/3′
Contrabbasso 16′
Corno di notte 16′
Basso 8′
Corno di notte 8′
Bombarda 32′
Trombone 16′
Tromba forte 8′
Cromorno 8′
Clarone 4′
Claroncino 2′

Transetto
Subbasso 32′
Principale 16′
Subbasso 16′
Bordone amabile 16′
Bordone 8′
Bordone amabile 8′
Flauto tappato 4′
Fagotto 16′
Fagotto 8′
Fagotto 4′

Unioni e accoppiamenti
Unione I-P, Unione II-P, Unione III-P, Unione IV-P, Acuta I-P, Acuta II-P, Acuta III-P, Acuta IV-P;
Unione III-I, Unione IV-I, Grave IV-I, Grave III-I, Grave I, Annullatore Unisono I, Acuta I, Acuta III-I, Acuta IV-I;
Unione I-II, Unione III-II, Unione IV-II, Grave IV-II, Grave III-II, Grave I-II, Grave II, Annullatore Unisono II, Acuta II, Acuta I-II, Acuta III-II, Acuta IV-II;
Unione IV-III, Grave IV-III, Grave III, Annullatore Unisono III, Acuta III, Acuta IV-III;
Unione II-IV, Grave IV, Annullatore Unisono IV, Acuta IV.

L’organo di Interstellar

21 novembre 2014 Lascia un commento

È abbastanza raro poter udire il suono dell’organo nelle sale cinematografiche; volendo evitare di andare molto a ritroso nel tempo, possiamo ricordare il caso di Mission to Mars (musiche di Ennio Morricone, 2000). Quando poi ad esso viene riservato un ruolo centrale e dominante in tutta la colonna sonora, siamo di fronte a casi unici, come quello di Interstellar di Christopher Nolan.

Le musiche sono state composte da Hans Zimmer con l’aiuto di campioni audio preregistrati, ma alla fine sono state registrate tutte su strumenti reali per volontà dello stesso compositore. In particolare, le registrazioni delle parti d’organo, eseguite da Roger Sayer, sono state effettuate all’organo Harrison & Harrison della Chiesa del Tempio (Temple Church) di Londra.

Copertina del disco

Lo strumento, di tipo sinfonico-eclettico, risale al 1927 e dispone attualmente di 61 registri distribuiti su quattro manuali e pedaliera. Installato originariamente presso la Glen Tanar House Ballroom, Aberdeen, nel 1954 fu donato alla chiesa da Lord Glentanar per sostituire il precedente strumento andato distrutto durante la guerra. In occasione della nuova installazione, venne aggiunto il registro Double Ophicleide 32′ al pedale; lo strumento è stato quindi completamente restaurato tra il 2011 e il 2013, tornando in perfette condizioni proprio pochi mesi prima di venire eletto protagonista del film.


Great (61 note)
Double Geigen 16′
Bourdon 16′
Large Open Diapason 8′
Small Open Diapason 8′
Geigen 8′
Hohl Flute 8′
Stopped Diapason 8′
Octave 4′
Principal 4′
Wald Flute 4′
Octave Quint 2 2/3′
Super Octave 2′
Fifteenth 2′
Seventeenth 1 3/5′
Mixture IV
Mixture II-III
Tromba 8′
Octave Tromba 4′

Pedal (32 note)
Double Open Wood 32′
Sub Bourdon 32′
Open Wood 16′
Open Diapason 16′
Geigen 16′
Bourdon 16′
Violone 16′
Dulciana 16′
Octave Wood 8′
Flute 8′
Octave Flute 4′
Double Ophicleide 32′
Ophicleide 16′
Orchestral Trumpet 16′
Bassoon 16′
Posaune 8′

Swell (61 note)
Quintatön 16′
Open Diapason 8′
Stopped Diapason 8′
Echo Salicional 8′
Vox Angelica 8′
Principal 4′
Fifteenth 2′
Mixture V
Oboe 8′
Tremulant
Double Trumpet 16′
Trumpet 8′
Clarion 4′

Choir (61 note)
Contra Dulciana 16′
Claribel Flute 8′
Lieblich Gedeckt 8′
Dulciana 8′
Salicet 4′
Flauto Traverso 4′
Harmonic Piccolo 2′
Dulciana Mixture III
Cor Anglais 16′
Clarinet 8′
Tuba 8′

Solo (61 note)
Contra Viola 16′
Viole d’Orchestre 8′
Viole Céleste 8′
Harmonic Flute 8′
Concert Flute 4′
Orchestral Hautboy 8′
Tremulant
Double Orchestral Trumpet 16′
Horn 8′
Tuba 8′

Le messe di Couperin: Peter Hurford

26 gennaio 2013 1 commento
Copertina dell'album

Pubblicato da Decca nel 1997, il doppio CD con le messe per organo di François Couperin eseguite da Peter Hurford è fuori catalogo da ormai quasi un decennio, un vero peccato in quanto, oltre a costituire un’interessante digressione dell’organista inglese dal repertorio bachiano e romantico per il quale è molto conosciuto, è testimonianza della prassi esecutiva dell’epoca in cui è stato inciso, ossia all’inizio degli anni ’80 (1983-1984 per l’esattezza), in cui già si nota un particolare interesse nel ricercare l’esecuzione autentica o “storicamente informata”, definizione a mio parere orribile e non a caso posta tra virgolette. A questo proposito si noti che la presente incisione è completa anche delle parti gregoriane, come quella di Adriano Falcioni (Brilliant, 2012) esaminata il mese scorso in un precedente articolo.

