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Le messe di Couperin: Peter Hurford

26 gennaio 2013 1 commento
Copertina dell'album

Pubblicato da Decca nel 1997, il doppio CD con le messe per organo di François Couperin eseguite da Peter Hurford è fuori catalogo da ormai quasi un decennio, un vero peccato in quanto, oltre a costituire un’interessante digressione dell’organista inglese dal repertorio bachiano e romantico per il quale è molto conosciuto, è testimonianza della prassi esecutiva dell’epoca in cui è stato inciso, ossia all’inizio degli anni ’80 (1983-1984 per l’esattezza), in cui già si nota un particolare interesse nel ricercare l’esecuzione autentica o “storicamente informata”, definizione a mio parere orribile e non a caso posta tra virgolette. A questo proposito si noti che la presente incisione è completa anche delle parti gregoriane, come quella di Adriano Falcioni (Brilliant, 2012) esaminata il mese scorso in un precedente articolo.

Lo strumento scelto è l’organo barocco francese della chiesa di Saint-Pierre des Chartreux di Tolosa, realizzato da Robert Delaunay nel 1683, ampliato da Jean-Baptiste Micot e Joseph Isnard nel ‘700 e, dopo ulteriori modifiche, restaurato da Gerhard Grenzing nel 1983 con l’intento di ripristinarne le caratteristiche foniche originarie. Uteriori informazioni sullo strumento sono disponibili sul sito del festival Toulouse les Orgues.
Il temperamento, definito genericamente inégal nelle specifiche dell’organo, sembra essere un qualche genere di mesotonico modificato e con tutta probabilità non corrisponde a quello originario. Le terze risultano temperate, non pure come ad esempio quelle del Clicquot di Poitiers (la differenza tra i due strumenti in questo senso risulta tangibile); inoltre non sembrano essere presenti intervalli particolarmente dissonanti, il che alimenta l’idea che sia stato adottato un buon temperamento. Tutto questo naturalmente si riferisce alla presente registrazione, nulla esclude che negli anni l’organo sia stato riaccordato secondo un temperamento diverso, come sembrerebbe ascoltando una registrazione del 2010 disponibile su YouTube e curata da Pipedreams.
Dal punto di vista timbrico, lo strumento dispone di tutto quanto occorre per eseguire queste messe alla maniera filologica: tutti i registri specificati dal compositore stesso, una grande disponibilità di mutazioni, ripieni acuti e gravi, e ance; queste ultime risultano leggermente stridule se confrontate con quelle di altri organi classici francesi, specialmente nel registro acuto.

Hurford, come anticipato, evita registri che all’epoca di Couperin non erano ancora presenti negli organi francesi, come ad esempio la Bombarda 16′. Se da un lato ciò ci regala un’esecuzione più vicina a quella autentica, dall’altro non viene sfruttata tutta la tavolozza timbrica e la dinamica dello strumento. Rimanendo in tema di prassi esecutiva, Peter Hurford, così come Gillian Weir, non adotta la pratica delle notes inégales; mentre invece Adriano Falcioni e Jean-Baptiste Robin abbracciano questo ben noto stile interpretativo francese (cfr. Weir, Robin e Falcioni).
I tempi sono un po’ dilatati rispetto alla media, in effetti questa incisione è la più lunga tra quelle che ho avuto modo di ascoltare, appena citate; ciò permette di apprezzare i dettagli della partitura senza sconfinare nel noioso; l’acustica inoltre aggiunge un modesto riverbero senza danneggiare la chiarezza dell’esecuzione.
Tra i brani più interessanti vi sono i Dialogues che mettono in evidenza i bei timbri dello strumento seicentesco, insieme con gli Offertoires che possono essere considerati veri e propri componimenti a sé stanti. In definitiva l’esecuzione è precisa, lineare, sobria, “inglese”.

In festis primae classis

La direzione di Edward Higginbottom delle parti cantate è abbastanza lenta e talvolta può risultare noiosa, specie per un orecchio poco allenato a questo genere di musica; per il resto non si eccepisce nulla di particolare.
Nel caso della Messe pour les paroisses, il cantus planus è affidato alle voci maschili del Choir of New College Oxford ed è costituito dal Cunctipotens genitor Deus per scelta dello stesso Couperin.
Per la Messe pour les Couvents, che non prevede un canto specifico, Higginbottom adotta un cantus planus molto in uso all’epoca di Couperin: In festis primae classis, dal Graduale romano-monasticum di Guillaume-Gabriel Nivers (da pag. 377), eseguito dalle voci femminili dell’Oxford Chamber Choir.

