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Le messe di Couperin: Adriano Falcioni

10 dicembre 2012 1 commento
Copertina dell'album

Dopo aver messo a confronto qualche mese fa due registrazioni delle messe per organo di Couperin, quella di Gillian Weir del 1973 e quella più recente di Jean-Baptiste Robin (2004), oggi aggiungiamo ad esse una terza registrazione di queste composizioni: quella di Adriano Falcioni all’organo della chiesa di Santa Maria della Neve a Senigallia, un doppio CD inciso nei primi mesi di quest’anno e pubblicato da Brilliant Classics all’inizio di novembre.

È noto che le composizioni per organo francesi richiedono un largo uso di registri ad ancia, ed è altrettanto noto agli intenditori che gli organi italiani, a differenza di quelli francesi e iberici, non sono storicamente famosi per le loro ance¹; molti dei nostri strumenti antichi non ne disponevano neppure e si puntava tutto sul carattere forte e personale del ripieno e dei principali². Il moderno organo protagonista di questa registrazione rappresenta un’eccezione in questo senso, dispone infatti di sette registri ad ancia caratterizzati da un timbro spiccato e brillante, rotondo ma in alcuni casi anche aspro; la ricchezza di armonici è tale da richiamare non solo le sonorità francesi ma talvolta addirittura quelle spagnole, grazie anche all’attacco deciso. La presenza di un forte registro di terza (la fila acuta della Sesquialtera) rende lo strumento ancora più adatto all’esecuzione di Couperin. La mancanza di registri specifici (è il caso, ad esempio, della Voix humaine) viene abilmente compensata dall’organista mediante opportune combinazioni. Costruito nel 2001 dalla fabbrica Fratelli Pinchi – Ars Organi, lo strumento è ben temperato e a trasmissione completamente meccanica.

L’esecuzione di Falcioni è avvincente: l’organista procede con un buon ritmo senza perdere in chiarezza; il fraseggio è molto curato così come la scelta dei registri e la conseguente dinamica. Il Gloria della Messe pour les paroisses permette di apprezzare subito le qualità delle ance del Pinchi; notevole la meditativa Tierce en taille (Gloria VI) e l’Offertoire, da cui emerge buona parte della timbrica dell’organo. Il Chromhorne en taille (Benedictus), probabilmente concepito anche per l’elevazione, risulta commovente nella sua semplicità e insieme con il Chromhorne sur la taille (Gloria V) della Messe pour les couvents è da ascoltare con l’ausilio di altoparlanti o cuffie di qualità al fine di poter cogliere la voce profonda e al tempo stesso eterea del Bordone 16′ che dal basso sorregge l’armonia. Molto evocativa anche la Tierce en taille (Elevation). Tante altre perle si nascondono all’interno dei brani non citati; i due dischi scorrono come l’olio e li si apprezza di più ad ogni successivo ascolto.

Le parti gregoriane sono eseguite dal gruppo vocale femminile Armoniosoincanto diretto da Franco Radicchia. Il canto procede speditamente e le eleganti voci si intrecciano armoniosamente con la partitura organistica. La Messe pour les paroisses alterna all’organo il canto gregoriano Cunctipotens genitor Deus che era quello ufficialmente adottato dalle parrocchie per le solennità principali, con l’aggiunta delle seguenti parti non contemplate dalla partitura del compositore francese: Introitus e Communio, tratti dall’Officium de S. P. N. Francisco ad missam, e Credo Angelorum (canto fratto) proveniente da un manoscritto dei codici di Trento.
La Messe pour les Couvents non prevede invece un canto specifico, una scelta pensata per lasciare libera scelta alle singole comunità religiose. In questo caso è stata scelta come integrazione la Missa Sexti Toni di Henry Du Mont, anch’essa ben nota al tempo di Couperin. Completano la messa l’Introitus “Quasi modo” della Hebdomada secunda Paschae e il Communio “Diffusa est gratia” dalla Commune Beatae Mariae Virginis.

La registrazione, effettuata in digitale, è di eccellente qualità. L’acustica della chiesa è molto gradevole e, grazie all’ottima ripresa, ogni nota è distinguibile insieme col proprio timbro; ascoltando in cuffia spesso è perfino possibile localizzare la posizione delle canne. Si rileva un solo piccolo difetto nell’Offertorium della Messe pour le paroisses³, forse un taglio non proprio perfetto, nulla comunque di davvero rilevante.