Lo strumento scelto è l’organo barocco francese della chiesa di Saint-Pierre des Chartreux di Tolosa, realizzato da Robert Delaunay nel 1683, ampliato da Jean-Baptiste Micot e Joseph Isnard nel ‘700 e, dopo ulteriori modifiche, restaurato da Gerhard Grenzing nel 1983 con l’intento di ripristinarne le caratteristiche foniche originarie. Uteriori informazioni sullo strumento sono disponibili sul sito del festival Toulouse les Orgues.
Il temperamento, definito genericamente inégal nelle specifiche dell’organo, sembra essere un qualche genere di mesotonico modificato e con tutta probabilità non corrisponde a quello originario. Le terze risultano temperate, non pure come ad esempio quelle del Clicquot di Poitiers (la differenza tra i due strumenti in questo senso risulta tangibile); inoltre non sembrano essere presenti intervalli particolarmente dissonanti, il che alimenta l’idea che sia stato adottato un buon temperamento. Tutto questo naturalmente si riferisce alla presente registrazione, nulla esclude che negli anni l’organo sia stato riaccordato secondo un temperamento diverso, come sembrerebbe ascoltando una registrazione del 2010 disponibile su YouTube e curata da Pipedreams.
Dal punto di vista timbrico, lo strumento dispone di tutto quanto occorre per eseguire queste messe alla maniera filologica: tutti i registri specificati dal compositore stesso, una grande disponibilità di mutazioni, ripieni acuti e gravi, e ance; queste ultime risultano leggermente stridule se confrontate con quelle di altri organi classici francesi, specialmente nel registro acuto.

Hurford, come anticipato, evita registri che all’epoca di Couperin non erano ancora presenti negli organi francesi, come ad esempio la Bombarda 16′. Se da un lato ciò ci regala un’esecuzione più vicina a quella autentica, dall’altro non viene sfruttata tutta la tavolozza timbrica e la dinamica dello strumento. Rimanendo in tema di prassi esecutiva, Peter Hurford, così come Gillian Weir, non adotta la pratica delle notes inégales; mentre invece Adriano Falcioni e Jean-Baptiste Robin abbracciano questo ben noto stile interpretativo francese (cfr. Weir, Robin e Falcioni).
I tempi sono un po’ dilatati rispetto alla media, in effetti questa incisione è la più lunga tra quelle che ho avuto modo di ascoltare, appena citate; ciò permette di apprezzare i dettagli della partitura senza sconfinare nel noioso; l’acustica inoltre aggiunge un modesto riverbero senza danneggiare la chiarezza dell’esecuzione.
Tra i brani più interessanti vi sono i Dialogues che mettono in evidenza i bei timbri dello strumento seicentesco, insieme con gli Offertoires che possono essere considerati veri e propri componimenti a sé stanti. In definitiva l’esecuzione è precisa, lineare, sobria, “inglese”.

In festis primae classis

La direzione di Edward Higginbottom delle parti cantate è abbastanza lenta e talvolta può risultare noiosa, specie per un orecchio poco allenato a questo genere di musica; per il resto non si eccepisce nulla di particolare.
Nel caso della Messe pour les paroisses, il cantus planus è affidato alle voci maschili del Choir of New College Oxford ed è costituito dal Cunctipotens genitor Deus per scelta dello stesso Couperin.
Per la Messe pour les Couvents, che non prevede un canto specifico, Higginbottom adotta un cantus planus molto in uso all’epoca di Couperin: In festis primae classis, dal Graduale romano-monasticum di Guillaume-Gabriel Nivers (da pag. 377), eseguito dalle voci femminili dell’Oxford Chamber Choir.

Entrambe le messe sono registrate in digitale. La qualità tecnica è discreta anche se un cattivo bilanciamento dei toni medio-bassi nella registrazione della Messe pour les paroisses (CD 1) rende quasi inascoltabile la Tierce en taille (Gloria VI) e piuttosto fastidioso il meditativo Chromhorne en Taille (Benedictus); in particolare alcune note del pedale¹ coprono praticamente tutto il resto, mentre altre note sempre al pedale si odono appena. È presente anche un difetto all’inizio del Dialogue sur les Trompettes (Gloria IV)², una breve interruzione forse dovuta ad un problema con il registratore o ad un taglio fatto male. Migliore risulta invece la registrazione della Messe pour les couvents (CD 2), sia sul piano del bilanciamento che per quanto riguarda la spazialità.

L’album include un libretto con interessanti note su Couperin redatte da Higginbottom (manca la lingua italiana), informazioni storiche sull’organo a cura del suo ultimo restauratore Gerhard Grenzing, e la disposizione fonica, riportata anche in fondo a quest’articolo.