Entrambe le messe sono registrate in digitale. La qualità tecnica è discreta anche se un cattivo bilanciamento dei toni medio-bassi nella registrazione della Messe pour les paroisses (CD 1) rende quasi inascoltabile la Tierce en taille (Gloria VI) e piuttosto fastidioso il meditativo Chromhorne en Taille (Benedictus); in particolare alcune note del pedale¹ coprono praticamente tutto il resto, mentre altre note sempre al pedale si odono appena. È presente anche un difetto all’inizio del Dialogue sur les Trompettes (Gloria IV)², una breve interruzione forse dovuta ad un problema con il registratore o ad un taglio fatto male. Migliore risulta invece la registrazione della Messe pour les couvents (CD 2), sia sul piano del bilanciamento che per quanto riguarda la spazialità.

L’album include un libretto con interessanti note su Couperin redatte da Higginbottom (manca la lingua italiana), informazioni storiche sull’organo a cura del suo ultimo restauratore Gerhard Grenzing, e la disposizione fonica, riportata anche in fondo a quest’articolo.

Anche se fuori catalogo, questo doppio CD può essere reperito sul Marketplace di Amazon oppure presso altri negozi online; personalmente sono riuscito a trovarne una copia nuova sul sito greco Studio 52 semplicemente cercando con Google il codice a barre del prodotto (028945502625). ArkivMusic, negozio online specializzato in dischi di classica di difficile reperibilità, ha licenza di “ristampare” e vendere quest’album così come tanti altri dischi fuori catalogo, è però bene sapere che si tratta di copie masterizzate su CD-R (da loro chiamati ArkivCD) e non stampate come i dischi originali. Notare che ArkivMusic vende questi ArkivCD anche sul Marketplace di Amazon nella sezione del nuovo.

(¹) in particolare il re2 alla frequenza di 139 Hz.
(²) CD 1, traccia 9, minuto 0’35”.


Organo Delaunay / Micot di Saint-Pierre des Chartreux, Tolosa (1683)

Organo Delaunay/Micot di Saint-Pierre des Chartreux, Tolosa (1683)
Foto: BastienM, 2008. Licenza Creative Commons.

Disposizione fonica dell'organo Delaunay/Micot di Saint-Pierre des Chartreux, Tolosa (1683)

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Le messe di Couperin: Adriano Falcioni

10 dicembre 2012 1 commento
Copertina dell'album

Dopo aver messo a confronto qualche mese fa due registrazioni delle messe per organo di Couperin, quella di Gillian Weir del 1973 e quella più recente di Jean-Baptiste Robin (2004), oggi aggiungiamo ad esse una terza registrazione di queste composizioni: quella di Adriano Falcioni all’organo della chiesa di Santa Maria della Neve a Senigallia, un doppio CD inciso nei primi mesi di quest’anno e pubblicato da Brilliant Classics all’inizio di novembre.

È noto che le composizioni per organo francesi richiedono un largo uso di registri ad ancia, ed è altrettanto noto agli intenditori che gli organi italiani, a differenza di quelli francesi e iberici, non sono storicamente famosi per le loro ance¹; molti dei nostri strumenti antichi non ne disponevano neppure e si puntava tutto sul carattere forte e personale del ripieno e dei principali². Il moderno organo protagonista di questa registrazione rappresenta un’eccezione in questo senso, dispone infatti di sette registri ad ancia caratterizzati da un timbro spiccato e brillante, rotondo ma in alcuni casi anche aspro; la ricchezza di armonici è tale da richiamare non solo le sonorità francesi ma talvolta addirittura quelle spagnole, grazie anche all’attacco deciso. La presenza di un forte registro di terza (la fila acuta della Sesquialtera) rende lo strumento ancora più adatto all’esecuzione di Couperin. La mancanza di registri specifici (è il caso, ad esempio, della Voix humaine) viene abilmente compensata dall’organista mediante opportune combinazioni. Costruito nel 2001 dalla fabbrica Fratelli Pinchi – Ars Organi, lo strumento è ben temperato e a trasmissione completamente meccanica.