Il libretto dell’album contiene delle note relative alle due messe a cura del direttore Franco Radicchia e le informazioni tecniche sullo strumento, riportate anche in fondo a questo articolo.

In definitiva si tratta di un’edizione molto valida; i puristi dell’esecuzione filologica potrebbero obiettare che, nonostante le caratteristiche foniche già discusse, lo strumento scelto non sia quello più indicato, ma in ogni caso chi cerca un’esecuzione chiara e briosa non potrà che essere soddisfatto da quest’album. Chi desidera ascoltare un organo classico francese può provare ad orientarsi sull’esecuzione di Jean-Baptiste Robin all’organo Clicquot della cattedrale di Poitiers (Naxos, non include le parti gregoriane), anche se, purtroppo, a scapito della chiarezza del suono per via del notevole riverbero presente; va notato inoltre che anche quel Clicquot non è dell’epoca di Couperin, essendo stato realizzato solo nel 1790.

(¹) Per un modesto approfondimento si rimanda a questa monografia tratta dall’Enciclopedia Treccani. (²) Un’interessante eccezione è costituita dai Tromboncini.
(³) CD 1, traccia 17, minuto 2’44”.


Dettagli dell’album

Compositore: François Couperin Titolo: Mass for the Parishes / Convents
Artista: Adriano Falcioni Casa discografica: Brilliant Classics
Coro: Gruppo Vocale Armoniosoincanto Direttore: Franco Radicchia
Codice prodotto: 94333 Numero di dischi: 2
Data registrazione: feb.-mar. 2012 DDD Data di uscita: novembre 2012
Package: 2 CD Jewel-Case EAN-13: 5028421943336

Organo Pinchi della chiesa di Santa Maria della Neve a Senigallia (2001)

Organo Pinchi della chiesa di S. Maria della Neve a Senigallia (2001)
Foto: Parrocchia S. M. della Neve, per gentile concessione di F.lli Pinchi – Ars Organi.

Organo a tre manuali. I e III tastiera di 54 note Do-fa. II tastiera di 61 note Do-do. Pedaliera di 30 note Do-fa. Meccanica sospesa per i manuali, a leva per il pedale e i registri. Registri totali: 27, file totali: 38, canne totali: 1.965. La3: 440 Hz.

Disposizione fonica

I. Positivo
Principale violino 8′
Bordone amabile 8′ (legno)
Flauto a becco 4′ (legno)
Principale 2′
Sesquialtera II 2 2/3′-1 3/5′
Cimbalo III 1′
Cromorno 8′
Clarone 4′

II. Grand’organo
Bordone 16′
Principale 8′
Flauto a camino 8′
Ottava 4′
Nassat 2 2/3′
Ottavino armonico 2′
Mistura IV-VI 2′
Tromba 16′
Tromba 8′

III. Recitativo
Bordone 8′
Cornetto IV 4′
Dulciana orizzontale 8′ (legno)
Tromba 8′

Pedale
Contrabbasso violone 16′
Bordone 16′
Principale 8′
Flauto a cuspide 8′
Basso corale 4′
Trombone 16′

Unioni
I-8′ Ped.
II-8′ Ped.
III-8′ Ped.
III-4′ Ped.
III-2′ Ped.
I-II
III-II

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Karl Richter dirige Bach

Richter dirige Bach

Informazioni tratte dal blog Karl Richter in München.

È uscito da pochi giorni un nuovo cofanetto Deutsche Grammophon dedicato a Karl Richter e a Bach. 10 CD in cui il maestro dirige le Passioni, la Messa in si minore e 11 cantate di Pasqua. Le incisioni sono state rimasterizzate appositamente per questa edizione limitata della serie Eloquence, la serie economica di Universal Classics.

Ecco i contenuti in dettaglio:

Codice a barre (EAN): 0028948035328.