Anche se fuori catalogo, questo doppio CD può essere reperito sul Marketplace di Amazon oppure presso altri negozi online; personalmente sono riuscito a trovarne una copia nuova sul sito greco Studio 52 semplicemente cercando con Google il codice a barre del prodotto (028945502625). ArkivMusic, negozio online specializzato in dischi di classica di difficile reperibilità, ha licenza di “ristampare” e vendere quest’album così come tanti altri dischi fuori catalogo, è però bene sapere che si tratta di copie masterizzate su CD-R (da loro chiamati ArkivCD) e non stampate come i dischi originali. Notare che ArkivMusic vende questi ArkivCD anche sul Marketplace di Amazon nella sezione del nuovo.

(¹) in particolare il re2 alla frequenza di 139 Hz.
(²) CD 1, traccia 9, minuto 0’35”.


Organo Delaunay / Micot di Saint-Pierre des Chartreux, Tolosa (1683)

Organo Delaunay/Micot di Saint-Pierre des Chartreux, Tolosa (1683)
Foto: BastienM, 2008. Licenza Creative Commons.

Disposizione fonica dell'organo Delaunay/Micot di Saint-Pierre des Chartreux, Tolosa (1683)

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Le messe di Couperin: Adriano Falcioni

10 dicembre 2012 1 commento
Copertina dell'album

Dopo aver messo a confronto qualche mese fa due registrazioni delle messe per organo di Couperin, quella di Gillian Weir del 1973 e quella più recente di Jean-Baptiste Robin (2004), oggi aggiungiamo ad esse una terza registrazione di queste composizioni: quella di Adriano Falcioni all’organo della chiesa di Santa Maria della Neve a Senigallia, un doppio CD inciso nei primi mesi di quest’anno e pubblicato da Brilliant Classics all’inizio di novembre.

È noto che le composizioni per organo francesi richiedono un largo uso di registri ad ancia, ed è altrettanto noto agli intenditori che gli organi italiani, a differenza di quelli francesi e iberici, non sono storicamente famosi per le loro ance¹; molti dei nostri strumenti antichi non ne disponevano neppure e si puntava tutto sul carattere forte e personale del ripieno e dei principali². Il moderno organo protagonista di questa registrazione rappresenta un’eccezione in questo senso, dispone infatti di sette registri ad ancia caratterizzati da un timbro spiccato e brillante, rotondo ma in alcuni casi anche aspro; la ricchezza di armonici è tale da richiamare non solo le sonorità francesi ma talvolta addirittura quelle spagnole, grazie anche all’attacco deciso. La presenza di un forte registro di terza (la fila acuta della Sesquialtera) rende lo strumento ancora più adatto all’esecuzione di Couperin. La mancanza di registri specifici (è il caso, ad esempio, della Voix humaine) viene abilmente compensata dall’organista mediante opportune combinazioni. Costruito nel 2001 dalla fabbrica Fratelli Pinchi – Ars Organi, lo strumento è ben temperato e a trasmissione completamente meccanica.

L’esecuzione di Falcioni è avvincente: l’organista procede con un buon ritmo senza perdere in chiarezza; il fraseggio è molto curato così come la scelta dei registri e la conseguente dinamica. Il Gloria della Messe pour les paroisses permette di apprezzare subito le qualità delle ance del Pinchi; notevole la meditativa Tierce en taille (Gloria VI) e l’Offertoire, da cui emerge buona parte della timbrica dell’organo. Il Chromhorne en taille (Benedictus), probabilmente concepito anche per l’elevazione, risulta commovente nella sua semplicità e insieme con il Chromhorne sur la taille (Gloria V) della Messe pour les couvents è da ascoltare con l’ausilio di altoparlanti o cuffie di qualità al fine di poter cogliere la voce profonda e al tempo stesso eterea del Bordone 16′ che dal basso sorregge l’armonia. Molto evocativa anche la Tierce en taille (Elevation). Tante altre perle si nascondono all’interno dei brani non citati; i due dischi scorrono come l’olio e li si apprezza di più ad ogni successivo ascolto.

Le parti gregoriane sono eseguite dal gruppo vocale femminile Armoniosoincanto diretto da Franco Radicchia. Il canto procede speditamente e le eleganti voci si intrecciano armoniosamente con la partitura organistica. La Messe pour les paroisses alterna all’organo il canto gregoriano Cunctipotens genitor Deus che era quello ufficialmente adottato dalle parrocchie per le solennità principali, con l’aggiunta delle seguenti parti non contemplate dalla partitura del compositore francese: Introitus e Communio, tratti dall’Officium de S. P. N. Francisco ad missam, e Credo Angelorum (canto fratto) proveniente da un manoscritto dei codici di Trento.
La Messe pour les Couvents non prevede invece un canto specifico, una scelta pensata per lasciare libera scelta alle singole comunità religiose. In questo caso è stata scelta come integrazione la Missa Sexti Toni di Henry Du Mont, anch’essa ben nota al tempo di Couperin. Completano la messa l’Introitus “Quasi modo” della Hebdomada secunda Paschae e il Communio “Diffusa est gratia” dalla Commune Beatae Mariae Virginis.