L’esecuzione di Falcioni è avvincente: l’organista procede con un buon ritmo senza perdere in chiarezza; il fraseggio è molto curato così come la scelta dei registri e la conseguente dinamica. Il Gloria della Messe pour les paroisses permette di apprezzare subito le qualità delle ance del Pinchi; notevole la meditativa Tierce en taille (Gloria VI) e l’Offertoire, da cui emerge buona parte della timbrica dell’organo. Il Chromhorne en taille (Benedictus), probabilmente concepito anche per l’elevazione, risulta commovente nella sua semplicità e insieme con il Chromhorne sur la taille (Gloria V) della Messe pour les couvents è da ascoltare con l’ausilio di altoparlanti o cuffie di qualità al fine di poter cogliere la voce profonda e al tempo stesso eterea del Bordone 16′ che dal basso sorregge l’armonia. Molto evocativa anche la Tierce en taille (Elevation). Tante altre perle si nascondono all’interno dei brani non citati; i due dischi scorrono come l’olio e li si apprezza di più ad ogni successivo ascolto.

Le parti gregoriane sono eseguite dal gruppo vocale femminile Armoniosoincanto diretto da Franco Radicchia. Il canto procede speditamente e le eleganti voci si intrecciano armoniosamente con la partitura organistica. La Messe pour les paroisses alterna all’organo il canto gregoriano Cunctipotens genitor Deus che era quello ufficialmente adottato dalle parrocchie per le solennità principali, con l’aggiunta delle seguenti parti non contemplate dalla partitura del compositore francese: Introitus e Communio, tratti dall’Officium de S. P. N. Francisco ad missam, e Credo Angelorum (canto fratto) proveniente da un manoscritto dei codici di Trento.
La Messe pour les Couvents non prevede invece un canto specifico, una scelta pensata per lasciare libera scelta alle singole comunità religiose. In questo caso è stata scelta come integrazione la Missa Sexti Toni di Henry Du Mont, anch’essa ben nota al tempo di Couperin. Completano la messa l’Introitus “Quasi modo” della Hebdomada secunda Paschae e il Communio “Diffusa est gratia” dalla Commune Beatae Mariae Virginis.

La registrazione, effettuata in digitale, è di eccellente qualità. L’acustica della chiesa è molto gradevole e, grazie all’ottima ripresa, ogni nota è distinguibile insieme col proprio timbro; ascoltando in cuffia spesso è perfino possibile localizzare la posizione delle canne. Si rileva un solo piccolo difetto nell’Offertorium della Messe pour le paroisses³, forse un taglio non proprio perfetto, nulla comunque di davvero rilevante.

Il libretto dell’album contiene delle note relative alle due messe a cura del direttore Franco Radicchia e le informazioni tecniche sullo strumento, riportate anche in fondo a questo articolo.

In definitiva si tratta di un’edizione molto valida; i puristi dell’esecuzione filologica potrebbero obiettare che, nonostante le caratteristiche foniche già discusse, lo strumento scelto non sia quello più indicato, ma in ogni caso chi cerca un’esecuzione chiara e briosa non potrà che essere soddisfatto da quest’album. Chi desidera ascoltare un organo classico francese può provare ad orientarsi sull’esecuzione di Jean-Baptiste Robin all’organo Clicquot della cattedrale di Poitiers (Naxos, non include le parti gregoriane), anche se, purtroppo, a scapito della chiarezza del suono per via del notevole riverbero presente; va notato inoltre che anche quel Clicquot non è dell’epoca di Couperin, essendo stato realizzato solo nel 1790.

(¹) Per un modesto approfondimento si rimanda a questa monografia tratta dall’Enciclopedia Treccani. (²) Un’interessante eccezione è costituita dai Tromboncini.
(³) CD 1, traccia 17, minuto 2’44”.


Dettagli dell’album

Compositore: François Couperin Titolo: Mass for the Parishes / Convents
Artista: Adriano Falcioni Casa discografica: Brilliant Classics
Coro: Gruppo Vocale Armoniosoincanto Direttore: Franco Radicchia
Codice prodotto: 94333 Numero di dischi: 2
Data registrazione: feb.-mar. 2012 DDD Data di uscita: novembre 2012
Package: 2 CD Jewel-Case EAN-13: 5028421943336

Organo Pinchi della chiesa di Santa Maria della Neve a Senigallia (2001)

Organo Pinchi della chiesa di S. Maria della Neve a Senigallia (2001)
Foto: Parrocchia S. M. della Neve, per gentile concessione di F.lli Pinchi – Ars Organi.

