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Archive for maggio 2006

I «Quadri di una esposizione» di Mussorgsky e altre composizioni

26 maggio 2006 3 commenti
Copertina del CD: "Mussorgsky: Quadri di un'esposizione / Karajan"

Questo CD si è aggiunto recentemente alla mia collezione; riporto qui qualche impressione e alcune note di carattere tecnico. Anticipo comunque che è un buon disco e lo consiglio anche perché a medio prezzo.

Titolo: Debussy: La Mer · Mussorgsky: Quadri di una esposizione · Ravel: Bolero
Orchestra: Berliner Philharmoniker
Direttore: Herbert von Karajan
Casa discografica: Deutsche Grammophon
Serie: The Originals
Anno: 1966 (Mussorgsky, Ravel), 1965 (Debussy)
Durata: 74’54

Modest Mussorgsky: Quadri di una esposizione (orch.: Maurice Ravel)

I tempi dell’esecuzione sono gradevoli, non troppo rapidi ma nemmeno lenti, sicuramente più veloci rispetto all’interpretazione di Sergiu Celibidache (EMI 5 56526 2, 1997), per avere un termine di paragone. "La grande porta di Kiev" è veramente maestosa, uno dei pregi di questa incisione. Può non piacere la pausa presente tra "La capanna di Baba-Yaga" e "La grande porta di Kiev", la quale effettivamente manca in altre esecuzioni (per esempio quella diretta da Celibidache, appena citata), questione di gusti.

Maria Luisa Merlo fa una chiara e concisa descrizione dello sviluppo dell’opera, che risulta interessante per seguirne l’ascolto. La riporto qui tra virgolette:

«Nel 1874 fu allestita a Mosca una mostra di olii e di acquarelli del famoso architetto russo Victor Hartmann, intimo amico di Musorgskij, morto l’anno precedente. Il musicista fu colpito dalla straordinaria forza espressiva di quei dipinti e decise di tradurli in musica. L’opera, scritta in origine per pianoforte, rappresenta una delle composizioni più interessanti che siano mai state scritte per questo strumento. Nel 1929, un altro grande compositore, Maurice Ravel, rimase abbagliato dalla bellezza della musica di Musorgskij e decise di orchestrarla. il risultato fu sorprendente, perché non ci troviamo di fronte a una mera trasposizione dalla tastiera all’orchestra, bensì a un accuratissimo lavoro di reinterpretazione timbrica dei ‘caratteri’, delle immagini descritte dal musicista russo. I quadri sono dieci, intercalati da un tema, la passeggiata (Promenade), che accompagna il visitatore lungo le sale della immaginaria pinacoteca. Questo tema però non si presenta sempre uguale, ma subisce delle variazioni a seconda del quadro che precede. Il primo quadro, Gnomus, descrive un nano zoppo e malvagio che si aggira nella foresta. Con il secondo brano ci trasferiamo in Italia: in un paesaggio illuminato da chiarori lunari, un menestrello canta una canzone venata di malinconia. Lo strumento scelto da Ravel per intonare questo canto lamentoso è il saxofono contralto, che possiede una voce calda e vibrante assai simile a quella umana. Tuileries è il parco parigino dove si svolge la terza scena: i bambini giocano allegri sotto lo sguardo vigile delle governanti che però chiacchierano tra loro. Il ritmo è serrato ma discontinuo, intessuto di un dialogo divertito fra gli strumenti dell’orchestra. Bydlo è un pesantissimo carro agricolo che si muove faticosamente, trainato da buoi: la tuba conferisce a questa scena incredibile realismo. Il Balletto dei pulcini (quinta scena) è uno schizzo delizioso, tutto trilli e gorgheggi di flauti, oboi e clarinetto, sopra un grandioso pizzicato degli archi. Samuel Goldenberg e Schmuyle sono i protagonisti della sesta scena. Due ebrei, uno grande grosso e ricco, l’altro piccolo magrolino e querulo si incontrano. La tracotanza del primo, il cui tema viene eseguito dall’intera orchestra, si scontra con la voce petulante e fastidiosa del secondo, che è affidata alla cornetta. La città di Limoges (settima scena), viene ricordata in un giorno di mercato, colorita e vivace. L’ottavo pezzo della raccolta si riferisce a un quadro raffigurante lo stesso Hartmann mentre esplora le catacombe di Parigi alla luce di una lanterna: Ravel sceglie per questo pezzo le sonorità possenti dei fiati che dilatano la melodia. Suoni lunghi, tenuti, si alternano a intensità opposte, dal fortissimo al pianissimo, come se la luce della lanterna illuminasse di colpo i diversi punti delle gallerie sotterranee. Musorgskij in persona ci suggerisce l’interpretazione del brano successivo, ‘Cum mortuis in lingua mortua’ (parlando con i morti in lingua morta): «Lo spirito creatore di Hartmann mi conduce vicino ai teschi delle catacombe». Tutto si svolge pianissimo; gli archi eseguono la loro parte con un tremolo trepidante e ci fanno percepire quasi fisicamente l’atmosfera di intensa e grande commozione. La ‘Capanna di Baba-Yaga sulle zampe di gallina’ evoca un mostro presente nelle leggende russe, una strega malvagia che abita in un orribile antro, visitato con grande spavento dal musicista: la musica è violenta e inarrestabile sino all’estrema corsa che sfocia ne ‘La grande porta di Kiev’, epilogo trionfale, vera e propria apoteosi di grande e sfavillante possanza creativa. La grandiosità di questo pezzo è difficilmente descrivibile, tutto vibra di potenza e di emozione e l’orchestra raggiunge vette di maestosità che di rado si incontrano.»