La registrazione, effettuata in digitale, è di eccellente qualità. L’acustica della chiesa è molto gradevole e, grazie all’ottima ripresa, ogni nota è distinguibile insieme col proprio timbro; ascoltando in cuffia spesso è perfino possibile localizzare la posizione delle canne. Si rileva un solo piccolo difetto nell’Offertorium della Messe pour le paroisses³, forse un taglio non proprio perfetto, nulla comunque di davvero rilevante.

Il libretto dell’album contiene delle note relative alle due messe a cura del direttore Franco Radicchia e le informazioni tecniche sullo strumento, riportate anche in fondo a questo articolo.

In definitiva si tratta di un’edizione molto valida; i puristi dell’esecuzione filologica potrebbero obiettare che, nonostante le caratteristiche foniche già discusse, lo strumento scelto non sia quello più indicato, ma in ogni caso chi cerca un’esecuzione chiara e briosa non potrà che essere soddisfatto da quest’album. Chi desidera ascoltare un organo classico francese può provare ad orientarsi sull’esecuzione di Jean-Baptiste Robin all’organo Clicquot della cattedrale di Poitiers (Naxos, non include le parti gregoriane), anche se, purtroppo, a scapito della chiarezza del suono per via del notevole riverbero presente; va notato inoltre che anche quel Clicquot non è dell’epoca di Couperin, essendo stato realizzato solo nel 1790.

(¹) Per un modesto approfondimento si rimanda a questa monografia tratta dall’Enciclopedia Treccani. (²) Un’interessante eccezione è costituita dai Tromboncini.
(³) CD 1, traccia 17, minuto 2’44”.


Dettagli dell’album

Compositore: François Couperin Titolo: Mass for the Parishes / Convents
Artista: Adriano Falcioni Casa discografica: Brilliant Classics
Coro: Gruppo Vocale Armoniosoincanto Direttore: Franco Radicchia
Codice prodotto: 94333 Numero di dischi: 2
Data registrazione: feb.-mar. 2012 DDD Data di uscita: novembre 2012
Package: 2 CD Jewel-Case EAN-13: 5028421943336

Organo Pinchi della chiesa di Santa Maria della Neve a Senigallia (2001)

Organo Pinchi della chiesa di S. Maria della Neve a Senigallia (2001)
Foto: Parrocchia S. M. della Neve, per gentile concessione di F.lli Pinchi – Ars Organi.

Organo a tre manuali. I e III tastiera di 54 note Do-fa. II tastiera di 61 note Do-do. Pedaliera di 30 note Do-fa. Meccanica sospesa per i manuali, a leva per il pedale e i registri. Registri totali: 27, file totali: 38, canne totali: 1.965. La3: 440 Hz.

Disposizione fonica

I. Positivo
Principale violino 8′
Bordone amabile 8′ (legno)
Flauto a becco 4′ (legno)
Principale 2′
Sesquialtera II 2 2/3′-1 3/5′
Cimbalo III 1′
Cromorno 8′
Clarone 4′

II. Grand’organo
Bordone 16′
Principale 8′
Flauto a camino 8′
Ottava 4′
Nassat 2 2/3′
Ottavino armonico 2′
Mistura IV-VI 2′
Tromba 16′
Tromba 8′

III. Recitativo
Bordone 8′
Cornetto IV 4′
Dulciana orizzontale 8′ (legno)
Tromba 8′

Pedale
Contrabbasso violone 16′
Bordone 16′
Principale 8′
Flauto a cuspide 8′
Basso corale 4′
Trombone 16′

Unioni
I-8′ Ped.
II-8′ Ped.
III-8′ Ped.
III-4′ Ped.
III-2′ Ped.
I-II
III-II

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Franck: Complete Organ Music – Adriano Falcioni

6 settembre 2012 Lascia un commento
Copertina dell'album

Uscito da poche settimane, questo doppio CD della Brilliant Classics contiene l’integrale organistico di César Franck¹ registrato in digitale dall’italiano Adriano Falcioni. L’organo, anch’esso italiano, è il Mascioni della basilica di Santa Maria degli Angeli in Assisi. Un disco importante che va ad aggiungersi al già interessante catalogo della casa discografica olandese.

La scelta dello strumento è insolita: registrare Franck con un organo sinfonico italiano di costruzione relativamente recente non è certo la prima cosa che viene in mente. In effetti dal punto di vista timbrico è chiaro che non ci troviamo di fronte ad un Cavaillé-Coll, tuttavia questa non è una pecca: la scelta dei registri operata dall’organista ternano è ben studiata e molto varia, discostandosi talvolta dalle prescrizioni del compositore e sperimentando le potenzialità fornite dallo strumento italiano. Non ci troviamo quindi di fronte al solito disco di Franck, suonato ad un Cavaillé-Coll, magari quello di cui egli stesso fu organista titolare oppure quello meglio preservato, ma al desiderio di scoprire nuove possibilità e nuovi punti di vista.

Adriano Falcioni non corre contro il tempo e rispetta sempre l’acustica della chiesa; grazie al riverbero mai eccessivo, le note di Franck risultano ben definite e non si ricade nel “minestrone sonoro” che caratterizza invece tante altre incisioni di organo sinfonico.