Organo a tre manuali. I e III tastiera di 54 note Do-fa. II tastiera di 61 note Do-do. Pedaliera di 30 note Do-fa. Meccanica sospesa per i manuali, a leva per il pedale e i registri. Registri totali: 27, file totali: 38, canne totali: 1.965. La3: 440 Hz.

Disposizione fonica

I. Positivo
Principale violino 8′
Bordone amabile 8′ (legno)
Flauto a becco 4′ (legno)
Principale 2′
Sesquialtera II 2 2/3′-1 3/5′
Cimbalo III 1′
Cromorno 8′
Clarone 4′

II. Grand’organo
Bordone 16′
Principale 8′
Flauto a camino 8′
Ottava 4′
Nassat 2 2/3′
Ottavino armonico 2′
Mistura IV-VI 2′
Tromba 16′
Tromba 8′

III. Recitativo
Bordone 8′
Cornetto IV 4′
Dulciana orizzontale 8′ (legno)
Tromba 8′

Pedale
Contrabbasso violone 16′
Bordone 16′
Principale 8′
Flauto a cuspide 8′
Basso corale 4′
Trombone 16′

Unioni
I-8′ Ped.
II-8′ Ped.
III-8′ Ped.
III-4′ Ped.
III-2′ Ped.
I-II
III-II

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Le messe di Couperin: Gillian Weir e Jean-Baptiste Robin

16 giugno 2012 1 commento

François Couperin compose queste due messe per organo nei suoi primi anni di attività. Si tratta di opere in cui si nota sia l’ispirazione ai modelli compositivi esistenti (cfr. Louis Couperin) sia la presenza di autentica creatività che influenzerà i compositori successivi. Esse contengono idee interessanti, forse non eccezionali a livello compositivo (da questo punto di vista il barocco francese non è il massimo), ma sicuramente d’effetto. Tra i brani più notevoli in questo senso vi sono gli offertorium di entrambe le messe: in tutti e due i casi si nota che il movimento è tripartito e segue uno sviluppo più lungo e complesso di quello degli altri movimenti; del resto è naturale che l’offertorio debba essere animato per un tempo maggiore rispetto alle altre parti della messa.

Queste due incisioni sono tra loro piuttosto diverse; la partitura è esattamente la stessa ma a fare la differenza non sono nemmeno tanto gli organisti, seppure tra loro distanti di una generazione (non me ne voglia l’impeccabile Dama neozelandese), ma piuttosto gli strumenti da loro scelti, che in comune hanno solo la trazione: meccanica.

Il giovane francese Jean-Baptiste Robin ha scelto l’organo della cattedrale di Poitiers; si tratta di un antico strumento realizzato da François-Henri Clicquot, uno dei più rinomati costruttori di organi francesi del ‘700; ha un temperamento mesotonico a 1/4 di comma e il la accordato a 395 Hz, ossia praticamente un tono più in basso rispetto al la a cui siamo abituati oggi (440 Hz). L’organo scelto dalla neozelandese Gillian Weir è invece uno strumento di costruzione recente: fabbricato dalla Orgelbau Kuhn, risale al 1970; il la è a 440 Hz e i nomi dei registri sono in tedesco, il che può lascar intendere che non sia proprio lo strumento più adatto per suonare Couperin, in realtà invece la sua tavolozza timbrica si avvicina a quella dei tipici organi classici e barocchi francesi (le disposizioni foniche sono in fondo a quest’articolo). Sia chiaro: i timbri autentici del Clicquot sono diversi da quelli di questo Kuhn, i primi hanno infatti una spiccata personalità, le ance poi non sono nemmeno paragonabili, tuttavia da questo strumento moderno, pensato certamente per eseguire un repertorio più vasto, scaturisce comunque una piacevolissima e limpida incisione. Il fatto che l’organo sia stato pensato per un repertorio non strettamente classico francese lo si evince, oltre che dai nomi dei registri, anche dal fatto che è ben temperato; questa caratteristica da un lato permette di eseguire praticamente tutta la produzione organistica barocca tedesca ed oltre, dall’altro però diminuisce la resa del repertorio classico francese, come in questo caso; ciò è dovuto al seguente fatto: mentre con il temperamento mesotonico (v. Poitiers) si hanno molte terze pure, ossia in cui le frequenze dei due suoni di un bicordo di terza maggiore sono in rapporto esatto 5:4, e alcune terze molto dissonanti che venivano opportunamente evitate dai compositori dell’epoca e quindi anche da Couperin, con altri temperamenti più moderni questo rapporto preciso viene alterato al fine di giungere ad una accordatura tale da rendere piacevoli (ma, si badi, non perfetti) tutti gli accordi e permettere quindi ai compositori di sfruttarli come comunemente si fa oggigiorno. La differenza d’effetto tra una terza pura e una terza temperata, che tipicamente è leggermente crescente, è difficilmente descrivibile a parole; quello che posso dire è che le terze abbondano in queste messe e che all’organo della cattedrale di Poitiers risultano eccezionali, dando l’idea di una costruzione sonora perfetta.

