Archivio

Archive for ottobre 2007

Pre-emphasis nei CD audio

26 ottobre 2007 8 commenti

La pre-emphasis per i CD audio è una particolare equalizzazione che gli ingegneri del suono possono scegliere di adottare in sede di masterizzazione. Questa equalizzazione prevede, in breve, un’enfatizzazione dei toni acuti, che viene poi compensata in riproduzione; il lettore CD infatti può riconoscere che è stato adottato questo meccanismo grazie ad un’informazione appositamente inserita nel disco (un flag chiamato PRE, invisibile all’utente) e procede quindi a un’equalizzazione compensativa, detta de-emphasis.

Chi ha avuto a che fare con i nastri magnetici sa bene che esisteva una tecnica simile adottata proprio per i nastri, il Dolby Noise Reduction, che, per ridurre il rumore di fondo tipico delle registrazioni su nastro, prevedeva di amplificare i toni acuti del segnale in registrazione; per riprodurre queste registrazioni su nastro occorreva quindi attivare il circuito Dolby NR che operava in riproduzione attenuando i toni acuti nella stessa misura in cui erano stati amplificati in registrazione; l’attenuazione degli acuti in realtà aveva come effetto, in riproduzione, anche l’attenuazione di buona parte del rumore di fondo intrinseco del nastro, il che era proprio l’obiettivo che si prefiggeva il sistema Dolby NR.

Perché adottare la pre-enfasi nei CD? Probabilmente l’obiettivo era quello di ridurre l’effetto delle non linearità dei primi convertitori digitale-analogico alle alte frequenze, i quali non sempre erano in grado di ricostruire fedelmente il segnale audio a partire dai campioni digitali. Oggi la situazione è molto cambiata, sono disponibili dei DAC con prestazioni nemmeno paragonabili a quelle di trent’anni fa. Fatto sta che la maggior parte dei CD in commercio non fa uso di questa tecnica; personalmente possiedo qualche decina di CD audio di musica classica con pre-enfasi, specialmente della BIS, ma anche qualcosa della Naxos e Harmonia Mundi. Tra i dischi DG, Decca e Philips non ho mai trovato traccia di pre-emphasis. Si tratta comunque di una caratteristica che a mio avviso non migliora in modo percettibile la qualità sonora, a differenza del sistema Dolby NR per i nastri.

La pre-emphasis può procurare qualche difficoltà di riproduzione, e questo mi ha spinto a trattare la questione qui. Innanzi tutto ho constatato che un mio lettore CD portatile economico non è in grado di operare la compensazione, sicché il CD suona con gli acuti enfatizzati, analogamente a quanto succedeva quando si riproduceva un nastro registrato con il Dolby NR su un lettore che non disponeva del circuito Dolby NR. Ma lo svantaggio più pesante riguarda oggigiorno il salvataggio di questi CD nei computer (e di conseguenza nei lettori digitali portatili): con la maggior parte dei programmi di estrazione audio, infatti, si ottengono file audio (eventualmente MP3 o comunque compressi) non compensati.

Un modo semplice per verificare se in un CD sia stata effettivamente adottata la pre-emphasis consiste nel farsi generare un file CUE del CD utilizzando un programma di estrazione audio come Exact Audio Copy. Se nel file è presente l’indicazione FLAGS PRE in corrispondenza di una o più tracce, significa che ad esse è stata applicata la pre-enfasi.

Dopo qualche giorno di ricerche ho notato che uno dei programmi in grado di estrarre l’audio dai CD operando al volo la decodifica è iTunes della Apple. Si può specificare di comprimere l’audio estratto in MP3 e altri formati, oppure di salvarlo in formato WAV non compresso (per poi magari affidare le operazioni di compressione a codec diversi da quello di Apple); in ogni caso la compensazione viene effettuata in modo automatico e completamente trasparente all’utente: non viene notificato nulla, né esistono opzioni da configurare.
Esistono anche filtri, come ad esempio il Q10 della Waves, in grado di operare, tra le altre cose, la de-emphasis, ma si tratta spesso di software non gratuiti, diversamente da iTunes, e che richiedono la presenza di un programma di elaborazione audio installato.

Grafico tratto dal sito: www.picosound.de

FLAGS PRE

Annunci

Dvořák: Sinfonia n. 9 «Dal nuovo mondo»

16 ottobre 2007 2 commenti
Copertina CD Dvořák/Karajan

Copertina CD Dvořák/Kubelik

La prima volta che ascoltai la nona di Antonín Dvořák avrò avuto non più di 16 anni; l’esecuzione era diretta da Karel Ančerl (De Agostini/Supraphon). Non sapevo nemmeno chi fosse Dvořák, sapevo solo che era un moderno. Si sa, da piccoli la fantasia lavora alla grande, per cui mi piace ricordare le sensazioni che mi provocò l’ascolto. Il primo movimento dava l’idea di una battaglia in corso, quella tra gli indigeni americani e gli europei, pensavo, anche se dalle sonorità evincevo un concetto di guerra un po’ più attuale: mi pareva di essere nel ‘700, più che nel ‘500. L’alternanza tra passaggi sorridenti e tragici era davvero notevole per uno come me, abituato al barocco e al classicismo, per cui è facile immaginare quante novità stessi assaporando tutte insieme. La vera rivelazione fu il secondo movimento, il largo. Mai avevo ascoltato un tale romanticismo. L’immagine che ne scaturì fu quella di una visione impersonale del campo di battaglia dopo la battaglia stessa, al tramonto. Una musica che descrive e allo stesso tempo commemora, e che a tratti ricorda anche lucidamente.
I due movimenti successivi invece escono da questa ottica. L’unica interpretazione che riuscivo a dare era quella della nuova "civilizzazione" che iniziava, per quanto si potessero definire civili i conquistatori dopo i crimini commessi su chi, in quella terra, c’era da chissà quando (ma non mi addentro in dissertazioni di questo tipo, che non mi competono).
Questa descrizione, che risale appunto a qualche anno fa, non si fonda su nessuna interpretazione scritta da chicchessia, lo ripeto, è semplicemente ciò che ho provato al primo ascolto e magari per alcuni non avrà molto senso.
In ogni caso da allora i movimenti che preferisco sono in generale quelli lenti, li trovo quasi sempre i più profondi, specie nelle composizioni romantiche.

Dopo l’esecuzione diretta da Karel Ančerl, ho ascoltato anche quella di Karajan registrata in digitale con i Wiener Philharmoniker nel 1985 (DG 439 009-2 serie Karajan Gold, e quella diretta da Rafael Kubelik con i Berliner Philharmoniker (DG 447 412-2 o 463 158-2). Mi sono piaciute tutte; apprezzo il romanticismo di Karajan, e la brillantezza di Kubelik; purtroppo la qualità tecnica non eccelle nella registrazione con Ančerl, mentre al contrario le edizioni con Karajan e Kubelik, entrambe Deutsche Grammophon, sono molto buone. Nel caso di Karajan è presente comunque il solito tono fisso a 15.625 Hz cioè la frequenza di scansione orizzontale del sistema televisivo europeo PAL; ricordo che a 17 anni lo sentivo chiaramente durante il secondo movimento (*), pur non conoscendone la frequenza precisa e i motivi, e ritengo dunque che sia da tenere in considerazione quando si valuta la qualità di una registrazione. Tale tono è presente anche nell’esecuzione diretta da Kubelik, ma è molto meno intenso, probabilmente inudibile per la maggior parte degli ascoltatori.


(*) essendo il tono di ampiezza costante, esso è più facilmente udibile durante le pause o i passaggi più tenui; risultando per contro impercettibile nei passaggi forti.