Della Fantasia in do maggiore è particolarmente interessante il secondo movimento, Allegretto cantando, in cui il pedale crea un’atmosfera perfetta e la tromba del recitativo è dolce al punto giusto. Il breve terzo movimento, Quasi lento, è una rivelazione: l’organista sperimenta una registrazione del tutto nuova dalla quale scaturisce un bellissimo finale in cui riecheggiano timbri di ance delicate e potenti flauti al pedale, incluso il Basso acustico 32′. L’Adagio, che conclude la fantasia, è interessante per la scelta di un dolce registro oscillante, probabilmente Voce celeste, dato che si tratta di un registro ad anima molto diverso dalla francese Voix humaine² prescritta da Franck; qualche volta il basso al pedale diventa un po’ troppo forte e tende a sovrastarla ma comunque il risultato è gradevole.

Il Grande Pièce Symphonique risulta ben bilanciato, ogni voce mantiene la propria importanza senza mai essere messa decisamente in secondo piano. L’organista dà continuità all’esecuzione e ricerca la consequenzialità del dialogo tra i temi, come è giusto quando si affronta un componimento che si definisce sinfonico. Il primo movimento, Andantino serioso, è caratterizzato da un piacevolissimo pedale che fa da contraltare alle delicate sonorità delle tastiere. Segue l’Allegro ma non troppo e maestoso, in cui le scelte dei timbri e del tempo favoriscono un bel fraseggio; basso qualche volta un po’ invadente; molto bella la scelta di registri di forte personalità nella parte conclusiva. Interessanti scelte timbriche anche nel terzo movimento, Andante, dove al positivo troviamo una combinazione molto dolce con tremolo che lascia spazio all’elaborato accompagnamento; ottima l’atmosfera creata dal pedale.

Interpretazioni interessanti e originali anche per quanto riguarda gli altri componimenti, in particolare il Cantabile e la Pastorale sono caratterizzati da sonorità ricercate e chiarezza espositiva, e nella bellissima Prière troviamo timbri splendidi: un principale forte ma non esagerato e un pedale perfetto che, unitamente ad un tempo particolarmente calmo, ci regalano un esecuzione di rara profondità. Nell’altra fantasia, in la maggiore, ritroviamo più volte la Voce celeste in luogo della Voix humaine.

Nel libretto non sono presenti informazioni dettagliate sull’organo ma mi sono state gentilmente inviate su richiesta sia dalla fabbrica Mascioni che dallo stesso organista; sono riportate alla fine di quest’articolo e sono state rese disponibili anche sul sito della casa discografica. Lo strumento non dispone né di registri ad ancia di 32′ né di registri ad anima della stessa altezza; a questo proposito va detto che Franck non prescrive mai l’adozione di ance di 32′ nei suoi pezzi, anche se sovente gli organisti si prendono questa licenza per conferire una sonorità più spettacolare soprattutto ai finali del Grande Pièce Symphonique e dei Corali I e III. L’assenza di un registro ad anima di 32′ è invece più rilevante in quanto spesso il compositore raccomanda l’adozione di un bordone o comunque di un fondo di 32′; si può sopperire a questa mancanza con il Basso acustico 32′ (v. disposizione in fondo a quest’articolo), ma bisogna considerare che, non essendo un registro di 32′ reali, presenta caratteristiche foniche un po’ particolari.
Le condizioni dell’organo sono buone; in qualche caso si nota che l’intonazione non è perfetta ma ciò potrebbe anche dipendere dalla modalità di accordatura, ad ogni modo nulla danneggia la qualità dell’interpretazione di Falcioni.

Dal punto di vista tecnico i due dischi non presentano anomalie in generale, la registrazione è di alta fedeltà³, dinamica e spazialità sono ottime e il suono è sempre nitido e brillante, anche se, come già accennato, i toni medio-bassi risultano talvolta un po’ troppo amplificati e possono diventare invadenti in presenza di alcune armoniche nell’intervallo di frequenze compreso all’incirca tra 100 e 130 Hz. Un piccolo difetto è presente al minuto 10’17” della Fantasia in la maggiore (CD 2), si tratta di un piccolo salto, come se la registrazione si fosse interrotta per una frazione di secondo.

In conclusione, quest’integrale è sicuramente un album innovativo, che ci permette tra l’altro di conoscere un interessante strumento di casa nostra come il Mascioni di Santa Maria degli Angeli in Assisi, e che dimostra per l’ennesima volta come non sia necessario seguire pedissequamente la filologia musicale per ottenere risultati di valore. Il prezzo ridottissimo (meno di 10 euro) ne fa non solo un album irrinunciabile in tutte le collezioni in cui manchino le opere per organo di César Franck, ma anche un’interessante aggiunta per gli scaffali dei cultori di musica organistica.

(¹) Non sono incluse le composizioni per armonium.

(²) Il registro Voix humaine (o Vox humana) è un registro ad ancia e in questo differisce molto sia dal registro italiano Voce umana, che dal registro di Voce celeste (entrambi presenti in quest’organo); questi ultimi infatti sono ambedue registri oscillanti ad anima. Per una trattazione più completa si consigliano le pagine del maestro Federico Borsari relative ai Registri oscillanti e alla Voce umana.