AMSI La rimasterizzazione AMSI (Ambient Sourround Imaging) adottata per questa edizione tende a generare un’immagine stereofonica più ampia rispetto a quella tipica dei dischi stereofonici Deutsche Grammophon/Universal; a seconda dell’ambiente di ascolto e del gusto personale l’effetto può risultare piacevole o meno. È questo un particolare di cui pochi si interessano nelle recensioni, quindi tenevo a sottolinearlo, e vale per la maggior parte dei dischi della serie Eloquence.

Non è possibile acquistare questo cofanetto direttamente dal sito ufficiale della Deutsche Grammophon in quanto il DG Web Shop non tratta la serie Eloquence, tuttavia si può trovare su Amazon e altri negozi online. Il prezzo, data la serie economica, è molto conveniente.

Link utili:

L’ispirazione divina

24 settembre 2009 Lascia un commento
Recensione dell’incisione della Messa in si minore BWV 232
di Johann Sebastian Bach diretta da Karl Richter nel 1961
2 CD, Archiv Production (Universal) 427 155-2.
Copertina del CD Archiv 427 155-2
Tratta da KlassikAkzente [Testo originale in tedesco]
Traduzione a cura di Lidia [The Wedge Blog]

Gli studiosi hanno a lungo discusso su cosa abbia rappresentato la Messa in si minore di Bach, se un’incursione nelle forme musicali cattoliche, se un grande lavoro al di sopra di ogni confessione o se uno dei punti più alti della cultura protestante. In ogni caso, concordano nella scelta dell’interpretazione che emerge nella storia delle incisioni: quella diretta da Richter nella primavera del 1961, per una serie di fortunate circostanze e la congeniale forza creativa.

Dove c’è Bach c’è Richter. Per un quarto di secolo è stato in voga questo slogan ed era come un marchio di qualità musicale. Richter aveva raggiunto una sensibilità tale, specialmente nei lavori sacri del Kantor della chiesa di San Tommaso, che gli permetteva di lavorare ai più alti livelli. Nato nel 1926 nel vicariato di Plauen, figlio di un pastore protestante, è entrato in contatto con la musica sacra bachiana sin dall’infanzia. Prima studente a Dresda, poi allievo di musica sacra a Lipsia con Karl Straube e Günther Ramin, venne a conoscenza di diverse tradizioni interpretative ed iniziò presto a lavorare per un anno come organista nella chiesa di San Tommaso, nella scia dei grandi maestri barocchi. Nel 1951 si trasferì a Monaco di Baviera ed iniziò progressivamente, prima come Kantor nella chiesa di San Marco e poi anche come docente alla facoltà di musica, a raccogliere attorno a sé un gruppo di appassionati di Bach. Fondò il Coro Bach (nel 1951) e l’Orchestra Bach (1953) e con tale compagine raggiunse rapidamente la fama di uno dei migliori interpreti bachiani. Richter riunì talenti e stelle come l’organista Hedwig Bilgram ed il baritono Dietrich Fischer-Dieskau, grazie ai quali poteva garantire un livello internazionale delle sue esecuzioni ed incisioni.

Così accadde anche nel febbraio e nell’aprile del 1961, quando in un momento musicale insolito, Richter e il suo ensemble fecero la loro apparizione nella facoltà di Musica di Monaco proponendo la Messa in si minore di Bach. Il pubblico si avvicinò a quest’opera d’arte caratterizzata da una grande stabilità del tempo che garantiva l’equilibrio tra l’importanza spirituale e l’arte astratta profana. L’esperimento di Bach con l’uso delle voci, che nel Kyrie iniziale o anche nel Symbolum Nicenum supera i limiti dell’espressione formale della tradizione musicale barocca, viene riprodotto dai solisti come anche da entrambi i gruppi Bach con una sicurezza ed una determinazione che possono venire solamente da una simbiotica interpretazione dell’opera. Tale incisione eccelle assolutamente, anche dopo quattro decenni, grazie alla sua chiarezza, che resiste ad ogni tentazione puramente manieristica. Sotto la direzione di Richter, Bach appare come un alchimista dei mattoni della musica, che, in un laboratorio della Storia della Musica, con l’aiuto di Dio combina gli ingredienti disponibili nel miglior composto possibile.

“Nonostante l’interpretazione di Richter risalga ai primi anni ’60 del XX secolo, è ancora considerevole per la parte del coro sempre a tempo, forte e chiara” (Guida Penguin).