L’atmosfera della registrazione effettuata nella cattedrale di Poitiers è maggiore rispetto a quella nella Prediger-Kirche di Zurigo: il riverbero è molto più forte e questo da un lato rende l’ascolto più simile a quello che effettivamente si avrebbe stando seduti in chiesa, dall’altro danneggia la limpidezza del suono, talvolta le note tendono a confondersi un po’ tra loro. Robin fa comunque un ottimo lavoro suonando ad una velocità mai eccessiva, tale da rendere sempre abbastanza chiaro l’intreccio, tuttavia non c’è paragone con la straordinaria chiarezza della registazione di Gillian Weir; chi preferisce un’incisione da cui si possa evincere lo spartito “a orecchio” non potrà che essere soddisfatto da quest’ultima. Entrambi gli organisti mostrano una grande padronanza del loro strumento e riescono a evidenziarne ogni peculiarità, in particolare Robin dimostra di saper sfruttare appieno il temperamento mesotonico dell’organo. Non v’è un solo caso in cui la registrazione scelta fosse fuori luogo (è pur vero che Couperin, come molti organisti dell’epoca, indicava abbastanza chiaramente la registrazione da adottare tanto che persino i nomi dei vari tempi includono spesso indicazioni sulla combinazione); a questo proposito va riconosciuto all’organista neozelandese il merito di saper mettere in evidenza con grande maestria alcuni deliziosi particolari della partitura.

Volendo consigliare una delle due edizioni, quella di Robin è secondo me da preferire. Entrambi gli organisti sono eccellenti; ciò che fa propendere più verso l’edizione Naxos è lo strumento. Il 4 manuali realizzato da Clicquot più di duecento anni fa sembra veramente costruito per suonare queste due messe sia per il suo temperamento che per i timbri estremamente caratteristici. Ogni registro ha una sua forte personalità, le ance sono di una bellezza indescrivibile e perfettamente accordate. Raramente si nota un calo della pressione del vento, in particolare nelle code in cui l’organista inserisce la Bombarda (ad es. in: Paroisses – Kyrie – II); l’effetto, di entità modestissima, non è affatto sgradevole ma al contrario rende in un certo senso vivo lo strumento; addirittura alcuni organi moderni come il Flentrop della Duke Chapel danno la possibilità all’organista di ridurre di proposito la riserva d’aria dello strumento per poter riprodurre proprio questo effetto (o difetto che dir si voglia) tipico degli organi antichi.

Dal punto di vista strettamente tecnico i due album sono di elevata qualità. La registrazione di Gillian Weir è analogica e risale al 1973, la durata complessiva è di 84’13” suddivisa in due dischi; il suono è chiaro e brillante e il rumore di fondo è minimo.
L’album di Jean-Baptiste Robin è stato invece registrato in digitale nel 2005; la durata è di 94’04” e anche in questo caso è suddivisa in due CD; qui l’unica pecca è, come anticipato, il forte riverbero che, in una registrazione del ventunesimo secolo, poteva certamente essere gestito meglio.

Le disposizioni degli strumenti sono tratte dai libretti dei due album esaminati.


Organo Kuhn della Prediger-Kirche di Zurigo (1970)

Organo Kuhn della Prediger-Kirche di Zurigo
Foto: Andreas Praefcke, 2009. Licenza Creative Commons.

Disposizione fonica dell'organo Kuhn della Prediger-Kirche di Zurigo


Organo François-Henri Clicquot della cattedrale di Poitiers (1790)

Organo Clicquot della cattedrale di Poitiers
Foto: © Monica Barba, 2009. Tutti i diritti riservati.

Disposizione fonica dell'organo Clicquot della cattedrale di Poitiers

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