(³) L’intervallo di frequenze registrate va da 30 Hz a 22 kHz. Frequenze al di sotto dei 30 Hz non sono rilevanti in quanto il tono più grave che strumento può emettere è il do di circa 32 Hz (16′). Offset in continua (DC) assente.


Dettagli dell’album

Compositore: César Franck Titolo: Complete Organ Music
Artista: Adriano Falcioni Casa discografica: Brilliant Classics
Codice prodotto: 94349 Numero di dischi: 2
Data della registrazione: aprile 2011 DDD Data di uscita: luglio 2012
Package: 2 CD Jewel-Case EAN-13: 5028421943497

L’organo Mascioni della Basilica di Santa Maria degli Angeli in Assisi

Il grande organo dell’abside della Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli è l’opera 802 della “Famiglia Artigiana Vincenzo Mascioni” di Cuvio, presso Varese. Esso è stato completato nel 1961 ed è composto di 4 tastiere di 61 tasti C-c”” e pedialiera di 32 C-g’. Nel suo complesso dispone di 68 registri reali, con un totale di 4634 canne, 22 registri meccanici per unioni e accoppiamenti, 11 annullatori, 65 pistoncini, 18 pistoni, 4 staffe per crescendo ed espressioni, ecc.. Il tutto è comandato da una consolle mobile, posta solitamente in coro dietro l’altare, e si avvale di una trasmissione a sistema elettrico diretto. Strutturalmente l’organo è disposto in 5 corpi situati nel coro con due grandi prospetti e comprende anche un “organo eco” situato nella cupola. Grazie a queste caratteristiche lo strumento permette una vasta gamma di colori sonori ed effetti altamente suggestivi.

Disposizione fonica

I. Positivo
Principale 8′
Corno di notte 8′
Viola dolce 8′ (¹)
Corno camoscio 4′
Flauto cuspide 4′
Nazardo 2 2/3′
Flagioletto 2′
Decimino 1 3/5′
Piccolo 1′ (²)
Ripieno 5f. 2′
Cornetto (combinato)
Cromorno 8′
Unda maris 8′
Tremolo

II. Grand’organo
Principale 16′
Principale I 8′
Principale II 8′
Flauto traverso 8′
Dulciana 8′
Ottava 4′
Flauto camino 4′
Duodecima 2 2/3′
XV (Decimaquinta) 2′
XIX (Decimanona) 1 1/3′
XXII (Vigesimaseconda) 1′
Ripieno grave (combinato)
Ripieno acuto 6f. 1 1/3′
Cornetto 3f. 2 2/3′
Tromba 16′
Tromba 8′

Voce umana 8′
Campane

III. Recitativo
Bordone 16′
Diapason 8′
Bordone 8′
Viola di gamba 8′
Salicionale 8′
Ottava 4′
Flauto armonico 4′
Sesquialtera 2 2/3′
Silvestre 2′
Flauto in XIX 2 2/3′ (³)
Ripieno 5f. 2′
Tromba armonica 8′
Oboe 8′
Cromorno 8′ (¹)
Trombina 4′ (²)

Voce celeste 8′
Coro viole 3f. 8′
Tremolo

IV. Eco
Bordone d’eco 8′
Eolina 8′
Flauto 4′
Ottava eolina 4′
Flautino 2′
Voce eterea 8′
Voce angelica 8′
Tremolo

Pedale
Basso acustico 32′
Contrabbasso 16′
Principale 16′
Subbasso 16′
Bordone 16′
Basso 8′
Principale 8′
Corno camoscio 8′
Bordone 8′
Bordone d’eco 8′
Quinta 5 1/3′
Ottava 4′
Flauto 4′ (²)
Superottava 2′
Ripieno 6f. 2 2/3′
Controfagotto [Bombarda] 16′ (⁴)
Fagotto [Trombone] 8′ (⁴)
Clarina [Clarone] 4′ (⁴)

Campane

Unioni e accoppiamenti
I 8 Ped.
II 8 Ped.
III 8 Ped.
IV 8 Ped.
IV 8 I
III 8 I
IV 8 II
III 8 II
I 16 I
I 4 I
III 4 I
II 4 II
I 4 II
I 16 II
I 4 II
III 16 II
III 4 II
III 4 III
Piano aut. Ped.

(¹) non presente nella documentazione fornita da Mascioni
(²) presente solo nella documentazione fornita da Mascioni
(³) la documentazione fornita da Mascioni riporta 1 1/3′
(⁴) I nomi racchiusi tra parentesi quadre sono quelli presenti nella documentazione fornita da Mascioni.

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Johannes-Ernst Köhler esegue l’Arte della Fuga di Bach all’organo

15 agosto 2011 4 commenti

Souvenir, forse un po’ inusuale, della vacanza berlinese di quest’estate è questo doppio CD della Berlin Classics (Edel) contenente L’Arte della Fuga di Johann Sebastian Bach eseguita all’organo da Johannes-Ernst Köhler.
Ho notato che sono in commercio due diverse edizioni in CD della stessa registrazione: una datata 1996 con confezione jewel case doppia, e un’altra datata 2008 con la confezione in formato digipak. Non so se ci siano differenze tra le due rimasterizzazioni, nel dubbio ho pensato fosse meglio prendere l’edizione più recente.

