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Celibidache dirige le sinfonie di Bruckner

14 novembre 2015 1 commento
Cofanetto

Sommario del cofanetto:

  • DVD 1: Sinfonia n. 6 in la maggiore – Monaco di Baviera, 1991 (68’22” – 4,41 GB)
  • DVD 2: Sinfonia n. 7 in mi maggiore – Tokyo, 1990 (82’00” – 5,28 GB)
  • DVD 3: Sinfonia n. 8 in do minore – Tokyo, 1990 (102’13” – 6,58 GB)
  • CD 1 & 2: Sinfonia n. 4 in mi bem. maggiore “Romantica” – Vienna, 1989 (84’03”)

Münchner Philharmoniker – Sony Classical – EAN-13: 0886919527094.

Il Bruckner di Celibidache è unico. Solo ascoltando (e in questo caso anche osservando) queste magnifiche letture si può comprendere quanto profonda sia l’interpretazione del direttore rumeno. In queste registrazioni degli anni novanta, che sono tra le sue ultime, i tempi si dilatano nettamente, l’ottava arriva a durare un’ora e tre quarti, ma la maestria e il trasporto sono tali per cui ci si ritrova al finale domandandocisi: “Ma è già finita?”. Il livello di coinvolgimento viene testimoniato anche dai lunghi secondi di silenzio che separano l’ultima nota dallo scrosciante applauso finale, caratteristica di tutte le presenti registrazioni, rigorosamente dal vivo. Serve un certo tempo per uscire dalla dimensione di questo Bruckner e tornare nel mondo normale, quel tempo che impiega il suono stesso ad esaurirsi tra le pareti della sala e i corpi dei presenti: gli orchestrali provati ma certo soddisfatti, e gli ascoltatori, non solo quelli di allora, ma anche noi che ancora oggi possiamo giovare di questo lascito d’arte musicale.

Peccato che la qualità video non superi la mediocrità, non si capisce se a causa di un pessimo trasferimento in formato DVD oppure per un vizio della registrazione originale; sembra più probabile la prima ipotesi in quanto diversi appassionati testimoniano (cfr. recensioni su Amazon.com) che la precedente edizione in formato Laserdisc era di ottima qualità. Sta di fatto che la risoluzione, soprattutto quella verticale, è scarsa (e non è un problema di interlacciamento o deinterlacciamento lato utente). Il sonoro risulta invece molto buono: niente surround, ma un onesto stereo 48 kHz/16 bit LPCM (nessuna compressione), vale a dire leggermente meglio di un CD.

Adesivo presente sul cofanetto

Validissima è inoltre la quarta sinfonia registrata a Vienna nel 1989 e inserita come bonus in formato CD audio. Le sinfonie incluse in questo cofanetto anticipano di qualche anno le ultimissime registrazioni pubblicate da EMI/Warner, con le quali condividono lo stile interpretativo; va comunque sottolineato che ogni evento sonoro di Celibidache ha una propria individualità, un filo conduttore che lo tiene insieme dall’inizio alla fine.

Volendo concludere con una citazione dello stesso Celibidache: “Bruckner è un pensatore logico e perspicace. Non solo sa come iniziare un brano, ma sa anche come concluderlo. E Bruckner può trasportarci in mondi preclusi ad ogni altro. È il più grande compositore sinfonico di tutti i tempi.”

Richard Strauss: Eine Alpensinfonie

26 febbraio 2007 4 commenti
Copertina del CD "Strauss: Eine Alpensinfonie" diretta da Herbert von Karajan

Nonostante la Sinfonia delle Alpi sia una delle più belle composizioni musicali in generale e di Richard Strauss in particolare, risulta in realtà poco conosciuta. È vero, Strauss non sarà stato un grande innovatore nella scrittura musicale, anche se in realtà quest’affermazione non gli rende per niente giustizia; rimase sempre legato all’armonia, ma oserei dire che è stata una fortuna visto che ci saremmo potuti scordare lavori come quello qui trattato. Inizialmente il suo stile era molto vicino a quello romantico di Brahms e Schumann, ma in seguito Strauss sviluppò il suo inconfondibile linguaggio e questa sinfonia, completata nel 1915, è rappresentativa di quest’ultimo periodo.
L’opera, definita poema sinfonico piuttosto che sinfonia, è molto descrittiva; racconta un’intera escursione in montagna dall’alba al tramonto, soffermandosi su tutti i momenti più importanti. L’amore per la montagna è un tratto distintivo di tutta l’esistenza di Strauss, il quale, vale la pena di ricordarlo, trascorse i suoi ultimi anni di vita proprio sulle Alpi, a Garmisch-Partenkirchen.
Si tratta di circa 50 minuti di musica senza sosta; è come se fosse un unico grande movimento, ma l’autore ha indicato i vari momenti (senza numerarli) come segue:

  1. Nacht (Notte)
  2. Sonnenaufgang (Il sorger del sole)
  3. Der Aufstieg (Ascensione in montagna)
  4. Eintritt in den Wald (Si entra nei boschi)
  5. Wanderung neben dem Bache (Vagando lungo il ruscello)
  6. Am Wasserfall (Le cascate)
  7. Erscheinung (Apparizione)
  8. Auf blumigen Wiesen (Prati fioriti)
  9. Auf der Alm (Sui pascoli)
  10. Durch Dickicht und Gestrüpp auf Irrwegen (Perduto nel folto)
  11. Auf dem Gletscher (Sul ghiacciaio)
  12. Gefahrvolle Augenblicke (Momenti pericolosi)
  13. Auf dem Gipfel (In vetta)
  14. Vision (La visione)
  15. Nebel steigen auf (Sale la nebbia)
  16. Die Sonne verdüstert sich allmählich (Il sole fra le nubi)
  17. Elegie (Elegia)
  18. Stille vor dem Sturm (Calma prima del temporale)
  19. Gewitter und Sturm, Abstieg (Temporale e discesa)
  20. Sonnenuntergang (Tramonto)
  21. Ausklang (Epilogo)
  22. Nacht (Notte)

Questa indicazione è soprendentemente superflua: la capacità descrittiva della sinfonia è tale che ci si accorge facilmente di “dove si sta passando”. Proporre una sorta di paragone con la sinfonia “Pastorale” di Beethoven non sarebbe fuori luogo, anche se la distanza di tempo tra le due composizioni è di circa un secolo. Se già Beethoven era descrittivo, qui siamo all’apice. Per raggiungere questo risultato Strauss è ricorso a un organico ampio, introducendo pure strumenti come la macchina del vento (detta anche eolifono) e la macchina del tuono, laddove Beethoven si arrangiava già bene con l’orchestra classica. L’organo riveste spesso un ruolo di sostegno, ma in alcuni casi come ad esempio il temporale (19), emerge nettamente ed è forse l’unico strumento in grado rappresentare le dimensioni in gioco, che sono quelle proprie della natura; in un’escursione di questo tipo, tutto è più grande dell’uomo, dalle stesse Alpi, immense, fino, addentrandosi, all’oscurità dei boschi o al sole che più avanti accompagna la salita.

Le Alpi in inverno viste da Garmisch-Partenkirchen. Foto: © Markt Garmisch-Partenkirchen Le Alpi in estate viste da Garmisch-Partenkirchen. Foto: © Markt Garmisch-Partenkirchen
Le Alpi viste da Garmisch-Partenkirchen. Foto: © Markt Garmisch-Partenkirchen.

La citata descrittività non è limitata a ciò che si vede o che comunque si percepisce coi sensi, ma riguarda anche le sensazioni; quando, ad esempio, si entra nei boschi (4) non ci sono dubbi: mentre prima si procedeva sotto il sole, adesso è tutto più freddo e oscuro e i timpani seguiti dagli ottoni rappresentano anche lo smarrimento interiore. Anche la meditativa elegia (17) è del tutto scorrelata dai cinque sensi e rappresenta quella sensazione che si prova quando, dopo aver raggiunto l’ambito obiettivo, si percepisce che l’esperienza volge inevitabilmente al termine; la soddisfazione della vetta (13) inizia a cedere il posto alla malinconia di dover dare l’ultimo sguardo al panorama, di dover prendere gli ultimi freschi respiri prima di iniziare la discesa (19). Ma il momento più alto della Sinfonia è a mio avviso l’epilogo (21). Qui la descrizione è totalmente interiore. Dopo il tramonto non c’è più nulla da vedere, non c’è più nulla di materiale; è il crepuscolo, l’escursione è finita. Di essa rimane il ricordo: l’epilogo è una meditazione, l’espressione della soddisfazione che imprese di questo tipo regalano, come accade dopo un lungo giro in bicicletta o una corsa tra le campagne. Se dovessi abbinare delle immagini a questa sinfonia, esse terminerebbero esattamente all’inizio dell’epilogo; c’è allora anche una componente malinconica: è tutto finito troppo presto, si vorrebbe continuare, nonostante Strauss cerchi di condurre per gradi alla conclusione. Tale elemento nostalgico è messo in evidenza dal breve assolo di organo all’inizio dell’epilogo (senza ripieno, solo fondi e niente ance) organo che, dopo, continua ad accompagnare i fiati, in particolare col pedale, fino a quando non attaccheranno gli archi. È in questa conclusione, dunque, che emerge la genialità di Strauss.

E dunque, dopo questa breve e frammentaria descrizione, non posso che consigliarne l’ascolto. L’esecuzione su cui mi sono basato è della Berliner Philharmoniker, diretta da Herbert von Karajan nel 1981 e incisa in digitale dalla Deutsche Grammophon, serie Karajan Gold (439 017-2). All’organo: David Bell. Dell’organo non si sa praticamente nulla; è quello della Berlin Philharmonie ma non si trovano informazioni in rete. Quello che è certo è che il pedale dispone di almeno un registro di 32′ (reale, non acustico) ad anima, che viene spesso utilizzato proprio in questa incisione, in particolare in temporale, epilogo e notte (quella conclusiva). Se avrò altre informazioni, sarò lieto di pubblicarle (aggiornamento del 12/09/2008: è disponibile la disposizione fonica dell’organo).

La qualità tecnica dell’incisione è molto buona, a parte il solito disturbo, debole ma permanente, a 15 kHz, tipico di molte registrazioni digitali. Risulta comunque più che tollerabile, sempre che lo si riesca a sentire, ed è dovuto probabilmente all’uso di schermi analogici in sede di registrazione.

Ringrazio ancora una volta Giada che, con la sua competenza, ha contribuito all’analisi dell’opera.

Un’ultima nota su Richard Strauss per fugare eventuali dubbi: egli non ha nessun legame di parentela con i due Johann Strauss, compositori di valzer viennesi.


Movimenti della sinfonia

organ orgel orgue varhany