NOTA: Il testo citato tra virgolette è opera di Maria Luisa Merlo.

Maurice Ravel: Boléro

Dura circa 16 minuti, quindi la velocità di esecuzione è normale. Il suono di ogni strumento è ben definito e si possono distinguere chiaramente le diverse voci anche quando vi sono molti strumenti a suonare insieme. Peccato che nel finale non siano presenti i piatti e il gong; è una caratteristica delle interpretazioni di Karajan e può rappresentare forse l’unico neo di questa incisione storica; ancora una volta è questione di gusti.

Claude Debussy: La mer

Si tratta di una discreta esecuzione; risulta un po’ confusa in alcuni passaggi, come ad esempio nelle ultime battute della prima e della terza parte, precipitose, in cui non sempre si riesce a seguire ogni voce col suo percorso unico e particolareggiato; questo difetto limita le sensazioni che si possono provare all’ascolto: si rimane troppo in sospeso. Nella più recente registrazione digitale (439 008-2, serie Karajan Gold) non c’è questo problema, anzi si può dire che quella sia una delle esecuzioni più "nitide". Tornando alla presente incisione, anche in questo caso tra le percussioni non è presente il gong, come già notato nel Boléro.

Considerazioni puramente tecniche

Tutte le registrazioni presenti sono stereofoniche. Poiché risalgono agli anni 60 (Debussy: 1965; Mussorgsky e Ravel: 1966) è presente un po’ di rumore di fondo avvertibile nei passaggi in cui il suono è più debole (per esempio nelle traccie 6, 7, 19), ma che comunque non compromette l’esperienza di ascolto. La resta stereofonica è ottima, come pure la fedeltà del suono, solo gli acuti mancano un po’ di brillantezza. La dinamica delle registrazioni non ha nulla da invidiare a quella delle moderne registrazioni digitali.
Una nota particolare sul Boléro: tra 1’31" e 1’33" si nota una lieve riduzione nella velocità di riproduzione, che poi torna gradualmente quella corretta; probabilmente ciò è dovuto a un danno (allungamento) nel nastro originale contenente la registrazione ovvero a una meno probabile anomalia di lettura avvenuta durante la digitalizzazione.

Biografie rare tradotte: Hans Fagius e Miklós Spányi

10 maggio 2006 5 commenti

Trascrivo qui le biografie, tradotte, di due organisti. Sono difficili da trovare persino in inglese e proprio di recente ne è sparita una che avevo consultato qualche settimana fa. Per evitare che non ne resti nulla penso possa essere utile memorizzarne una copia qui.

Hans FagiusHans Fagius

(fonte: www.bis.se)

Hans Fagius (nato nel 1951 a Norrköping, Svezia) ha studiato organo con Bengt Berg e, al College of Music di Stoccolma, con il professor Alf Linder. Nel 1974 ha proseguito i suoi studi a Parigi con Maurice Duruflé. Durante gli anni di studio ha vinto due volte le competizioni internazionali di organo (a Lipsia e a Stoccolma).