Köhler è una mia vecchia conoscenza risalente agli anni novanta, quando ascoltai un doppio LP in cui eseguiva i Concerti per organo op. 4 di Handel sotto la direzione di Kurt Thomas, oggi disponibili in un CD singolo pubblicato sempre da Berlin Classics (0030172BC). L’approccio non certo filologico ma comunque chiaro e preciso, con una predilezione per i tempi lenti, ha reso quei dischi di Handel le mie incisioni di riferimento, persino dopo aver ascoltato diverse altre interpretazioni più o meno filologiche; a questo proposito apro una piccola parentesi Handeliana indicandovi come particolarmente meritevoli anche le incisioni di Neville Marriner con George Malcolm all’organo (Decca) e di Karl Richter che dirige dall’organo (cofanetto Teldec purtroppo fuori catalogo).

Copertina del CD "Handel: Organ Concertos Op. 4 - Johannes-Ernst Köhler / Kurt Thomas" Copertina del CD "Handel: Organ Concertos Op. 4 & 7 - George Malcolm / Neville Marriner" Copertina dell'album "Handel: Organ Concertos Op. 4 & 7 - Karl Richter"

Handel: Concerti per organo – Köhler (Berlin), Malcolm (Decca) e Richter (Teldec)

Tornando a Bach, ho deciso di prendere a scatola chiusa quest’edizione dell’Arte della fuga a seguito di poche semplici considerazioni. La prima, banalmente, riguardava il prezzo: 8,50 euro; per una cifra così irrisoria vale comunque la pena di tentare. In secondo luogo, il fatto che l’Arte della fuga richiedesse non uno ma due CD significava che la durata complessiva doveva superare gli 80 minuti e quindi che i tempi di esecuzione dovevano essere abbastanza rilassati. Poi conoscevo già l’organista e il suo stile, e non è cosa di poco conto. Infine il fatto che l’incisione risalisse agli anni settanta, periodo in cui la prassi filologica – che intendevo rifuggire – non aveva ancora preso piede, mi ha ulteriormente invogliato all’acquisto che si è poi rivelato un’ottima scelta.

L’organo utilizzato è l’Hildebrandt-Orgel della Wenzelskirche di Naumburg, prima del suo completo restauro eseguito tra il 1992 e il 2000. Si tratta di uno strumento veramente speciale in quanto fu testato e infine accettato sia da Johann Sebastian Bach che da Gottfried Silbermann, uno dei maggiori costruttori di organi d’Europa nell’epoca barocca. L’esecuzione è caratterizzata effettivamente da tempi rilassati; questo, unitamente all’assenza di variazioni repentine di velocità e ad un’opportuna scelta dei registri, lascia all’ascoltatore il gusto di seguire mentalmente l’intreccio delle voci delle fughe, che in fondo costituiscono il cuore dell’Arte della fuga.

Tra tutti i brani che costituiscono l’opera, meritano una menzione speciale per bellezza interpretativa (e ovviamente compositiva) i Contrapuncti X, XI e XVIII, da ascoltare e riascoltare per scoprire tutti i segreti della loro eleganza, volendo anche con l’ausilio della partitura stampata; in effetti l’Arte della fuga è considerata anche una significativa opera teorica e sperimentale, e il fatto che suoni magnificamente con qualsiasi strumento o quartetto o orchestra si desideri adottare la rende eccezionale.

L’organista dimostra di saper gestire abilmente la ricca tavolozza timbrica dell’organo, variando non di rado la registrazione anche nel mezzo dei singoli Contrapuncti e utilizzando tutte le famiglie di registri a disposizione.
L’unico caso in cui i registri potevano a mio avviso essere scelti diversamente è nel Contrapunctus VI, a 4, in stile francese, che, come dice anche il titolo, dovrebbe essere in stile francese, peccato che la registrazione scelta da Köhler non abbia pressoché nulla di francese. Wolfgang Rübsam, nella sua incisione dell’Arte della fuga (Naxos 8.5507034, 2 CD separati, 1992), non inserisce (purtroppo) quasi mai ance, men che meno il forte Bazuin 16′ (Trombone); l’unica eccezione è il Contrapunctus in stile francese, nel quale sfodera buona parte delle trombe del suo organo Flentrop (che riprende i canoni fonici dei rinomati organi barocchi olandesi), evidentemente da buon conoscitore dello stile organistico barocco francese nel quale le ance ricoprono un ruolo di primo piano.

CD Naxos 8.550703 CD Naxos 8.550704

Bach: L’Arte della Fuga Voll. 1 & 2 – Wolfgang Rübsam (Naxos, 1992)

A riempimento del secondo CD sono presenti quattro dei sei Concerti per organo di Bach; a mio avviso si tratta di quelli migliori e probabilmente i soli ad essere stati attribuiti effettivamente a Bach. Anche questo apparente riempitivo è di ottima qualità. L’organo in questo caso è un altro: il Silbermann della Katholische Hofkirche (Cattedrale) di Dresda, e Köhler adotta registrazioni molto gradevoli e ricercate; non ho dubbi nell’affermare che queste interpretazioni, datate 1973, tengono bene testa a quelle altrettanto interessanti di Karl Richter (Archiv Produktion 431 119-2, 1 CD, 1973) e di Fernando Germani (EMI 5 69328 2, fuori catalogo).