Hans Fagius ha tenuto recital in tutta Europa, in Australia, negli Stati Uniti e in Canada. Ha inciso numerosi dischi con la casa discografica svedese BIS, inclusa una registrazione di tutte le composizioni per organo di Johann Sebastian Bach tra il 1983 e il 1989 (17 CD), dell’Arte della fuga (sempre di Bach), un disco con musiche di Wolfgang Amadeus Mozart e due dischi con alcune sinfonie di Charles-Marie Widor (2, 3, 6 e 8) il primo dei quali è l’ultima registrazione eseguita al famoso organo della chiesa di Katarina, a Stoccolma, prima che fosse distrutto da un incendio qualche mese dopo. Ha registrato inoltre gran parte delle composizioni per organo di Camille Saint-Saens, due dischi con composizioni celebri di Sigfried Karg-Elert e registrazioni del repertorio organistico a quattro mani, come pure di musica per organo e pianoforte. Le sue incisioni delle tre grandi composizioni per organo di Liszt hanno vinto il Grand Prix du Disque Liszt a Budapest nel 1981. Le registrazioni più recenti includono l’opera completa per organo di Maurice Duruflé, definite, dalla rivista Gramophone, le migliori registrazioni di quelle composizioni. Il repertorio si concentra sulla musica antica e su quella del periodo romantico. Tra il 2001 e il 2002 ha suonato tutte le opere per organo di Dietrich Buxtehude in un ciclo di sei concerti.

Dopo diversi anni di insegnamento di organo ai College of Music di Stoccolma e di Gothenburg, nel 1989 Hans Fagius è stato nominato professore al Royal Danish Music Conservatory di Copenhagen. È stato inoltre varie volte membro della giuria delle competizioni internazionali di organo (St. Albans, Odense, Calgary, Dallas, Lahti, Erfurt ecc.). Nel 2002 ha insegnato per la prima volta alla celebre Summer Organ Academy, ad Haarlem. Nel 1998 è stato eletto membro della Royal Swedish Music Academy.

Miklós SpányiMiklós Spányi

(fonte: www.fimte.org)

Miklós Spányi, nato a Budapest, in Ungheria, ha studiato clavicembalo e organo alla Ferenc Liszt Music Academy con Ferenc Gergely e János Sebestyén. Ha proseguito i suoi studi al Royal Flemish Conservatoire di Antwerp con Jos van Immerseel e alla Hochschule für Musik di Monaco, con Hedwig Bilgram.

Spanyi ha vinto il primo premio alle competizioni internazionali di clavicembalo a Nantes (1984) e a Parigi (1987). Ha tenuto concerti in molte nazioni d’europa come solita su cinque diversi strumenti a tastiera autentici (organo, clavicembalo, fortepiano, clavicordo e pianoforte a tangente), come pure suonando il continuo con vari gruppi da camera e orchestre barocche. È stato direttore artistico dell’orchestra barocca ungherese "Concerto Armonico", fondata nel 1983. Ha inciso un’ampia discografia con varie case discografiche sia come solista che con la sua orchestra.

Il lavoro di esecutore e ricercatore di Miklós Spányi si è concentrato per diversi anni su Carl Philipp Emanuel Bach. Oggi è uno dei più noti studiosi ed esecutori di C. P. E. Bach di tutto il mondo. Con la casa discografica svedese BIS ha inciso tutti i concerti per strumenti a tastiera di C. P. E. Bach come pure tutte le sue composizioni per strumento a tastiera solista; di entrambe le serie sono già usciti molti cd. La casa discografica Hungaroton Records ha lanciato la serie Tangent Piano Collection con Miklós Spányi, che riguarda principalmente musica da camera con il pianoforte a tangente. Per Könemann Music Budapest Miklós Spányi ha pubblicato alcuni volumi dell’opera di C. P. E Bach per strumento a tastiera solista. Miklós Spányi insegna tuttora al Oulu Conservatoire e alla Sibelius Academy in Finlandia e fa parte degli esperti di spicco di musica antica di tutta la Finlandia. Ha tenuto masterclass nei Paesi Bassi, in Belgio, Germania, Svizzera, Francia, Portogallo, Ungheria e Finlandia. Negli ultimi anni Miklós Spányi si è anche esibito come direttore e solista al pianoforte insieme con orchestre con strumenti moderni.

Foto Hans Fagius: http://www.kirkemusikkfestivalen.no/presse/slaka.jpg
Foto Miklós Spányi: http://www.regizenemuhely.hu/kepek/spanyi.jpg

Eroi

Iraq, 27/04/06: Tre carabinieri e un militare dell’esercito muoiono, in guerra, in seguito a un vile attentato. Eroi, giustamente.

Italia, 30/04/06: Un carabiniere muore, a Verona, investito da un pirata della strada ubriaco. Già non se ne sa più nulla.