CD Archiv 431 119-2 CD EMI 5 69328 2

Bach: Concerti per organo – Karl Richter (Archiv) e Fernando Germani (EMI)

Dal punto di vista tecnico l’incisione è senza dubbio di qualità. Per quanto riguarda l’Arte della fuga, registrata nel 1970, la risposta in frequenza è grosso modo 35-19.500 Hz, quindi si ha una minima attenuazione delle più basse fondamentali dei registri di 16′ e una certa attenuazione delle fondamentali del Posaune 32′ che comunque non risultano mai tagliate del tutto. Questo piccolo difetto, in ogni caso, non pregiudica per nulla l’ascolto e l’alta fedeltà di questa registrazione; del resto una simile risposta è perfettamente in linea con quella delle incisioni dell’epoca. Per quanto riguarda i Concerti per organo, registrati solo 3 anni dopo, la risposta in frequenza migliora e si attesta su 25-19.500 Hz, permettendo di ascoltare chiaramente anche buona parte delle fondamentali del Großer Untersatz 32′ del Silbermann di Dresda; tutto ciò, naturalmente, altoparlanti permettendo.

Seguono le disposizioni dei due strumenti utilizzati; queste informazioni, non presenti nell’edizione del 2008 che non contiene alcun libretto, sono tratte dall’Archivio Osiris.


Organo Hildebrandt della Wenzelskirche di Naumburg

Organo Hildebrandt della Wenzelskirche di Naumburg
Foto tratta dal sito hussitenstaedte.net.
(Altre foto: die-orgelseite.de)

Disposizione fonica prima del restauro degli anni ’90

II. Hauptwerk
Prinzipal 16′
Quintadena 16′
Oktav 8′
Spillflöte 8′
Gedackt 8′
Oktav 4′
Spillflöte 4′
Quinte 2 2/3′
Oktav 2′
Weitpfeife 2′
Sesquialtera II
Kornett IV
Mixtur VIII
Bombarde 16′
Trompete 8′

Zymbelstern

I. Rückpositiv
Prinzipal 8′
Viola da Gamba 8′
Quintadena 8′
Rohrflöte 8′
Praestant 4′
Fugara 4′
Rohrflöte 4′
Nasat 2 2/3′
Oktav 2′
Rauschpfeife II
Zimbel V
Fagott 16′
Tremulant

III. Oberwerk
Bordun 16′
Prinzipal 8′
Hohlflöte 8′
Unda maris 8′
Praestant 4′
Gemshorn 4′
Quinte 2 2/3′
Oktav 2′
Waldflöte 2′
Terz 1 3/5′
Quinte 1 1/3′
Sifflöte 1′
Scharff V
Vox humana 8′

Pedal
Prinzipal 16′
Violon 16′
Subbass 16′
Oktav 8′
Violon 8′
Oktav 4′
Nachthorn 2′
Mixtur VII
Posaune 32′
Posaune 16′
Trompete 8′
Klarine 4′

Koppeln: HW/P, RP/P, OW/P, OW/HW, RP/HW.


Organo Silbermann della Katholische Hofkirche di Dresda

Organo Silbermann della Katholische Hofkirche di Dresda

Disposizione fonica

II. Hauptwerk (C,D-d”’)
Principal 16′
Bordun 16′
Octav-Principal 8′
Viol’ da gamba 8′
Rohrflöte 8′
Octave 4′
Spitzflöte 4′
Quinta 3′ (2 2/3′)
Octava 2′
Tertia 1 3/5′
Mixtur IV 2′
Cymbel III 1 1/3′
Cornet V (c’-d”’)
Fagott 16′
Trompete 8′

I. Brustwerk (C,D-d”’)
Gedackt 8′
Principal 4′
Rohrflöte 4′
Nasat 3′ (2 2/3′)
Octava 2′
Sesquialtera II 4/5′-1 3/5′
Quinta 1 1/2′ (1 1/3′)
Sifflet 1′
Mixtur III 1′
Chalumeau 8′ (G-d”’)

III. Oberwerk (C,D-d”’)
Quintaden 16′
Principal 8′
Unda maris 8′ (A-d”’)
Gedackt 8′
Quintaden 8′
Octave 4′
Rohrflöte 4′
Nasat 3′ (2 2/3′)
Octava 2′
Tertia 1 3/5′
Flageolet 1′
Mixtur IV 1 1/3′
Echo Cornet V (c’-d”’)
Vox humana 8′
Tremulant

Pedal (C,D-c’)
Großer Untersatz 32′
Principalbaß 16′
Octavbaß 8′
Octavbaß 4′
Mixtur VI 2 2/3′
Posaunenbaß 16′
Trompetenbaß 8′
Clarinbaß 4′

Johann Sebastian Bach Die Kunst der Fuge The Art of Fugue BWV 1080 organ orgel orgue varhany disposition specification specifications stoplist stop list stops